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Difendere i lavoratori dal mobbing. La Cisl siciliana contro la crescita del fenomeno

Quando ci si ammala perché ci impediscono di fare il nostro lavoro

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Marco è un medico quarantenne. Di colpo, e "senza motivazione esplicita" dei vertici dell’ospedale di Palermo in cui lavora, è privato della responsabilità del servizio, che conduce da anni. Marco, il nome è di fantasia a garanzia della privacy, finisce in analisi: ansia, depressione, calo della motivazione e della produttività.
La sua vicenda, secondo la Cisl che ha organizzato la scorsa settimana a Palermo un convegno sul mobbing con la presenza di esponenti sindacali nazionali e regionali ("Il mobbing nel pubblico impiego"), è solo la punta di un iceberg. "Almeno il 50% dei casi accertati di mobbing – fa sapere il sindacato - riguarda dipendenti pubblici". Ecco perchè la Cisl siciliana "mette in mora gli enti pubblici", chiedendo inoltre a tutte le pubbliche amministrazioni di costituire entro giugno i comitati paritetici sul mobbing previsti dai contratti di lavoro dell’ultima tornata.

Il fenomeno del mobbing (dall’inglese to mob, assalire, accerchiare, malmenare) investe di solito, denuncia la Cisl, lavoratori d’età compresa tra i 35 e i 45-50 anni. Come nel caso, evidenzia Enrico Traina, legale dello sportello antimobbing della Cisl di Palermo, della trentacinquenne Silvia, maestra elementare in una scuola del capoluogo siciliano. Silvia (anche questo è un nome di comodo), è vittima d’un immotivato mutamento di mansione: privata dell’attività didattica è relegata in un camerino e impegnata a incollare carte geografiche.
Per fronteggiare "quella che spesso cova sotto la cenere e che rischia di diventare una vera emergenza", la Cisl propone d’inserire nella legge sul fenomeno (ancora non varata dall’Ars), la figura del "mediatore antimobbing". Un tecnico, "ad esempio uno psicologo", col compito di "ritessere le fila della relazione tra vessante e vessato".

Del mobbing "ne sono vittime più spesso i quadri", sottolinea Roberto De Santis, segretario nazionale dell’Apq Cisl, il sindacato cislino per le Alte professionalità. "Su 100 casi denunciati ben il 64% riguarda quadri", afferma: dall’ingegnere del comune al funzionario al preside. Persone di professionalità medio-alta. Inoltre, una buona metà dei mobbizzati sono donne, che, secondo Anna Maria Parente, coordinatrice nazionale delle donne Cisl, sono "le più esposte".

Contro il mobbing gli onorevoli Oddo e Villari (entrambi Ds) hanno presentato il disegno di legge n° 717 che è stato discusso dalla V Commissione permanente (Formazione-Cultura-Lavoro) di cui Villari è vicepresidente.
"La realtà quotiana – spiega Villari – per chi è vittima del mobbing può diventare un incubo. Emarginazione attraverso incarichi impropri, isolamento dai colleghi, una scrivania vuota dove si può leggere il giornale tutto il giorno, vessazioni e intimidazioni nei confronti di chi si vuole allontanare, verso chi è ritenuto ormai inutile dall’azienda". "Il mobbing – conclude Villari – può colpire qualunque lavoratore. Vi è, però, una maggiore prevalenza femminile tra le vittime, probabilmente perché i maschi sembrano avere più pudore nel denunciare i casi di mobbing in cui sono coinvolti".
Il ddl prevede l’istituzione di sportelli anti-mobbing (art. 4) presso le aziende sanitarie locali e istituendo appositi numeri verdi. Presso l’assessorato regionale al Lavoro, inoltre, sarà istituito l’Osservatorio regionale sul mobbing.

20 aprile 2004
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