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Dire NO agli Ogm

Gli Stati dell'Ue potranno vietare sul proprio territorio la coltivazione di organismi geneticamente modificati

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I rappresentanti permanenti dei governi nazionali dell'Ue hanno approvato, senza voti contrari, l'intesa che era stata raggiunta il 4 dicembre scorso fra le istituzioni europee sulla direttiva che permetterà agli stati membri di vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm), autorizzati a livello comunitario.
L'intesa, conseguita durante il negoziato informale del cosiddetto "trilogo" (il "dialogo a tre" fra presidenza di turno italiana del Consiglio Ue e i rappresentanti dell'europarlamento e della Commissione europea), sarà ora sottoposta alla plenaria del parlamento europeo in seconda lettura, a gennaio. La sua approvazione senza ulteriori modifiche è pressocché certa, e l'entrata in vigore è prevista per la primavera 2015.
"Il via libera alla direttiva è un passo molto significativo per un obiettivo atteso da lungo tempo: la piena sovranità degli stati membri nella decisione se consentire o no la coltivazione di Ogm sul loro territorio", ha commentato il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, attualmente a Lima per la conferenza Onu sul clima, ma che aveva partecipato ai negoziati del "trilogo" il 4 dicembre scorso. E ha aggiunto: "E' una vittoria del buon senso e delle specificità ambientali e, soprattutto, culturali dei singoli paesi".

IL 'SI' DELLA GERMANIA - Si tratta di uno dei più importanti successi della presidenza di turno italiana del consiglio Ue, che ha "pilotato" i negoziati, ottenendo anche il voto favorevole della Germania. Finora Berlino si era sempre astenuta. Portogallo, Belgio e Regno Unito si sono astenuti, l'Olanda, in principio favorevole, ha una riserva di esame del proprio parlamento. Nel compromesso approvato dal Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) sono state accolte molte delle richieste che lo stesso Europarlamento aveva approvato nella sua prima lettura, e che hanno rafforzato le posizioni dei paesi tradizionalmente contrari agli Ogm.

COSA DEVONO FARE GLI STATI CONTRARI - Il nuovo testo, una modifica proposta dalla commissione europea nel 2010 a una direttiva del 2001 (2001/18 Ce), prevede che gli Stati membri contrari alla coltivazione di un nuovo Ogm sul loro territorio possano segnalare la propria opposizione già durante la fase di autorizzazione comunitaria, chiedendo di modificarne il campo di applicazione geografico. Gli stati membri potranno anche decretare un divieto nazionale di coltivazione dopo che l'autorizzazione comunitaria è stata approvata, senza limiti di tempo. Nella proposta originaria della commissione, il primo passaggio era una condizione necessaria per il secondo, e gli stati avevano solo due anni per vietare le coltivazioni.

UN SINGOLO OGM O GRUPPI - Un'altra novità introdotta dall'Europarlamento è che gli stati potranno proibire la coltivazione non solo di un singolo Ogm, ma anche di un gruppo di Ogm con caratteristiche comuni. Cade anche l'obbligo per i paesi membri di negoziare direttamente con le società biotech, informandole della loro eventuale intenzione di vietare gli Ogm da loro prodotti. Su questo punto, continuerà a essere la Commissione europea a fare da tramite. E comunque se un paese Ue vorrà vietare una coltivazione transgenica, potrà farlo in ogni caso, anche se la società produttrice degli Ogm si oppone.
I divieti nazionali potranno essere motivati con ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale, per evitare la contaminazione di altri prodotti, o anche per ragioni di politica ambientale. Questo però a condizione, in quest'ultimo caso, che le valutazioni non si oppongano, ma siano "distinte e complementari", rispetto a quella di rischio ambientale, che compete alla sola all'Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa).

LE ZONE TRANSFRONTALIERE - Nelle zone transfrontaliere, i paesi che coltivano Ogm dovranno adottare misure obbligatorie di "coesistenza", con limiti di vario tipo, barriere fisiche e altri accorgimenti per impedire la contaminazione transgenica delle colture tradizionali o biologiche oltre confine, a meno che non vi siano barriere naturali come tratti di mare o montagne. Le misure saranno concordate fra i due paesi interessati. Su questo punto, il Parlamento aveva chiesto che l'obbligo fosse generalizzato, e non solo limitato alle aree transfrontaliere, ma il compromesso è stato necessario per ottenere l'approvazione soprattutto della Spagna, unico paese dell'Ue che coltiva un Ogm (il mais Monsanto 810) su un'estensione significativa (116.000 ettari). Altri paesi con coltivazioni dello stesso Ogm sono il Portogallo (9.000 ettari), la Romania (217 ettari) e la Sloavacchia (189 ettari). Sono previste, infine, delle clausole, per quanto riguarda gli eventuali casi di contaminazione transgenica (la commissione dovrà fare un rapporto di monitoraggio ogni quattro anni) e per le linee guida sulla valutazione di rischio ambientale (revisione entro due anni). [Fonte: Repubblica.it]

11 dicembre 2014
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