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Diritto di asilo e persone omosessuali, transessuali e intersessuali

A Palermo il IV convegno annuale dell'Associazione Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford

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Inizia oggi a Palermo, presso Villa Zito, sede della Fondazione Banco di Sicilia, il quarto convegno annuale dell'Associazione Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford. Tema del convegno, che si terrà oggi e domani, sarà la protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria) per le persone omosessuali, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI) in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere.
"Sono particolarmente soddisfatto dell’accoglienza che la notizia del convegno annuale dell’Associazione ha ricevuto - ha dichiarato l’Avv. Antonio Rotelli, presidente dell’Associazione - non solo per il patrocinio ricevuto dai vertici dell’Avvocatura italiana, tra cui il Consiglio nazionale forense e la Scuola superiore dell’Avvocatura, ma cosa che ci onora particolarmente, per il conferimento di una targa di rappresentanza del Presidente della Repubblica". Il convegno ha ricevuto inoltre i patrocini della Camera dei Deputati, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati; della Regione Sicilia; dell’Università degli studi di Palermo; dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) presso il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio; dell’Osservatorio della Polizia di Stato per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD); della Fondazione Banco di Sicilia; dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI); del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR); dell’European Network against racism (ENAR); nonché con la partecipazione del Servizio centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).
"Il convegno che vedrà la partecipazione dei maggiori esperti italiani ed europei sul tema della protezione internazionale - aggiunge Antonio Rotelli -. Interverranno anche i rappresentati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), delle Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e dell’Osservatorio della Polizia di Stato per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD). È un modo di fare Rete e di sensibilizzare chi quotidianamente affronta situazioni comunque delicate verso la specificità della condizione delle persone LGBTI migranti".

Questo quarto appuntamento che come sempre vedrà avvocate e avvocati e operatori del diritto confrontarsi su temi di stretta attualità per le persone LGBTI, assumerà un profilo internazionale. Infatti, durante il convegno saranno illustrati i risultati della ricerca nell’ambito del Progetto Fleeing Homophobia cofinanziato dalla Commissione europea, di cui Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford è stata partner. "La ricerca europea - dichiara l’Avv. Simone Rossi, socio di Avvocatura e responsabili per l’Italia della ricerca – 'In fuga dall’omofobia' ha studiato per la prima volta tutte le legislazioni e le prassi dei 27 paesi dell’Unione in materia di protezione internazionale. Ogni anno, in Europa, sono migliaia le domande di asilo presentante da persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI) in fuga da paesi nei quali l’orientamento sessuale o l’identità di genere sono criminalizzate fino alla condanna alla pena di morte. L’Unione europea e gli stati europei hanno già compiuto alcuni passi concreti e positivi, come il riconoscimento dell’orientamento sessuale quale motivo di persecuzione, ma si può fare ancora meglio".
L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) ha riconosciuto l'iniziativa come di rilievo nell'ambito delle attività di prevenzione e contrasto delle discriminazioni.

Nell'Ue ogni anno arrivano 10 mila richiesta d’asilo da parte di persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali - "E’ possibile stimare che nell’Unione Europea arrivino ogni anno 10.000 richieste di asilo da parte di persone LGBTI. Il dato si può stimare basandosi sui dati provenienti da Belgio, Norvegia, Olanda e Svezia - gli unici a disporre di statistiche sulle richieste di asilo, mentre gli parte Paesi dell’Unione non raccolgono questi dati" è quanto dichiara l’Avv. Simone Rossi di Avvocatura per i Diritti LGBT - Rete Lenford, citando i risultati della ricerca europea Fleeing Homophobia, appena conclusa.
La ricerca Fleeing Homophobia, cofinanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati e realizzata dall’Università di Amsterdam, COC Paesi Bassi, Hungarian Helsinki Committee, Avvocatura per i Diritti LGBT-Rete Lenford ed European Counil on Refugees and Exiles, per la prima volta ha condotto uno studio su legislazioni e prassi dei 27 Paesi dell’Unione. Dallo studio emerge che esistono considerevoli differenze nel modo in cui gli stati europei esaminano le domande di asilo di persone LGBTI. Si tratta di un aspetto alquanto problematico, dal momento che l’Europa mira a creare un Sistema Comune di Protezione Europea con uno status omogeneo. Il sistema di Dublino, in base al quale un solo stato membro dell’UE prende in esame la domanda di asilo, teoricamente implica uno standard comune nell’applicazione della legge sulle/sui rifugiate/i, standard che però purtroppo non esiste. Lo studio comparativo ha evidenziato che in parecchi punti le prassi statali europee nell’esame delle richieste di asilo di persone LGBTI sono al di sotto degli standard richiesti dalla normativa internazionale ed europea sui diritti umani e sulle/sui rifugiate/i, basandosi in molti casi su stereotipi che portano a respingere, ad esempio, le lesbiche che non hanno atteggiamenti maschili, i gay non effeminati e le/i richiedenti LGBTI che sono state/i sposate/i o che hanno figli. Inoltre, nelle prassi degli stati spesso negata la natura fondamentale dei diritti umani delle persone LGBTI. Le/i richiedenti asilo LGBTI sono frequentemente rispedite/i nei loro paesi d’origine per la ragione che potrebbero evitare di essere perseguitate/i se nascondessero il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Pretendere che per ricevere "protezione" queste persone rinuncino ai propri diritti umani, nega la funzione di questi diritti. Allo stesso modo, le/i richiedenti LGB sono regolarmente rispedite/i in paesi in cui hanno un fondato timore di essere incarcerate/i o condannate/i a morte per avere svolto attività sessuali con persone dello stesso sesso. Un altro esempio è che spesso le pesanti violazioni dei diritti umani nei confronti di persone transessuali, che si verificano su ampia scala in parecchi paesi del mondo, non sono sufficienti a garantire l’asilo. Visto che le statistiche sono inaffidabili, è impossibile dire quante/i richiedenti LGBTI provengano da quali paesi.

Tuttavia, sulla base degli esempi citati dagli esperti nazionali interpellati per la ricerca Fleeing Homophobia, risulta che le/i richiedenti LGBTI provengono da almeno 104 paesi diversi. I problemi riguardanti le richieste di asilo di persone LGBTI stanno ricevendo una certa attenzione solo da poco tempo a questa parte. Nel 2008 sono state pubblicate le Linee guida dell’UNHCR sulle domande di status di rifugiato legate a orientamento sessuale e identità di genere. Nel giugno del 2011 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto sulle discriminazioni subite da persone LGBTI. Al centro del diritto d’asilo c’è il concetto di rifugiata/o. Nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 si definisce rifugiata/o una persona che si trova al di fuori del paese di cui detiene la nazionalità o in cui risiede abitualmente, e che teme di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica. L’applicazione di questa definizione negli stati membri dell’UE è stata armonizzata a livello minimo dalla Direttiva Qualifiche. "La ricerca Fleeing Homophobia ha fatto emergere che le poche pubblicazioni sulle tematiche della protezione internazionale delle persone LGBTI condotte fino ad oggi hanno riguardato prevalentemente i casi di uomini gay - aggiunge l’Avv. Rossi - Ciò si può spiegare con la scarsità di dati riguardanti le/i richiedenti lesbiche, transessuali e intersessuali. Ciò si potrebbe spiegare con la minore evidenza che hanno le persecuzioni di persone lesbiche, transessuali e intersessuali rispetto a quelle a cui sono sottoposti i gay. Quando l’attivista ugandese gay David Kato è stato ucciso il 26 gennaio 2011, i media, le organizzazioni e le/i funzionarie/i appartenenti alla società civile sono venuti immediatamente a sapere dell’omicidio, e l’hanno condannato. Tuttavia, non molti sanno quante/i transessuali vengono assassinate/i nel mondo: da gennaio 2008 a dicembre 2010 sono stati denunciati 539 omicidi di persone transessuali. Molti altri non sono stati neppure denunciati".
I risultati della ricerca Fleeing Homophobia saranno illustrati nel corso di un convegno che si terrà a Palermo oggi e domani a Villa Zito.

 

 

25 novembre 2011
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