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E il crack Parmalat fece la sua comparsa in Sicilia

I sotterfugi aziendali del Tanzi. Svelate intricate trame nella ''Sole Spa'' e nella ''Ciappazzi''

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Non era immaginabile (o forse si?) che una prestigiosa azienda come la Parmalat, sarebbe diventata il simbolo di un’ennesima vergogna tutta italiana. L’ombra cupa del crack Parmalat, estesa in più parti del globo terrestre, in casa propria ha gettatto nella tremenda preoccupazione investitori, lavoratori e intere aziende. Adesso i misfatti di casa Tanzi, rischiano di colpire anche i siciliani.

Viene così aperta un inchiesta anche a Catania, sull'acquisto della Latte Sole Spa.
La procura della Repubblica di Catania vuole infatti verificare il bilancio della società e, soprattutto, il reale valore nella vendita dell'intero pacchetto azionario da parte della Parmalat.
Il fascicolo, comunque, si sottolinea negli uffici della procura,  è stato aperto a titolo conoscitivo, nessuna ipotesi di reato contestato nè, allo stato attuale, indagati.
L' inchiesta, coordinata dal procuratore capo Mario Busacca e dal sostituto Antonino Fanara, punta inoltre ad accertare se ci sono state irregolarità da parte di sette istituti di credito che hanno chiuso i fidi bancari alla Latte Sole, senza alcun preavviso. Per quest' ultimo episodio la società siciliana ha presentato un ricorso urgente davanti alla quarta sezione civile del Tribunale di Catania.

La chiusura delle linee di credito da parte delle banche alla catanese Latte Sole Spa (uno dei principali acquirenti del latte di qualità prodotto in Sicilia e facente capo al gruppo di Parma), mette a rischio i pagamenti delle imprese che conferiscono il loro prodotto all'azienda catanese.
Dalla Cia, Coldiretti e Confagricoltura arriva pronta una  dichiarazione che manifesta "la preoccupazione per la sorte dei numerosi allevatori che riforniscono l'azienda".
La Latte Sole opera da circa cinquant'anni in Sicilia e Calabria, con 171 dipendenti diretti ed un indotto di oltre altre 900 persone. Lavora 86 milioni di litri di latte acquistato in gran parte da produttori siciliani. Nel primo semestre dello scorso anno ha avuto un utile netto di bilancio di 685 mila euro, e forte degli utili prodotti si presenta oggi dinanzi ai giudici etnei della Sezione fallimentare per sfidare le banche.
Margherita Grillo, direttore amministrativo della Sole, ricorda come il 2003 sia stato positivo: "Questa è un'azienda, che continua a lavorare tranquillamente e non ha problemi sia dal punto di vista finanziario, sia economico, se non quelli sollevati dalle revoche delle banche. Latte Sole è in attivo, non tanto per un incremento di vendite ma grazie a una sempre migliore gestione aziendale, sotto i profili commerciale e produttivo".

La "Sole", che da tre anni è una controllata Parmalat, ha alle spalle cinquant'anni di storia industriale nel settore lattiero-caseario, e nulla è cambiato dopo il crack Parmalat. Gli stabilimenti non si sono fermati un attimo. Margherita Grillo puntualizza: "L'indotto di Latte Sole è rappresentato sia da novecento produttori, che da tutti i nostri agenti di distribuzione. Una rete capillare, che impegna oltre centoquaranta tra mezzi e agenti".
Secondo la Coldiretti, però, la Sole ha debiti per circa 7 milioni di euro nei confronti degli allevatori del ragusano. Gli allevatori, infatti, si dicono preoccupati soprattutto per l'atteggiamento delle banche. 

Ma i "mala affaire" del sig. Calisto Tanzi, in Sicilia non riguardano soltanto il settore lattiero-caseario.
Nel maggio del 2002 il Tanzi attraverso la società "Cosal srl" (inattiva da tre anni!) rilevò la "Ciappazzi", azienda di Acque minerali messinese, del gruppo dell'imprenditore Giuseppe Ciarrapico.
Trattasi di altro buco "bianco" della galassia Parmalat, visto che la società siciliana di acque minerali (con 47 dipendenti) non ha mai ripreso la produzione.
Parte del tutto emerge da una relazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato alla quale l'11 gennaio 2002 la Cosal srl inviò l'incartamento per il via libera all'acquisto della società siciliana. Dal provvedimento d'esame n. 10399 dell'Autorithy (7 febbraio 2002) risulta che il capitale sociale della Cosal, con sede legale a Rende (Cosenza), era detenuto per lo 0,5 per cento dalla 'Gfa srl' e per il 99,5 per cento dalla 'Pescal srl', "facenti capo - si legge nel documento - alla famiglia Tanzi che, come è noto, controlla il gruppo Parmalat".
In sede di verifica della compravendita l'allora Garante, Marco D'Alberti, sottolineava che "la Cosal non ha svolto alcuna attività nell' ultimo triennio" e quindi "non ha realizzato alcun fatturato per l'anno 2000". "Tuttavia - aggiungeva - il fatturato consolidato realizzato nel 1999 dal gruppo Parmalat, è stato di circa 6,3 miliardi di euro, di cui circa 1,5 mld realizzati in Italia".

Di conseguenza l'acquisto della Ciappazzi da Ciarrapico a Tanzi, entra prepotentemente nelle cronache giudiziarie di questi giorni, e ci entra, innanzitutto, perché Tanzi ha raccontato ai giudici che l'acquisto dell'azienda siciliana gli sarebbe stato sollecitato dall'allora Banca di Roma, con la raccomandazione, anche, di acquistare ad un prezzo che sarebbe stato ben più alto di quello del reale valore. Tanzi cita, in particolare, l'attuale presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, che avrebbe avuto tutto l'interesse a rientrare dall'esposizione di Sergio Cragnotti.
Capitalia ha risposto tempestivamente che si tratta di "accuse pretestuose" e rileva, in un comunicato, che "non esistono valutazioni degli analisti, trattandosi di un'attività meno che marginale rispetto alle dimensioni del Gruppo Parmalat".
Intanto davanti alla sede della Ciappazzi, i lavoratori si guardano tra loro e non capiscono.
O capiscono, fin troppo bene?, visto che lavoratori e sindacati sapevano che dopo l'acquisto da Ciarrapico, la Cosal, azienda di proprietà diretta dei Tanzi, aveva pagato regolarmente gli stipendi, pur avendo operato l'azienda soltanto per alcuni mesi. Cioè fino a quando l'attività non era stata bloccata, perché, per una vecchia legge della Regione Siciliana, la vendita di un'azienda di acque minerali, non includeva la cessione della concessione della sorgente.

"I lavoratori avevano ricevuto - spiega il segretario provinciale messinese della Flai-Cgil, Enzo Cocivera - un acconto sullo stipendio di novembre. Da quando era esploso il caso Parmalat avevamo posto un'attenzione particolare su quel che poteva verificarsi qui. Purtroppo la situazione della Ciappazzi è diversa anche da quella di tutte le altre aziende. Perché la Cosal è un'azienda familiare dei Tanzi, perciò rischia di rientrare nel fallimento personale della famiglia, non facendo scattare un commissariamento governativo. Per questo nella riunione di oggi pomeriggio a Palermo con il presidente della Regione Cuffaro, gli assessori all'Industria e all'Agricoltura e con il presidente della Cosal, Paolo Compiani, chiederemo immediate garanzie per il mantenimento dell'occupazione e dell'attività della Ciappazzi".
La situazione è molto difficile e anche parecchio strana. Lo sottolinea, preoccupato, anche Salvatore Lo Balbo, della segreteria siciliana della Flai-Cgil. "E' strano che l'azienda abbia continuato a pagare il salario in assenza di produzione e che una sola persona amministri tre delle aziende di Parmalat in Sicilia".
E ora? E poi? Un mistero veramanete inquietante, infame e bislacco.

13 gennaio 2004
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