E' il 'nonnismo giudiziario' a far fallire le procure

Secondo il Guardasigilli Alfano ''il governo ha fatto la sua parte, adesso tocca ai magistrati''

La scorsa settimana le giunte siciliane dell'Associazione nazionale magistrati sono scese in campo  per dire no "all'abdicazione dello Stato". Venerdì pomeriggio si sono riunite al tribunale di Enna e incontrando i procuratori siciliani, i magistrati e i rappresentanti della classe forense hanno dibattuto del rischio paralisi che corrono gli uffici requirenti della Sicilia. "Il divieto di assegnare i magistrati di prima nomina alle funzioni di sostituto procuratore e il divieto al passaggio di funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente all'interno della stessa regione - hanno denunciato - stanno progressivamente svuotando gli organici degli uffici di procura rendendo estremamente difficile il mantenimento di adeguati standard di legalità e sicurezza per la collettività".

E il tribunale di Enna è stato scelto per l'incontro non a caso. Il procuratore capo della città, Calogero Ferrotti, ha infatti spiegato che, dopo vane richieste di potenziare l'organico della procura, ha deciso di lasciare la magistratura dal primo gennaio prossimo, perché solo nel capoluogo, in mancanza di assegnazione di magistrati inquirenti, con la norma sul processo breve finirebbero prescritti oltre l'80% dei procedimenti. Oggi i numeri spiegano in modo chiaro, del resto, secondo la sezione di Catania di Unità per la costituzione, "la drammatica realtà che si è tentato di non vedere dietro parole d'ordine che negano di fatto l'esigenza di tutela della legalità e di contrasto alla mafia": 197 i posti messi a concorso dal Csm per le procure italiane e 121 quelli rimasti senza aspiranti. Dei posti coperti solamente 6 lo sono stati grazie al passaggio di magistrati dalla giudicante alla requirente, sicché risulta chiaro che per coprire i residui posti si sono scoperti altrettanti vuoti presso altri uffici di Procura. Guardando alla Sicilia, Palermo non riesce a coprire nessuno dei 16 posti vacanti, stessa situazione a Messina (5 posti) e Catania (8 posti). "Chiuderanno" le procure di Enna, Mistretta e Sciacca, dove non resterà in servizio alcun sostituto, mentre sull'orlo del fallimento, con un solo sostituto in servizio, resteranno Gela, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti, Nicosia. Desertificate, con soli due sostituti, Termini Imerese, Ragusa, Caltagirone.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha replicato all'Anm rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un incontro su Leonardo Sciascia a Racalmuto (AG). "Le procure restano sguarnite perchè i magistrati non vogliono andare nelle sedi disagiate. Propongono il ritorno al 'nonnismo giudiziario' ma noi siamo contrari [...] I magistrati propongono, visto che quelli più anziani non ci vogliono andare, che i neo vincitori di concorso vadano a riempire i posti rimasti sguarniti nelle procure", ha detto il Guardasigilli. "Speriamo che l'Associazione nazionale magistrati, per altro guidata da quarantenni - ha proseguito Alfano - sia essa stessa a fare ciò che finora non ha fatto: lanciare dall'interno della magistratura un grande richiamo allo spirito etico di questa professione di magistrato, che è di servizio nei confronti dello Stato".
Il ministro della giustizia ha poi auspicato che l'Anm "si dia da fare per trovare i magistrati che possono davvero riempire i vuoti in procura" sottolineando come lo Stato "ha già fatto molto. Come governo - ha osservato Alfano - abbiamo stanziato cinque milioni di euro per il 2010 per dare incentivi ai magistrati che volessero andare nelle procure. Per circa la metà dei 100 posti che abbiamo messo a bando abbiamo avuto successo senza essere stati aiutati dal tam tam favorevole dell'Anm". "Abbiamo speso milioni di euro - ha proseguito il ministro - per riuscire ad assicurare un servizio efficiente nelle Procure e nelle sedi giudiziarie sgradite. Una parte, nonostante avessimo dato incentivi di carriera e più denaro, è rimasta scoperta perché i magistrati non hanno presentato domanda neanche ricevendo più soldi. Noi pensiamo che sia necessario - ha concluso Alfano - che ciascuno faccia la sua parte. Noi abbiamo fatto la nostra con gli incentivi. A questo punto occorre che anche i magistrati facciano la loro".

[Informazioni tratte da ANSA, AGI, La Siciliaweb.it]

30 novembre 2009
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