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E tutti ancora parlano su ciò che è giusto per Eluana

Tra terminologie discordanti, affermazioni apodittiche e morale politco-clericale

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Su quanto avvenuto alla famiglia Englaro purtroppo, e ripetiamo purtroppo, la polemica continuerà ad essere alta per chissà quanto tempo ancora.
Ieri il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, ha ribadito come "non esiste un obbligo per le strutture del Servizio sanitario nazionale di dare esecuzione alla sentenza della Corte di Cassazione", che tradotto vorrebbe dire che qualsiasi hospice appartenente all'Ssn (ossia quelle strutture facenti parte della rete di assistenza ai malati terminali) potrà rifiutarsi di portare a termine quanto i giudici hanno deciso sia giusto per Eluana Englaro, ossia che le venga sospesa l'alimentazione forzata.
Dunque, Eluana, potrebbe essere aiutata a compiere l'ultimo passo, tra le mura di casa propria. Un ipotesi estrema che "verrà presa in considerazione dal padre della ragazza solo nel caso in cui non dovessimo riuscire a trovare una struttura ad hoc dove interrompere l'alimentazione e l'idratazione che la tengono in vita". Così Carlo Alberto Defanti, il medico personale della ragazza da quasi 17 anni in stato vegetativo persistente, ha in un certo senso risposto alle parole del sottosegretario Roccella.

Roccella ha continuato però a rivolgere pressanti appelli affinché la famiglia Englatro possa ripensarci, e lo ha fatto in occasione della presentazione ieri a Roma del 'Glossario' messo a punto dal Gruppo di lavoro del Ministero sullo stato vegetativo e stato di minima coscienza (Leggi "I termini per indicare la fine della vita" di Margherita De Bac). Il sottosegretario ha ribadito che "oggi, secondo gli specialisti del settore, il concetto di irreversibilità è da considerarsi superato. E' assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità". "Non si tratta - ha proseguito Roccella - di malati terminali di cui si possa prevedere il decorso. Ma di persone gravemente disabili per le quali servono più cure, attenzione e delicatezza". Quindi ha sottolineato come la soluzione di un hospice sia impraticabile. "Si tratta di strutture nate per accogliere malati in stato terminale, ed Eluana non è affatto in stato terminale. E' una persona viva a cui bisogna togliere alimentazione e idratazione". Tuttavia, anche se "in astratto 'luogo confacente', potrebbe anche essere la casa di Eluana, non voglio certo invitare Beppino Englaro a portare sua figlia a casa. Piuttosto - precisa il sottosegretario - lo invito a ripensarci".

Anche la Chiesa si è ancora una volta espressa. L'arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori ha indetto una preghiera collettiva giovedì 21 "per invocare dal Signore protezione per la giovane che viene condotta alla morte"; il teologo Luigi Lorenzetti avverte su 'Famiglia Cristiana' che con la sentenza "resta aperto il problema di una cultura che esalta la vita, ma subito l'abbassa quando si presenta precaria fisicamente o psicologicamente".
Secondo il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Angelo Bagnasco, "sospendere idratazione e nutrizione significa sospendere le funzioni vitali di una persona, al di là della sua situazione fisica e di salute. Quindi queste funzioni non possono essere assolutamente considerate delle terapie, dei farmaci invasivi o straordinari". Per Bagnasco è necessaria "assoluta cautela" sul tema dell'irreversibilità dello stato vegetativo, "non solo per il valore intrinseco della vita, anche quando è ferita e quindi richiede maggiore attenzione da parte della società, ma in qualunque altra situazione, che, soprattuto in questo momento, deve suscitare una riflessione molto più attenta".

Eluana Englaro si trova "in una condizione simile a quella di una persona in anestesia totale, per cui non soffrirà", e in ogni caso per scongiurare anche la più remota ipotesi di questo tipo sarà possibile utilizzare "una piccola dose di sedativi". Questa la spiegazione del professor Carlo Alberto Defanti che ha parlato con l'Adnkronos. La questione della sofferenza è complicata, ha detto ancora  il neurologo, ex primario del Niguarda di Milano e studioso di problemi bioetici: "Da un punto di vista teorico non è possibile dire se nonostante i danni devastanti al cervello possa avere qualche forma di sensazione, questo in linea assoluta non si può escluderlo: i filosofi hanno argomentato parecchio su queste cose". Tuttavia, per Eluana, "probabilmente c'è una disconnessione fra la corteccia cerebrale e gli stimoli che arrivano dal mondo esterno e dal mondo interno", ebbene "in questi casi noi abbiamo tutte le ragioni di ritenere che Eluana si trovi in uno stato paragonabile a quello in cui si trova una persona in anestesia generale e quindi non soffrirà". "Io non posso fare un'affermazione apodittica, mi muovo su un terreno empirico di scienza naturale. Chi fa affermazioni assolute può dire anche il contrario e smentire quanto io sto spiegando", ha aggiunto Defanti che ha spiegato anche come in casi come questi ci sia una controversia in ambito internazionale sull'opportunità "di somministrare piccole dose di analgesici sedativi in modo da eliminare un'ipotetica sofferenza. Ecco - sostiene il professore - io nel dubbio sono a favore di questa seconda opzione e se si riuscirà a fare quello che la Corte d'appello di Milano e la Cassazione hanno autorizzato consiglierò questo approccio a chi dovrà intervenire'' (il professor Defanti oggi in pensione, non potrà effettuare direttamente l'intervento, ndr).

"La retorica molto forte" usata da chi si oppone a lasciare andare Eluana, ha detto ancora il professore Defanti, "è che Eluana morirà di fame e di sete. Ma si tratta di sensazioni soggettive della persona e noi pensiamo che queste non ci siano, e - ha ribadito all'Adnkronos - nel dubbio remoto provvederemo con i sedativi. Non ci sarà quindi fame e sete, ci sarà invece disidratazione, perché questo è il meccanismo attraverso il quale la sospensione dell'alimentazione artificiale porterà Eluana alla conclusione della sua vita".
In merito all'ipotesi di un ipotetico 'risveglio' di Eluana, Defanti ha spiega ancora: "Se si vuole una risposta apodittica del tipo 'non c'è alcuna possibilità in assoluto' non posso darla. D'altronde in medicina sfido a trovare una singola affermazione che corrisponda a un criterio assoluto di questo tipo. Noi sappiamo in base a un'osservazione che ormai sta avvicinandosi ai 17 anni, che su base probabilistica Eluana abbia una possibilità di ripresa minima di coscienza che si avvicina a zero".

L'altrio ieri cardinale Camillo Ruini ha paragonato il caso di Eluana Englaro a quello di Terri Schiavo avvenuto in America. Equiparazione che non è piaciuta assolutamente al professor Defanti, che ha definito Ruini evidentemente "poco informato". Il problema, nel caso statunitense, era relativo al conflitto fra l'ex marito di Terri Schiavo, favorevole all'interruzione dell'alimentazione artificiale, e i genitori, che invece erano contrari. Ma una sentenza della Corte Suprema in America autorizzava già dal 1990 l'interruzione dell'alimentazione artificiale. "In Italia siamo molto indietro su questi argomenti - ha affermato il professore -. Tali questioni sono state affrontate già da molti anni in altri Paesi, e in America ha fatto testo una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti nel 1990 a proposito della signorina Nancy Cruzan; si tratta di una sentenza storica nella quale vengono autorizzati i genitori e i medici a sospendere idratazione e alimentazione artificiale. Dunque - ha aggiunto Defanti - negli Stati Uniti questa cosa si fa già dal 1990. Un pochino di umiltà non guasterebbe neanche negli alti prelati di Chiesa e anche per il cardinale Ruini che avrebbe dovuto documentarsi. Il caso di Terri Schiavo negli Stati Uniti non fece scalpore per la sospensione dell'alimentazione artificiale, ma per un altro motivo e cioè in merito a chi spettava l'ultima parola perché c'era un conflitto fra i due possibili 'decisori': uno era il marito, che per altro da tempo si era anche risposato e che per la legge rimaneva il 'decision maker', l'altro erano i genitori di lei che al contrario sostenevano che era viva, che capiva. Quindi lì il grosso conflitto non è legato alla sospensione di per sé dell'alimentazione artificiale, ciò che negli Stati Uniti avviene dal 1990, ma al fatto che ci fosse conflitto fra marito e genitori".
"Questa situazione nel caso di Eluana - ha spiegato infine Defanti - assolutamente non c'è; i genitori sono stati sempre in assoluto accordo, la moglie di Beppino non è mai apparsa oltretutto è molto malata, ma posso assicurarle che è in pieno accordo con il marito".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Adnkronos Salute, Corriere.it, Repubblica.it]

- "Non si può vivere come vegetali" di Erika Dellacasa

- Il Teologo: "Non è eutanasia, Chiesa sia più prudente" di Luigi Accattoli

18 novembre 2008
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