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La televisione nell'era Berlusconi. Approvato il Ddl Gasparri, precedentemente bocciato per incostituzionalità

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La legge Gasparri che "sistema" la televisione italiana, è stata approvata definitivamente al Senato. Dopo un primo "sì" essa era stata rinviata alle Camere dal presidente della Repubblica il quale, sulla base del messaggio inviato al Parlamento sul pluralismo, indicava in essa talune carenze e insidie al pluralismo medesimo.

Insomma, il presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha firmato la legge Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo approvata con modifiche dal Parlamento il 29 aprile scorso dopo che il Capo dello Stato l'aveva rinviata alle Camere nel dicembre del 2003.
La legge dovrebbe essere pubblicata sul supplemento della Gazzetta Ufficiale di domani.
Dopo la pubblicazione sulla 'Gazzetta Ufficiale', la riforma che porta il nome del ministro per le Comunicazioni Maurizio Gasparri può entrare ufficialmente in vigore.

Il 29 aprile scorso le carenze che erano state giusdicate insidiose dal presidente della repubblica erano essenzialmente queste: le telepromozioni non considerate spot pubblicitari per le sole reti Mediaset e quindi non conteggiate nei loro affollamenti (col conseguente impoverimento delle fonti pubblicitarie per l'editoria giornalistica); un Sic (Sistema Integrato dell''Informazione) troppo gonfiato con la concreta prospettiva di determinare (o ribadire) posizioni dominanti per Publitalia e Sipra, rinsaldando più che mai il duopolio Mediaset-Rai che rastrella e si spartisce il 95 per cento del mercato pubblicitario televisivo.

Il testo definitivo della legge Gasparri votato definitivamente non presenta però variazioni significative rispetto a quello "rimandato".
Per le telepromozioni non è stato cambiato nulla: erano "zona franca" per Publitalia nel primo testo e tali sono rimaste nel secondo continuando a drenare pubblicità su di un mercato che è quello della carta stampata senza venire conteggiate per i "tetti" di Mediaset. Continueranno ad esserlo invece per quelli della Rai.
Per il Sic - che era stato valutato nella prima versione sui 32 miliardi di euro - si è operato un qualche dimagramento, ma, secondo il "Sole 24 Ore", il cosiddetto paniere di riferimento per calcolare il 20 per cento di "tetto" per Mediaset e Rai varrà pur sempre 26 miliardi di euro, circa 50
mila miliardi di vecchie lire. Ciò significa che l''asticella del 20 per cento sarà fissata a 5,2 miliardi di euro (oltre 10 mila miliardi di lire).

Poiché il polo berlusconiano formato da Publitalia, Mondadori e Medusa fattura oggi 4 miliardi di euro, potrà irrobustire il portafoglio di un altro fruttuoso 30 per cento (Publitalia, da sola, potrebbe aumentare del 50). Nel contempo, si afferma, poiché Sipra-Rai fattura di meno, potrà crescere di più, ma è un discorso tutto e solo teorico, accademico, essendo il primo polo integralmente commerciale, fortemente aggressivo, e il secondo invece un polo ancor oggi di servizio pubblico, pagato per metà dal canone, cioè dagli utenti. Quindi, le prospettive di nuovi business sono tutte per Mediaset.
Non va dimenticato, in questo quadro, che alla fine del 2010 cadrà uno dei pilastri della prima legge antitrust sull''editoria firmata da Oscar Mammì e cioè il divieto di incroci fra detentori di emittenti tv e proprietari di quotidiani e pertanto la corazzata berlusconiana potrà entrare a vele spiegate nel porto delle testate quotidiane facendovi shopping, acquistando giornali, condizionando ancor di più l'informazione già così pesantemente omologata.

C'è qualcosa di simile nel mondo delle democrazie parlamentari? NO.
L'Europarlamento ha già detto la sua ed è stata duramente critica, in modo circostanziato.

Rimane "a terra", grazie al decreto Gasparri, Rete 4 la cui frequenza analogica, secondo tutte le leggi e le sentenze italiane ed europee, sarebbe spettata al proprietario privato di Europa 7, Di Stefano. Ora toccherà all'Authority per le Comunicazioni giudicare se il digitale terrestre offerto in fretta e furia in questi mesi e giorni ha aumentato il "grado di pluralismo" del nostro sistema televisivo. C'è da dire che  il decreto è scritto in modo che basterà una copertura tecnica di rete del 50 per cento dei possibili utenti e la fruizione soltanto potenziale da parte dei medesimi per far scattare la permanenza di Rete 4 sulla frequenza terrestre.

Per finire, nel 2005 il Consiglio di Amministrazione della Rai non sarà più di 5 ma di 9 componenti i quali verranno così nominati, 2 dal ministro dell''Economia stesso (se nulla muta, da Tremonti) e fra loro sarà scelto il presidente, e altri 7 dalla Commissione di Vigilanza, cioè dai partiti in essa presenti.
Ovviamente la legge Gasparri gronda motivi di incostituzionalità ad ogni passaggio fondamentale. Già ben individuati dal gruppo di giuristi coordinato per Articolo 21 da Roberto Zaccaria il quale conclude il suo volume più recente, "Televisione: dal monopolio al monopolio", con la frase: "È ritornato il Monopolio. ma questa volta, quello di Berlusconi"

Fonte: Revisione da "l'Unità"

(La Legge Gasparri)

5 maggio 2004
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