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Eluana adesso può andare

Dopo 16 anni ''vissuti'' in uno stato vegetativo permanente, il padre di Eluana potrà staccare la spina

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Eluana Englaro dal 1992 vive in uno stato vegetativo permanente, causato da un incidente stradale. Dal 1999 il padre, Beppino Englaro, si è battuto per interrompere l'alimentazione forzata che la tiene in vita. Nei giorni scorsi il caso di Eluana ha avuto una svolta: dopo una lunga battaglia legale, infatti, la Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzato. Fino alla sua morte.
Un provvedimento dall'efficacia immediata, secondo quanto appreso da fonti giudiziarie, quindi che può essere attuato senza aspettare più nulla.

Per i giudici della prima sezione civile della Corte d'Appello milanese è stato "inevitabile" giungere alla decisione di autorizzare lo stop del trattamento di alimentazione a Eluana Englaro, "accertata la straordinaria durata del suo stato vegetativo permanente, l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita". Una concezione della vita - spiega il giudice estensore del provvedimento, consigliere Filippo Lamanna - "inconciliabile" con la perdita totale e irreversibile delle proprie facoltà psichiche e la sopravvivenza "solo biologica del suo corpo, in uno stato di assoluta soggezione passiva all'altrui volere".
Una conclusione cui i magistrati sono giunti, facendosi forti anche della valutazione del curatore speciale di Eluana Englaro, l'avvocato Franca Alessio, nominata proprio per "controllare la mancanza di interessi egoistici del tutore in potenziale conflitto con quelli di Eluana". La curatrice ha infatti "pienamente condiviso la scelta del tutore orientata al rifiuto del trattamento di alimentazione forzata". Visto quindi il "definitivo accertamento nelle precedenti fasi processuali" dello stato vegetativo permanente, e le altre prove acquisite, tra cui le testimonianze di alcune amiche di Eluana, i giudici hanno deciso di autorizzare il tutore in accordo col personale sanitario a procedere all'interruzione del trattamento di sostegno vitale con tutte le cautele del caso. [Leggi il testo integrale della sentenza (pdf)]

Per i medici cattolici e il centro di bioetica dell'Università cattolica, la decisione dei giudici di Milano è "grave" ed è un "pericoloso precedente a favore dell'eutanasia". "Non ho mai ritenuto che l'idratazione a le nutrizione potessero configurare una condizione di accanimento terapeutico nei malati in coma vegetativo - ha spiegato Enzo Saraceni, presidente dell'Associazione italiana dei medici cattolici (Amci) - mi sembra pertanto che la decisione della corte d'appello, di cui pure bisognerà leggere con attenzione la motivazione, vada oltre ogni orientamento giustamente favorevole all' autodeterminazione del paziente e dei suoi familiari nelle condizioni irreversibili di fine vita e introduca un precedente pericoloso a favore della pratica dell'eutanasia".
Dello stesso parere Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'università Cattolica, che definisce grave la decisione perché "di fatto scardina il principio della non disponibilità della vita umana e del dovere, proprio di ogni società civile, di non legittimare forme di abbandono terapeutico e assistenziale nei confronti dei propri cittadini, che non sono in grado di provvedere a loro stessi". Il punto secondo Pessina è l'attribuzione a un tutore del potere di vita e di morte nei confronti di una persona: "Viene stravolto lo stesso significato della tutela. Non è pensabile che il miglior interesse di una persona, che non sta subendo alcuna forma di accanimento clinico, sia la morte, la quale non costituisce mai un bene da tutelare".
Quanto al riferimento di una "presunta e precedente" volontà espressa da Eluana di non voler vivere in condizioni nelle quali non le fosse possibile l'esercizio della coscienza vigile, pur essendo in sé comprensibile, "non può determinare nessuna azione volta all'abbandono assistenziale, né legittimare forme di eutanasia".

Per le gerarchie ecclesiastiche la decisione dei magistrati è inaccettabile. La Radio vaticana l'ha giudicata "una sentenza grave", ed ha sottolineato che "nessun tribunale aveva mai accolto la richiesta". "I bioetici della Cattolica - ha aggiunto l'emittente - hanno denunciato che la decisione dei magistrati disconosce il principio della non disponibilità della vita e il dovere di ogni società civile, di assistere i propri cittadini più deboli". Monsignor Rino Fisichella, neopresidente della Pontificia accademia per la vita, è stato ancora più esplicito e ha parlato della scelta dei magistrati come di "eutanasia di fatto". "Spero - ha detto ancora Fisichella - in un ricorso presso una corte superiore al fine di ragionare con maggiore serenità e meno emotività".

Il padre di Eluana, intervistato da Sky Tg24 ha detto: "Ho il massimo rispetto delle posizioni della Chiesa ma non riguardano questo caso. La Corte Suprema di Cassazione ha enunciato questi principi di diritto attinenti pienamente alla Costituzione e per uno Stato laico e civile come l'Italia è sufficiente questo".
E sarà proprio Beppino Englaro a decidere se attendere un eventuale ricorso della Procura Generale di Milano contro il decreto che gli consente di far staccare 'la spina' alla figlia Eluana, oppure procedere nella ricerca di una struttura e di un medico per mettere in atto quanto è stato stabilito, indipendentemente da quello che farà la magistratura.
Ieri il padre della giovane ha incontrato i suoi legali, gli avvocati Vittorio Angiolini e Marco Cuniberti, che gli hanno illustrato nel dettaglio il decreto emesso dalla Corte d'Appello Civile e gli hanno spiegato tutti i 'pro e contro' rispetto all'ipotesi di attendere le determinazioni della Procura Generale piuttosto che dar seguito alla decisione presa dai giudici civili. Nessuna decisione, comunque, è stata presa, almeno al momento. Beppino Englaro ha preso qualche giorno di tempo per valutare la situazione. "Sia chiaro - ha specificato l'avvocato Angiolini - che dal punto di vista del dare esecuzione al decreto Beppino Englaro non ha dubbi. I dubbi sono solo sui tempi".

L'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale della ragazza, ha precisato che non sarà l'ospedale Manzoni di Lecco ad accogliere Eluana per dare esecuzione a quanto stabilito dai giudici di Milano. "Abbiamo effettivamente convenuto - ha detto l'avvocato Alessio - che un ospedale non sarebbe la struttura più idonea in cui procedere con la sospensione dei trattamenti. Siamo invece in cerca di un hospice o a una casa di cura privata". "Cerchiamo un medico che sia disposto a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata che tiene in vita Eluana Englaro. Una volta individuato, sarà lui a dire come e dove procedere", ha fatto sapere ancora l'avvocato Alessio. "Il padre di Eluana - ha spiegato ancora il legale - è determinato ad andare avanti. Adesso si tratta di trovare un medico disponibile. Ovviamente chiederemo ai dottori che, nel tempo, si sono occupati del caso Englaro". L'idea è che sia uno di loro a dare esecuzione a quanto stabilito dai giudici.
L'avvocato ha poi confermato anche la disponibilità data dall'anestesista Riccardo Massei che, ricorda Alessio, "ha detto di volerla accompagnare fino alla fine di questo percorso. Massei è disposto a fare tutte le pratiche necessarie, seguendo le istruzioni contenute nel decreto della corte d'appello civile di Milano".

- Eluana, una tragedia lunga 16 anni (Corriere.it)

11 luglio 2008
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