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A Lampedusa (AG) sbarchi ed espulsioni a raffica. ''Cacciati'' in Libia oltre cinquecento clandestini

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Per tutta l'estate Lampedusa ha vissuto in uno stato d'emergenza. Il tracollo, il collasso l'esplosione del centro di prima accoglienza è stata realtà quotidiana, con l'arrivo di centinai e centinai di clandestini che si sono dovuti comprimere dentro quei locali (che possono accogliere solo 190 persone), come nei fatiscenti barconi con i quali avevano viaggiato per giornate intere, scappando dai paesi d'origine, inseguiti dalla fame, dalle guerre, dalla povertà.
La fine della "bella stagione", che non ha coinciso con la fine della calma piatta del mare, non ha fermato il continuo flusso di irregolari che  è continuato, e continua ad arrivare sulle coste dell'isola di Lampedusa.

Sono stati 642 gli immigrati che sono arrivati solo nella notte tra sabato e domenica, che aggiungendosi agli altri, sbarcati nei giorni precedenti, sono arrivati ad un totale di 1257.
Per fronteggiare tale situazione, da tre giorni il governo si serve di aerei di linea e militari, due Md80 dell'Alitalia e due C 130 della Brigata aerea Pisa. Un ponte aereo utilizzato per spedire i migranti appena sbarcati, non nel loro paese d'origine, ma in Libia, sulla base di un recente accordo segreto stipulato dall'esecutivo con quel paese, di cui nessuno è finora è riuscito a sapere nulla.
Al termine della giornata di ieri i rimpatri coatti sono stati circa cinquecento.

Il ponte aereo, che ha scatenato tante le polemiche e accuse di illegalità lanciate da numerosi esponenti dell'opposizione, proseguirà anche oggi, come ha confermato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu: "Andremo avanti su questa linea. I disperati che pensano ancora di potersi imbarcare illegalmente per l'Italia devono sapere che saranno rimandati ai luoghi di partenza subito dopo aver ricevuto i soccorsi umanitari". "Una linea - quella ribadita dal responsabile del Viminale -, per fronteggiare questa emergenza con la necessaria determinazione, ma nel ricorso rispetto delle nostre leggi, delle convenzioni internazionali e dei diritti umani degli immigrati".

Una Linea d'esecuzione e un rispetto che però non convince l'opposizione, che tante volte ha invitato la maggioranza a riferirne in Aula, ma che è rimasta una procedura che avviene nella più assoluta segretezza.
Amnesty International è stata durissima e ha parlato di "una gravissima violazione delle norme italiane e delle convenzioni internazionali in materia di diritto d'asilo".
A nessuna organizzazione infatti è stato permesso di assistere alle identificazioni e ai riconoscimenti che di certo stanno avvenendo con una preoccupante fretta. E così sono troppi gli interrogativi che affliggono associazioni umanitarie e partiti d'opposizione.

Per esempio, questo l'interrogativo posto dal Consorzio italiano di solidarietà, quale trattamento potrà essere riservato ai "deportati" una volta in Libia? "Particolarmente grave è la scelta di rinviare gli stranieri arrivati in Italia verso paesi che potrebbero non assicurare il rispetto dei diritti umani e che non hanno firmato le convenzioni internazionali in materia di diritto d'asilo - ha detto Gianfranco Schiavone, vicepresidente nazionale del Consorzio -. L'Italia si rende così a tutti gli effetti corresponsabile di tali eventi".
La sola Laura Boldrini, dell'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati politici, è stata più cauta: "Siamo in costante contatto con il governo. Ci hanno assicurato che tutti coloro che hanno fatto richiesta d'asilo sono stati trasferiti a Caltanisetta e Cosenza. Ad ogni modo siamo preoccupati per la velocità delle procedure d'identificazione e rimpatrio".


Asilo politico in Sicilia
La Sicilia - Sabato, 02 Ottobre 2004  
Tredici africani in attesa di asilo sono stati accolti dai comuni di Siracusa, Acireale (Catania) e Serrapetrona (Macerata) nelle strutture di accoglienza predisposte dai progetti territoriali. Lo rende noto il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che aveva nei giorni scorsi raccolto la segnalazione dalla parrocchia "Maria Madre della Chiesa" di Siracusa e che si è impegnato per cercare i comuni attrezzati ad ospitarli.
I tredici africani, tra i 26 e i 35 anni di età, provengono dalla Liberia e dalla Costa D'avorio e sono arrivati sulle coste siracusane agli inizi di agosto dopo un viaggio in mare costato la vita ad altri 28 connazionali. "Ancora una volta - ricorda il Servizio Centrale - l'azione coordinata degli attori del sistema ha prodotto un risultato concreto. Questa, infatti, è solo l'ultima delle segnalazioni raccolte sui richiedenti asilo, segnalazioni divenute per altro più numerose a seguito degli sbarchi dell'estate scorsa".
Il servizio centrale di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto agli enti locali, istituito dalla legge 189/2000, la cosiddetta Bossi-Fini, ed affidato all'Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) dal ministero dell'Interno con una convenzione apposita, coordina le attività degli ottanta comuni capofila dei progetti territoriali di accoglienza.
"La nostra azione - aggiunge il Servizio Centrale - mette in moto le giuste sinergie fra i comuni che fanno parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in un'ottica di cooperazione decentrata in grado di conciliare istanze globali ed esperienze maturate sul territorio".

4 ottobre 2004
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