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Gela: spara dal balcone sui passanti. Un disoccupato ucciso dalla polizia

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Un uomo per 5 ore, dalle 22 alle 3 della notte, ha tenuto in scacco a Gela il quartiere Scavone sparando dal balcone contro i passanti e contro i poliziotti, con i quali ha ingaggiato un conflitto a fuoco nel quale ha perduto la vita. Si tratta di un disoccupato di 42 anni, Giuseppe Licata.
L'uomo si era barricato nell'appartamento al primo piano di una palazzina popolare, al civico 19 di via Arica, dove abitava con i genitori. In preda a un raptus, imbracciato il fucile da caccia, si è affacciato al balcone sparando sulla gente. Quando è intervenuta la polizia, avvertita da numerose telefonate, ha continuato a sparare anche contro gli agenti delle volanti.
Dopo vari tentativi di farlo desistere e di riportarlo alla ragione, Licata ha ripreso a sparare ancora, colpendo al viso uno degli agenti che ora rischia di perdere un occhio. Gli altri poliziotti, a quel punto hanno risposto al fuoco, ferendolo a morte. Quindi l'irruzione nella stanza e i soccorsi, ma per Licata non c'è stato nulla da fare: è morto subito dopo.
L'indagine sui fatti di stanotte è diretta dalla procura della Repubblica del tribunale di Gela.

Per l'agente ferito, i medici dell'ospedale di Gela hanno disposto il suo trasferimento al "Garibaldi" di Catania. La prognosi è riservata. Sarà sottoposto stamane ad un delicato intervento chirurgico nell'ospedale Garibaldi-Centro di Catania. L'agente, Fabio Matteo Vaccaro, 47 anni, che è vigile e cosciente, si trova adesso ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia traumatica dell'ospedale, dove in mattinata sarà sottoposto ad un intervento chirurgico che servirà a rimuovere il proiettile - che è entrato dallo zigomo destro ed è incastrato nella zona tetto orbitaria del cranio - in modo da evitare una infezione alla parte più esterna e più spessa delle meningi. All'intervento assisterà un chirurgo oculista che dovrà decidere se riparare il globo oculare danneggiato o asportarlo.
"Aveva una strana ossessione Giuseppe Licata, era convinto che gli avrebbero sequestrato la macchina" raccontano alcuni vicini di casa, i quali dicono che ieri pomeriggio Licata era stato in ospedale, accompagnato dalla madre, perché si sentiva male. Ma una volta al pronto soccorso, avrebbe rifiutato le cure. L'uomo lavorava saltuariamente come bracciante o come manovale nell'edilizia. Licata abitava con i genitori - la madre Antonina, 70 anni, e il padre Antonio di 74, invalido - al primo piano di un palazzetto con quattro elevazioni. I vicini lo descrivono come un tipo taciturno, un po' irascibile ma non violento. Durante la sparatoria la madre è scappata da casa, mentre il padre, invalido, è rimasto nell'appartamento.

Il questore di Caltanissetta, Filippo Nicastro, ha spiegato i particolari in conferenza stampa. "Prima di rimanere ucciso nel conflitto a fuoco con i 50 poliziotti che avevano circondato la casa, Giuseppe Licata, in preda a un raptus di follia, ha sparato dai 25 ai 30 colpi di fucile da caccia (Beretta Calibro 12) caricati alcuni a pallini, altri a pallettoni. Il fucile, che poteva contenere tre cartucce, è stato perciò caricato una decina di volte, dato che l'uomo disponeva di 1.500 colpi".
Licata deteneva l'arma legalmente perché nel 2002 aveva conseguito la licenza di caccia, mai più rinnovata, anche se pare che praticasse sempre l'attività venatoria. La vittima soffriva da tempo di disturbi psichici, ma nel certificato medico per il porto d'armi era risultato "di sana e robusta costituzione fisica". Ora il medico che lo ha redatto rischia la denuncia.
"Prima di fare irruzione nell'appartamento - racconta il vice questore Gaetano Cravana - abbiamo cercato in tutti di modi di farlo arrendere e di consegnare l'arma; abbiamo chiamato la madre che era fuggita dall'alloggio, abbiamo fatto intervenire i suoi amici più cari e persino la psichiatra che l'aveva in cura, ma non c'è stato nulla da fare". Per tutta risposta ha sparato attraverso la porta contro i poliziotti, dopo avere mirato contro i vicini per strada. Nel conflitto a fuoco è rimasto ferito a morte. Il timore che qualcuno gli sequestrasse l'automobile perché, non avendo soldi (era disoccupato) non aveva potuto rinnovare l'assicurazione, sarebbe stata la molla che ha fatto scattare la sua follia.

[Informazioni tratte da ANSA, Adnkronos/Ign, Lasiciliaweb.it, GdS.it]

22 dicembre 2012
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