Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus

Nicole Kidman stavolta indossa i panni della scandalosa fotografa dei ''freaks''

Noi vi segnaliamo...
FUR - UN RITRATTO IMMAGINARIO DI DIANE ARBUS
di Steven Shainberg

Ispirato al romanzo di Patricia Bosworth ''Diane Arbus - Una biografia'', FUR è una rivisitazione, a cavallo fra biografia ed immaginazione, dell'intensa vita della fotografa americana Diane Arbus. Icona della fotografia moderna la Arbus ha saputo scandalizzare, assecondando una passione lacerante per il misterioso e l'estremo, fino a fotografare un mondo popolato dalla diversità: nani, travestiti, homeless, malati mentali.
Diane Arbus, casalinga modello e madre premurosa, lavora come assistente del marito Allan, un fotografo che si occupa di pubblicità e moda impiegato dei genitori di Diane, proprietari di un importante pellicceria. I genitori di Diane, che l'hanno cresciuta affinché fosse parte della loro classe privilegiata, guardano a tutto ciò che lei fa con occhio critico, commentando ogni suo errore o inosservanza del protocollo. Durante una serata, mentre ricchi pellicciai di tutto il paese ammirano le costose nuove creazioni in casa Arbus, Diane è alla finestra, il suo sguardo è improvvisamente attratto da un uomo misterioso con una strana maschera e che la introdurrà nella realtà dei freaks.


Anno 2006
Distribuzione Nexo
Durata 122'
Regia Steven Shainberg
Sceneggiatura Erin Cressida Wilson
Con Nicole Kidman, Ty Burrell, Robert Downey Jr., Harris Yulin
Genere Drammatico


La critica
''Film diretto da quello stesso Steven Shainberg che si era fatto abbastanza apprezzare tempo fa, con 'Secretary', una durissima storia d'amore sadomaso. Adesso, raccontandoci di Diane Arbus, evita ovviamente il sadomaso però avverte che il ritratto che ce ne dà deve considerarsi immaginario, pur non mancando di elementi biografici reali, i genitori di Diane, ad esempio, ricchi pellicciai, il marito noto fotografo, i tre figli bambini e quel brusco cambiamento di Diane, da assistente di un fotografo per riviste patinate, a fotografa essa stessa ma di... mostri. L' 'Immaginario' interviene proprio per spiegare questo cambiamento che naturalmente non c'è nella celebre biografia di Diane Arbus scritta da Patricia Bosworth e che Shainberg, in piena intesa con la sua sceneggiatrice Erin Cressida Wilson, ha fatto scaturire dall'incontro fortuito di Diane con un vicino di casa a tal segno affetto da un'ipertricosi da essere, anche in viso, più peloso di un animale. Un incontro, probabilmente ispirato alla fiaba settecentesca di madame Leprince de Beaument, 'La bella e la bestia', rivisitate per il cinema dal film omonimo di Jean Cocteau che, sul filo dei casi di Diane, può quasi considerarsi adesso una sua nuova versione cinematografica. Senza un amore dichiarato ma, appunto, come occasione per mettere a contatto Diane con quel mondo di scherzi di natura, di cui il suo barbuto interlocutore aveva finito per far parte. In cifre ora tese ora dolenti, con un ritmo attento soprattutto alla psicologia della protagonista e senza la possibilità di mostrare nessuna fotografia fatta da lei a quella gente perché i detentori dei diritti l'hanno vietato. Però vediamo Nicole Kidman, bella come sempre ma con un fascino ed una espressività intensissimi. E vale il film.''
Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo'

''Ci sono film così ambiziosi che vorrebbero fondere generi e sguardi, ma finiscono per confonderli. Così questo 'Fur - Ritratto immaginario di Diane Arbus'. Un po' favola scontata sul doloroso cammino verso la liberazione di una figlia dellalta borghesia newyorkese rassegnata a fare da assistente all'imbelle maritino fotografo. Un po' riscrittura postmoderna della Bella e la Bestia, con la Bestia che getta alla bella le chiavi della propria vocazione artistica ed esistenziale (letteralmente, come si vede in una scena assai simbolica). Un po' racconto fantastico ma con tutti i valori sballati. Perché Shainberg ha paura di andare fino in fondo e dopo aver inserito una serie di elementi davvero perturbanti (gli amici freaks del vicino, le parrucche fatte con i suoi peli e destinate ai cadaveri), li smussa a forza di musiche, di ralenti, di fughe nella più inopportuna autoironia. Fino a far sembrare il film un assurdo remake alla Lelouch dell'indimenticabile 'Freaks' di Tod Browning. Peccato perché l'intuizione era bella e la Kidman sempre bravissima. Per non parlare di Robert Downey, che per quasi tutto il film recita solo con gli occhi sotto la massa di peli che gli copre anche naso e mani. Ma Shainberg si ferma alla superficie e se il freak e il suo mondo, malgrado la gran cura formale, restano esteriori, anche la famigliola della Arbus non esce dal quadretto convenzionale. E un tantino ipocrita se quando finalmente la Arbus entra nel suo mondo di devianti andando a fotografare un campo di nudisti, tutti appaiono nudi tranne lei naturalmente, Diane Arbus. Pardon, Nicole Kidman.''
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

''Fur di Steven Shainberg parla di emozioni generali, sebbene in una variante elitaria come l'amour fou (...) Con una vicenda così, il morboso è in agguato. Shainberg l'aveva rasentato volentieri in 'Secretary' (2003), mentre qui se ne tiene discosto. Distilla poi dalla sceneggiatura di Erin Cressida Wilson e dagli interpreti una malinconia che è l'omaggio più bello che potesse rendere all'archetipo principale, 'La bella e la bestia' di Jean Cocteau con Jean Marais e Josette Day (1946), ma anche a 'Freaks' di Tod Browning (1933). A ben guardare, nel descrivere corrosivamente il 1958 della borghesia statunitense, Shainberg si collega anche a un altro film da festival, 'Lontano dal paradiso' di Todd Haynes (Mostra di Venezia, 2001). Oggi sulla quarantina, non ancora risposata quando (primavera 2005) girava 'Fur', qui la Kidman si libera delle inibizioni meglio di quanto le riuscisse in 'Eyes Wide Shut' di Stanley Kubrick. Non tanto per la passeggiata nuda nel parco, dove è inquadrata da lontano, quanto perché ora è capace di interpretare un'innamorata (mentre per Kubrick interpretava una disinnamorata). Quanto a Downey, già deturpato in 'The Singing Detective' di Keith Gordon (2003), qui è riconoscibile solo dagli occhi e dalla voce, che nella versione doppiata andrà, purtroppo, perduta. Si possono considerare del film anche il rifiuto della bellezza classica, volutamente perpetrato attraverso attori di bellezza classica; o le iniziali incongruenze. Malato terminale, perché lui trasloca? Irsuto quanto si può esserlo, con quali peli può intasare i condotti di casa? Ma la sostanza è, come si diceva amour fou, dal cinema americano raramente reso così bene. Si perdonano allora lungaggini e finali in eccesso.''
Maurizio Cabona, 'Il Giornale'

''Assumendo l'identità della fotografa Diane Arbus in una versione aggiornata della favola di Perrault 'La bella e la bestia', la diva Kidman non si limita a interpretare il film, ma letteralmente lo incarna. Salvo l'apprezzamento per l'ambizioso regista Steven Shainberg, 'Fur' è dunque un film di Nicole Kidman.''
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera'

''In 'Fur' non c'è né lo sguardo commosso e partecipe di Lynch e del suo 'Elephant Man' (che obbligava a confrontarci con i tanti pregiudizi sui diversi) né quello quotidiano e asettico di Tod Browning e di 'Freaks' (che rispediva l'accusa di mostruosità agli esseri normali) né quello sgradevole e amaro di Ferreri e della 'Donna scimmia' (dove i rapporti umani erano solo di sfruttamento ed emarginazione). Shainberg sceglie di identificarsi con il voyeurismo della Arbus e gioca rischiosamente con l'ambiguità di una relazione che dal gusto per il perverso si incammina, forse con troppa disinvoltura, verso la passione fisica. Il pericolo in agguato è quello del kitsch, di caricare certe immagini di un eccesso di significato e quindi renderle banali, o involontariamente comiche. Succede per esempio con la barba che si fa crescere il marito della Arbus per invidia verso l'uomo-scimmia, troppo posticcia per essere credibile; o con il cappotto di peli che Lionel le lascia in eredità (!). Non succede invece con la descrizione del mondo di miserabili e reietti che Diane incontra, filmati con un pudore che rivela un indubbio sentimento di rispetto, se non addirittura di amore. Ma è soprattutto la prova di Nicole Kidman a reggere il peso del film e impedire che l'eccezionalità dell'aneddoto scivoli nel cattivo gusto. Con il suo sguardo smarrito, con i suoi gesti repressi, con la sua recitazione trattenuta riesce a equilibrare una storia dalle ambizioni (troppo) estreme e a infondere una scintilla di vera umanità in tutte le scene, anche in quelle meno risolte. Raffreddando il melò e dimostrando di aver saputo davvero capire lo spirito più vero della fotografa.''
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

''Bel film, dolce atroce e surreale (...). (...) film che cattura l'invisibile, e anche grazie a una colonna sonora che sa usare il jazz, come istigazione al suspense, come pochi. (...) (...) Steven Shainberg, cineasta newyorkese emergente, qui al terzo film (dopo Hit me e Secretary ), insinua angoscia, eccentricità e malattia mentale in Nicole Kidman. Niente di più facile. Nicole Kidman può fare tutto, e non solo giganteggiando nei primissimi piani. È un mostro nella cancellazione della tecnica.''
Roberto Silvestri, 'Il Manifesto'
 
''Fur è un film banale, che funziona solo finché non viene svelata l'identità del vicino dal volto coperto che abita accanto agli Arbus. Quando Diane, dopo mezz'ora di film, gli entra in casa e lo vede, il film si sfracella: Robert Downey jr, coperto di pelliccia finta, sembra Chewbecca - il co-pilota di Han Solo in Guerre Stellari (...). Inutile dire che Nicole Kidman è bravissima.''
Alberto Crespi, 'l'Unità'

''Il film dal ritmo molto lento, realizzato in quella chiave arty, artistica, che fa compiere agli americani errori tremendi, è davvero imbarazzante, goffo e pretenzioso.''
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

24 ottobre 2006
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