Hanno indagato l'Udeur! Domiciliari alla moglie del Guardasigilli, anch'esso indagato, che annuncia dimissioni...

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Rischia di crollare il campanile dell'Udeur di Mastella! Ieri è stata una giornata nera, per l'intera famiglia Mastella, per il Governo, per la politica in generale, per la Giustizia e per l'informazione. Una giornata scandita da accuse fioccate da ogni dove e nella quale le cattive impressioni che già da un bel po' di tempo caratterizzano le coscienze della popolazione hanno preso ancora più corpo.
La magistratura ordina gli arresti domiciliari per il presidente del Consiglio regionale della Campania Sandra Lonardo, la signora Mastella; insieme a lei una ventina tra esponenti della giunta regionale campana, consiglieri regionali e amministratori dell'Udeur son stati indagati e arrestati; appresa la notizia (arrivata in ritardo perché i maggiori organi di informazione hanno temporeggiato in maniera eccessiva, ndr) il Guardasigilli, Clemente Mastella, ha palesato in un discorso alla Camera di volersi dimettere, ha accusato la magistratura di ''tenere in ostaggio'' la moglie e ne ha denunciato la volontà persecutoria nei suoi confronti; il presidente del consiglio, Romano Prodi ha invitato Mastella a rimanere al proprio posto, mentre si veniva a sapere che risultava essere iscritto nel registro degli indagati con ben sette ipotesi di reato, anche lo stesso ministro della Giustizia...
Una manicomio, insomma.

Tentiamo ora di dare un ordine ai fatti, cercando di capire (i primi noi) esattamente quello che è successo ieri... e oggi, visto che il ministro Mastella ha confermato in mattinata le sue dimissioni...

Ieri mattina la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha ordinato gli arresti domiciliari per Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia, per tentata concussione nei confronti del direttore generale dell'ospedale di Caserta. Provvedimenti restrittivi sono stati ordinati anche per gli assessori regionali campani dell'Udeur Luigi Nocera all'ambiente, ed Andrea Abbamonte al personale; il sindaco di Benevento Fausto Pepe, ed i consiglieri regionali Fernando Errico, capogruppo dell'Udeur, e Nicola Ferraro. In totale i provvedimenti restrittivi contro esponenti della giunta regionale campana, consiglieri regionali e amministratori dell'Udeur sarebbero 23.
Tra le persone sottoposte alla misura degli arresti domiciliari anche il sindaco del Comune di Cerreto Sannita, in provincia di Benevento, Antonio Barbieri, di Forza Italia. In carcere doveva andare Carlo Camilleri, presidente dell'Autorità di bacino del Sele e suocero di uno dei figli del ministro, da ieri però in ospedale per un malore. Gli altri esponenti politici Udeur coinvolti sono: Vincenzo Lucariello; Antonello Scocca; Domenico Pianese; Carlo Bianco; Erminia Florenzano; Francesco Cardone; Vincenzo Liguori; Nino Lombardi; Angelo Padovano; Domenico Pietrocola; Francesco Zaccaro; Letizio Napoletano; Paolo Budetta; Cristiana Fevola e Ugo Ferrara.
Sono indagati a vario titolo per falso, corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e tentato abuso d'ufficio.

Nell'ambito dell'indagine è stato sospeso anche il prefetto di Benevento Giuseppe Urbano, da circa due anni nel Sannio dopo essere stato vicario a Caserta, indagato per falso; il giudice del Tar Campania Ugo De Maio, al quale viene contestata la rivelazione di segreto di ufficio, e il vigile urbano Luigi Treviso, in servizio ad Alvignano, indagato per falso.

Ieri pomeriggio si è saputo che anche Clemente Mastella risulta iscritto nel registro degli indagati con ben sette ipotesi di reato: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d'ufficio e due concorsi in falso. L'episodio più clamoroso contestato a Clemente Mastella è sciuramente il tentativo di concussione ai danni del presidente della Regione Antonio Bassolino. Stando alle accuse il ministro della Giustizia avrebbe fatto pressioni indebite sul governatore della Campania affinche gli lasciasse mano libera su alcune nomine. I magistrati, riferendosi al Guardasigilli, parlano del suo potere di controllo sulle attività degli enti pubblici e locali ricadenti nel territorio della Campania. Sistema al quale Mastella avrebbe dato un "contributo concreto, specifico, consapevole e volontario".

E fin qui, l'elenco (lungo eh !?) dei presunti ''fuori legge''. Di seguito andiamo un po' a riassumere quanto detto e fatto dal ministro Mastella...
"Mi dimetto, getto la spugna". Con tono commosso e attaccando il giudice che ha arrestato la moglie, definita "un ostaggio", il ministro Mastella ha concluso il discorso alla Camera dove parlava dopo l'arresto di Sandra Lonardo per tentata concussione. Dimissioni che però il presidente del Consiglio Romano Prodi ha respinto. "Ringrazio il presidente Prodi per avermi confermato la fiducia, ma adesso è più importante che stia accanto a mia moglie. Ogni decisione verrà dopo", ha commentato Mastella. Prima, nel corso dell'intervento, aveva usato espressioni ancora più gravi: "E' la prima volta, confesso, che in vita mia ho paura", aveva detto.

"Avrei fatto un discorso diverso, avrei parlato di riforma della giustizia - ha detto ancora Mastella - notizie annunciate dalla stampa, e perfino da un editoriale. Un discorso certamente diverso da quello che avrei fatto. Vi parlo con il dolore nel cuore di chi sa e di chi è stato colpito negli affetti più profondi". Le "mie illusioni oggi si sono frantumate di fronte a un muro di brutalità. Ho sperato che la frattura tra magistratura e politica potesse essere ricomposta, ma devo prendere atto - ha detto  Mastella - che nonostante abbia lavorato giorno e notte per essere un interlocutore affidabile sono stato percepito da frange estremiste come un avversario da contrastare, se non un nemico da abbattere". "Ho avuto l'illusione che tutto ciò che ho fatto in questi mesi potesse essere la prova della mia onestà intellettuale e dell'assenza di secondi fini. E invece nei miei confronti c'è stata quasi una caccia all'uomo, una autentica persecuzione". "Tutta la mia famiglia - ha continuato - è stata intercettata, tutto il mio partito è stato seguito dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio, mia moglie è in ostaggio". "Mi dimetto - ha puntato il dito il leader dell'Udeur - sapendo che un'ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l'ordinamento giudiziario manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa". "Colpa che invece - ha aggiunto Mastella - non ravvisa nell'esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti e delle quali è bene che il Csm e altri si occupino".
Ma nel suo intervento Mastella non ha attaccato solo l'ordine giudiziario, allargando il discorso anche al campo politico. "Mi dimetto - ha detto - riaprendo la questione delle intercettazioni a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte assai spesso divulgate senza alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini". "Mi dimetto - ha concluso con la voce rotta dall'emozione - per essere più libero politicamente e umanamente, perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo".

Toccante no? Forse per qualcuno (noi non possiamo lasciarci coinvolgere perché dobbiamo osservare, ascoltare, tentare di capire e raccontare con distanza e oggettività, ndr), sicuramente no per il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Mariano Maffei, che ha replicare prontamente alle accuse di Mestella, convocando una conferenza stampa nella quale ha annunciato azioni legali contro il ministro, colpevole, a suo dire, di "calunnie ed offese alla mia reputazione". Il magistrato ha definito quindi "disgustosa" la polemica sollevata dal Guardasigilli.
Ma veniamo, dunque, all'oggi: Clemente Mastella ha conferma le sue dimissioni.
A riferirlo è stato il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, durante la conferenza dei capigruppo di maggioranza che si è tenuta a Montecitorio prima della riunione di tutti i capigruppo della Camera. Il premier Romano Prodi, secondo quanto aggiunto dallo stesso Soro, sarebbe dunque pronto ad assumere l'interim della Giustizia.
Mastella ha annunciato la propria volontà davanti a cronisti e televisioni convocati in conferenza stampa in un hotel di Benevento. Le parole di Mastella sono state diffuse da due altoparlanti in piazza, visto il numero eccessivo di convenuti all'incontro. "Esprimo solidarietà al Santo Padre", sono state le prime parole di Mastella che ha confermato le sue dimissioni. "Ho parlato con il presidente Prodi e confermo le mie dimissioni per la mia dignità - ha detto -, onorabilità, perché non voglio sentirmi uno della casta ma essere cittadino comune".
Lui commosso, molti beneventani dispiaciuti, diversi esponenti dell'Udeur "Tutti insieme per urlare il nostro sdegno", secondo quanto recita lo slogan che ha caratterizzato il corteo di protesta radunato davanti la Prefettura di Benevento.

L'Associazione nazionale magistrati ha ribadito il suo “rispetto per le doverose dimissioni del ministro” Mastella, ma ha sottolineato anche che “proprio le sue dichiarazioni rese davanti al Parlamento, e altre rese da esponenti politici di molti partiti, ancora una volta portano fuori dalle aule di giustizia il dibattito sul merito dei provvedimenti giudiziari con modalità espressive e di aggressione alla Magistratura che alterano gli equilibri tra i poteri dello Stato e non si giustificano in alcun modo, specie se provenienti dal ministro della Giustizia”. All'Anm “non interessano difese corporative, rileviamo che ancora una volta la politica si accorge della giustizia quando degli amministratori pubblici sono interessati da accuse di reato: non si riscontra il medesimo interesse quando si tratta di coprire gli organici, dotare gli uffici giudiziari di personale amministrativo e di beni strumentali, incrementare le forze di polizia, rendere più celere ed efficiente la giustizia nell'interesse dei cittadini”.

17 gennaio 2008
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