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Hasta siempre presidente

La rivoluzione del governatore Rosario Crocetta che in pochi vedono e molti contestano

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Ad ogni piè sospinto il governatore siciliano Rosario Crocetta evoca, parla, difende la sua rivoluzione. Fino ad ora, però, tranne qualche giornalista americano qui in Sicilia in pochi si sono accorti degli effetti reale della "rivolta crocettiana". Qualcosina è cambiata, negarlo sarebbe ingiusto, ma da qui ad accettare che il procedere del governo Crocetta, diventato poi Crocetta-bis, sia una vera rivoluzione significa veramente chiedere troppo.

Non riescono proprio a rintracciare segni di alcuna rivoluzione, ad esempio, i sindacati di Cgil e Cisl. Per il segretario regionale della Cgil, Michele Pagliaro, "il flop del Piano giovani è uno dei tanti di un governo che in tema di sviluppo, lavoro e riforme continua ad avere un bilancio fallimentare".
Spara a zero contro Crocetta Maurizio Bernava, segretario della Cisl regionale. "Il presidente Crocetta inventa un altro scandalo sul funzionamento delle partecipate per far parlare della sua rivoluzione mai avvistata nei radar della società siciliana. Un governo non si limita all'ennesima inchiesta interna né a passare gli esiti dei controlli alla magistratura ordinaria e contabile, ovviamente dopo averli forniti alla stampa. Controlli e inchieste interne, se vere e serie, servano al governo a ridurre numero e costi insostenibili e cacciare via tutti quei dirigenti ben pagati dall'amministrazione che hanno omesso controllo e vigilanza""Basta pupiate e annunci - aggiunge - senza azioni e cambiamenti conseguenti, dopo due anni e decine di richieste ufficiali con manifestazioni pubbliche, almeno da parte della Cisl, con richiesta di aggredire gli sprechi in tutto il sistema amministrativo della Regione".

Nessuna rivoluzione nemmeno per l'Anci Sicilia, l’associazione dei comuni siciliani, che con una nota si è rivolta al presidente della Repubblica e al governo nazionale, per sollecitare "un intervento urgente che risolva la grave crisi istituzionale che sta attraversando la Regione siciliana". Nel corso della riunione dell’associazione è emersa la forte preoccupazione dei Comuni siciliani "per la complessa situazione finanziaria regionale e la mancata approvazione di riforme strutturali, quali quelle che interessano l'ordinamento degli enti locali e la gestione dei rifiuti e delle acque, con pesanti ripercussioni sul sistema produttivo regionale, sui livelli occupazionali e sulla stessa tenuta democratica delle Istituzioni locali".

Le "tante occasioni in cui, con spirito di collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, si è tentato di avviare un dialogo non hanno prodotto esiti - ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente dell'Anci Sicilia - non hanno avuto alcun riscontro". Allo stato attuale la situazione, in conseguenza della mancata erogazione delle risorse finanziarie destinate ai Comuni, "appare ancora più drammatica - conclude nella lettera Orlando - e tutto questo sta compromettendo lo svolgimento di funzioni pubbliche fondamentali rendendo impossibile l'approvazione dei principali strumenti finanziari".

Chi dalla sbiadita rivoluzione crocettiana è stato veramente colpito, i lavoratori degli enti di formazione, hanno annunciato uno sciopero a oltranza che dovrebbe cominciare lunedì. Il personale degli enti aderente ai Cobas chiedono al governo Crocetta garanzie occupazionali per i lavoratori, la dichiarazione di stato di crisi del settore, l'avvio di un incontro sugli ammortizzatori sociali, l'aumento delle risorse stanziate per i corsi di formazione finanziati dalla terza annualità dell'avviso 20, il reinserimento al lavoro dei 1.700 ex addetti agli sportelli multifunzionali e di circa 2000 dipendenti degli enti destinatari del progetto Prometeo. Sono circa 8 mila i lavoratori degli enti di formazione in Sicilia, alcuni dei quali senza paga e lavoro da mesi. "Chiediamo l'azzeramento di quanto fatto dal governo regionale finora - dice il coordinatore regionale dei Cobas Maurizio Galici -. Presenteremo la richiesta di stato di crisi del settore in Sicilia e di avvio della mobilità per il personale degli enti, che è stato licenziato o sospeso dal lavoro per consentire una riorganizzazione del sistema".
Sit-in e presidi sono in programma l'8 settembre a Catania, mentre a breve il sindacato deciderà quali iniziative mettere in campo nel capoluogo siciliano.

6 settembre 2014
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