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I demoni di San Pietroburgo

A 18 anni dalla sua ultima pellicola Montaldo ritorna con un film ''politico''

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I DEMONI DI SAN PIETROBURGO
di Giuliano Montaldo

San Pietroburgo, 1860. Un attentato provoca la morte di un membro della famiglia imperiale. Pochi giorni dopo lo scrittore Fëdor Michajlovic Dostoevskij incontra Gusiev, un giovane che è ricoverato in un ospedale psichiatrico. Gusiev confessa di aver fatto parte del gruppo terroristico e rivela che i suoi compagni stanno preparando un piano per eliminare un altro parente dello Zar. Il giovane gli rivela anche l'indirizzo di Aleksandra, il loro capo. Dostoevskij deve trovarla e convincerla a fermare questo nuovo atto terroristico. Lo scrittore è sconvolto. Sta vivendo giorni terribili, pressato dai creditori, dall'imminente scadenza del termine di consegna di un nuovo libro, dai frequenti attacchi di epilessia. Di giorno, con l'aiuto di una giovane stenografa, Anna Grigorjevna, detta 'Il giocatore'. Di notte continua l'affannosa ricerca del gruppo terroristico.


Anno 2007
Nazione Italia
Produzione Jean Vigo Italia, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione 01 Distribution
Durata 118'
Regia e Sceneggiatura Giuliano Montaldo
Tratto da un'idea originale di Andrei Konchalovsky
Con Miki Manojlovic, Roberto Herlitzka, Carolina Crescentini, Anita Caprioli, Patrizia Sacchi, Filippo Timi, Sandra Ceccarelli
Musiche Ennio Morricone
Genere Drammatico, Storico



Dostojevskij tra incubi e violenza: così Montaldo torna al film politico
di Claudia Mormoglione (Repubblica.it)

L'impegno civile, lui, ce l'ha nel sangue: basta pensare ai suoi film su Sacco e Vanzetti o Giordano Bruno, tanto per fare un paio di esempi. Ma stavolta Giuliano Montaldo, per il suo ritorno dietro la macchina da presa dopo quasi 18 anni, tenta davvero la mission impossible: una storia per il grande schermo centrata sugli incubi politico-filosofici di uno scrittore. E non uno qualsiasi, visto che il personaggio in questione è Fedor Dostojesvskij. Protagonista di un thriller esistenziale nella Russia ottocentesca, in cui vediamo l'autore di capolavori immortali come Delitto e castigo confrontarsi coi suoi fantasmi, col suo passato tormentato. In una riflessione sul terrorismo, sul rapporto tra parole e violenza, sui cattivi maestri.
Temi tutti attualissimi, anche se inattuali, e lontani, nell'ambientazione. Certamente non facili da digerire, per un pubblico che in sala predilige l'evasione, l'intrattenimento. Ecco perchè il film rappresenta, già in sé, una bella sfida. Ma il regista, alla scelta di argomenti poco commerciali, ci è abituato: "Avevo tentato di fare questo film nei primi anni Ottanta, ma le autorità sovietiche a cui mi ero rivolto non erano interessate. Qualche anno fa, ho riproposto la cosa ad alcuni produttori italiani: un paio di loro, quando gli ho presentato questo progetto, sono fuggiti dalla finestra...".

Ma poi il progetto è andato in porto, grazie alla Jean Vigo e a Rai Cinema. Risultato: un drammone tradizionale, solido, con un buon cast, che immagina il Dostojevskij maturo (l'attore serbo Miki Manojlovic) alla prese con un doppio incubo. Primo: la necessità di consegnare il suo ultimo romanzo, Il giocatore, nei tempi previsti al suo editore. Per ripianare i tanti debiti contratti proprio a causa della passione per il gioco. Per farlo in fretta, lo scrittore si rivolge a una giovane e bella stenografa (Carolina Crescentini).
Ma a farlo piombare nell'angoscia - lui, già perseguitato dall'epilessia - è l'incontro con un giovane uomo finito in manicomio, Gusiev (Filippo Timi). Un ex appartenente a un gruppo di studenti rivoluzionari che gli comunica i dettagli di un imminente attentato contro un granduca della famiglia imperiale: Gusiev gli chiede di fermare la bomba, convincendo Alexandra, la ragazza di cui è innamorato, a desistere dalla violenza. Una situazione che riporta lo scrittore al suo passato, ai dieci anni passati da detenuto in Siberia, dopo essere stato condannato a morte e graziato a causa delle sue idee da "libero pensatore".
Da qui la sua doppia corsa contro il tempo: per consegnare il romanzo, e per sventare l'attentato - proprio mentre un funzionario della polizia (Roberto Herlitzka) è ormai sulle sue tracce. Il tutto in un thriller (nel cast ci sono anche Anita Caprioli e Sandra Ceccarelli) che è anche una riflessione ininterrotta su temi "forti". Ad esempio se sia giusta la violenza, o giustificato il terrorismo, compiuto per il bene di un popolo di cui i giovani rivoluzionari altoborghesi in realtà non sanno nulla. Una tesi che Dostojesvkij respinge, con una svolta che gli studenti bombaroli considerano un tradimento.

"In affetti il film ruota intorno al ruolo dei cattivi maestri - ammette Montaldo - ma soprattutto rispecchia la mia intolleranza verso la violenza, verso chi crede che si possa cambiare il corso della storia uccidendo una bambina (come si vede in un altro attentato, nella prima scena della pellicola, ndr). Questi sono crimini, e io sono contro il crimine: specie se è nascosto dietro falsi ideali".
Una posizione nettissima, la sua. E attuale, vista la presenza di tentazioni violente e terroristiche nel nostro presente.
Ma, al di là della riflessione etico-politica, il regista subisce con forza anche la fascinazione verso un personaggio così grande, così potente, come lo scrittore russo: "Mi emoziona il suo percorso umano: dalla gioventù, dal plotone di esecuzione, fino alla maturità, quando viene perseguitato dai fantasmi dei suoi scritti. In questo senso, il suo più bel romanzo è la sua vita".



La voce di Dostojevskij è di Sergio Di Stefano - Luoghi delle riprese: Torino e San Pietroburgo - Film di interesse culturale nazionale realizzato con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali direzione generale per il Cinema, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte.

23 aprile 2008
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