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I magistrati italiani in stato di agitazione

L'Associazione Nazionale Magistrati contro gli interventi del governo sulla Giustizia

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Da sabato sera i magistrati sono in stato di agitazione e si sono riservati tra l'altro la possibilità di addottare altre misure per protestare contro gli interventi del governo nell'ambito della giustizia.
Tra i punti critici messi all'indice: la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse alla giustizia e la riduzione degli stipendi delle toghe introdotto dall'art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra).
Inoltre l'Associazione Nazionale Magistrati ha convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale per "monitorare costantemente l'evoluzione del quadro normativo".
L'ANM ha inoltre delegato alla giunta "l'adozione delle iniziative di denuncia e di protesta sulla situazione degli uffici giudiziari da realizzare con il pieno coinvolgimento e interessamento delle sessioni locali".
Nel documento, approvato dagli esponenti di Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia (Magistratura indipendente, la corrente più moderata delle toghe, ha votato un suo documento anch'esso fortemente critico nei confronti della classe politica), il sindacato delle toghe "ribadisce il suo impegno per un'intransigente difesa dei principi costituzionali posti a garanzia dell'autonomia e indipendenza dei magistrati. Tra questi in particolare l'unità dell'ordine giudiziario e la composizione e le competenze del Csm".

Ma lo stato di agitazione dei magistrati inizia dalla riduzione degli stipendi, anche se poi si espande all'azione del governo in materia di giustizia. "In particolare - hanno scritto i magistrati nel documento - la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore a 10 anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parti lese e a creare ingiustificate disparità di trattamento comportera' gravissime disfunzioni del processo penale. Inoltre - hanno aggiunto - le disposizioni contenute nel ddl intercettazioni ridurrebbero drasticamente l'efficacia dell'azione di contrasto all'illegalità".
Infine i magistrati hanno sottolineato le loro preoccupazioni per il decreto con cui il governo ha ridotto "drasticamente le risorse destinate al settore giustizia con una diminuzione degli stanziamenti fino al 40% e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo". Così il sindacato delle toghe ha deciso di adottare iniziative "dirette a rappresentare all'opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia".

Per il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, "i magistrati stanno semplicemente e doverosamente difendendo come ultima frontiera della democrazia italiana il diritto costituzionale di ogni cittadino di avere un giudice per far valere i provvedimenti". E a Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che parla di "risvolti politici" dell'agitazione, l'ex pm ha lanciato un duro attacco: "Riflettano i soliti commentatori prezzolati prima di accusare l'Anm".
Intanto la Lega sembra non voler abbandonare la linea della trattativa: "Questa settimana chiederò un incontro con i rappresentanti dell'Anm per comprendere e far comprendere le rispettive posizioni. Noi della Lega vogliamo trovare un filo di dialogo", ha detto Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. E per quanto riguarda la proposta dell'esponente del carroccio, ovvero il cosidetto 'Lodo Calderoli' (eliminare il blocca-processi per sostituirlo con uno scudo di un anno per le alte cariche dello stato), "la nostra proposta - dice - intendo sottoporla in primis all'Anm, voglio far capire che siamo tutti sulla stessa barca. Per capirci, non è il caso che ognuno continui a suonare il suo strumento, altrimenti si rischia di fare la fine del Titanic".

[Informazioni tratte da Adnkronos.com, Repubblica.it]

- Alfano: "Non farò passi indietro", intervista di Fiorenza Sarzanini

7 luglio 2008
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