I Ritratti di Francesco Guccini a Catania

Al Palacatania il secondo concerto siciliano del cantante fra la Via Emilia e il West

Certo i tempi non sono più quelli di una volta. Le grandi utopie, cambiano vestito e diventano mostri rappresentati da opere faraoniche fatte di cemento ed eroismo fatto di morti ammazzati conosciuti via etere.
I tempi sono cambiati, e l'arrivo di Francesco Guccini in concerto a Catania il 25 aprile, nel giorno dedicato ad una resistenza che non ci somiglia più e che ci vede anzi nel ruolo antitetico, come forze d'occupazione (beffe delle storia), può far chiedere a qualcuno che ancora riconosce la storia "Che dirà il cantante-autore, che torna in giro per l'Italia per presentare anche il suo ultimo album, Ritratti?"
E la risposta di Guccini non si fa attendere...
"Che dirò? Beh, non so, non ci penso mica prima. Certo l'aria che tira non è di quelle salubri, per il nostro paese. Se dobbiamo assistere allo spettacolo di un ministro che sente annunciare in diretta tv l'esecuzione di un ostaggio italiano in Iraq, e anziché andare di corsa a lavorare seriamente, continua la sua partecipazione alla trasmissione, qualcosa non deve girare per il verso giusto". 

Francesco Guccini viene quindi nella Sicilia del 61 a zero per presentare il suo ultimo album che dal titolo, oltre che al Guccini cantante e autore, poeta e scrittore, ci fa pensare ad un Guccini pittore, l'abum s'intitola infatti "Ritratti". "No, pittore no, suvvia. Nel nuovo disco, come sempre, ho colto l'occasione per raccontare delle storie, partendo da situazioni, protagonisti, circostanze. In questo senso li considero ritratti, in quanto racconti, diciamo, illustrazioni cantate".

Una carrellata di uomini soli, quelli ritratti dal raffinato pennello musicale del cantautore emiliano: Ulisse, Che Guevara, Carlo Giuliani, Cristoforo Colombo. "La canzone su Che Guevara ha un testo di Vasquez Montalban, basato su parole pronunciate proprio dal Che. E si conclude con i saluti a Fidel Castro e ai suoi genitori. Sì, qui davvero c'è l'uomo solo".
Per raccontare invece la tragedia di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8, il racconto della città, genova, che negli anni spesso è stata ritratta da tanti cantautori del colore. Per Guccini quest’ultima corrisponde ad un rischio, perché da sempre si è guardato bene dallo scrivere canzoni che potessero diventare manifesti di illeggittimo possesso strumentale. "Sicuramente questa canzone è stata un rischio, ma ho voluto scriverla lo stesso, tra l'altro in tempi abbastanza lunghi, l'ho completata il giorno di Santo Stefano, perché mi ha molto colpito. E non è centrata sul fatto tragico, ma è raccontata, appunto, attraverso i particolari di Genova, di Piazza Alimonda, che io conosco, come conosco bene il resto della città. Il padre di Giuliani l'ha sentita, gli è piaciuta, ma non ho scritto, ovviamente, un manifesto per qualcuno. Pensando, invece, alla canzone su Colombo, viene in mente una delle battute più belle del film di Benigni e Troisi, "Non ci resta che piangere". Magari se avessimo fermato in tempo Colombo, prima che scoprisse l'America, che cosa ci saremmo risparmiati... Ma per dire serenamente questo, che un po' fa sorridere ma non tanto, bisognerebbe essere liberi. Di pensare, innanzitutto. Di criticare, poi. Libera nos Domine, da tutti gli integralismi".

Francesco Guccini viene in Sicilia, quindi, senza pregiudizi, senza voler rimproverare nessuno, senza bisogno di puntare dita inquisitorie o fare prediche da girotondi, perché in tutta la sua carriera non ha mai nascosto le verità scrivendo di tutto e contro tutto ciò che nascondesse le insidie dell'ipocrisia, dell'informazione manipolata, e viene in Sicilia con la stessa voglia di andare in giro, pur se questo tempo non accetta più né ironia, né rime baciate che non siano effetto serra-terra-guerra. "Io ci vado ancora in giro. E ancora canto, e ancora scelgo occasioni per raccontare, descrivere, mettere a fuoco dalla mia ottica quel che ci accade intorno. Ci vado sì. Perché... mi affascina il mistero delle vite che si dipanano lungo la scacchiera di giorni e strade, foto scolorite, memoria di vent'anni o di una sera".

I commenti di Francesco Guccini sono stati presi da un intervista al cantautore pubblicata sul quotidiano La Sicilia

24 aprile 2004
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