I siciliani, popolo di scrittori, ma scarsi ''consumatori'' di Cultura

Dal primo rapporto Eurispes sulla regione si evince che solo 27,9% di siciliani legge libri

I siciliani consumano poca "cultura" e risentono in una certa misura delle difficoltà economiche. Ma è possibile osservare una indubbia vivacità culturale e creativa, soprattutto per quanto riguarda la musica ed il teatro.
Lo dice il primo rapporto Eurispes sulla regione.

I dati del 2001 indicano che in Sicilia la percentuale dei consumatori di manifestazioni culturali (considerando anche l'occasionale spettatore, cui è capitato di assistere ad uno spettacolo almeno una volta) va dal 7% dei maggiori di anni 6 che hanno assistito ad un concerto di musica classica (è un risultato che colloca la Sicilia in coda alla classifica delle regioni italiane, insieme alla Campania), al 15,5% che ha visto almeno uno spettacolo teatrale (in Italia la media è 18,7%), al 18,2% che ha visitato una o più mostre (sotto questo aspetto la Sicilia precede solo la Calabria) da 27,9% che ha letto almeno un libro (è il dato regionale più basso, insieme a quello della Puglia, mentre la media nazionale si attesta sul 40,9%) ad un 46% di maggiori di anni 6 andati al cinema.

In Sicilia i teatri stabili sono due (se ne contano 15 in Italia): il Teatro Stabile di Catania, che dispone anche di una tensostruttura da 2.500 posti, e il Teatro Biondo di Palermo (950 posti), che dispone anche di una sala, la "Strehler" da 121 posti. A questi vanno aggiunti il Teatro Massimo di Palermo (una delle 13 fondazioni lirico-sinfoniche d'Italia) ed il Teatro Bellini di Catania (uno dei 23 teatri "di tradizione" in Italia). La saggezza popolare siciliana, dice l'Eurispes, spiega "cu pocu teni, pocu duna": vale per i bilanci dello Stato, come per quelli regionali; rispetto al bilancio preventivo per il 2003, i contributi a Enti e Associazioni hanno subito la decurtazione di un 10%: in sostanza, circa 25 milioni di euro. La percentuale degli spettatori siciliani è bassa, anche se, a parziale consolazione, non è la peggiore.

Un'inchiesta del 2000 rileva che in Sicilia la percentuale di persone di 6 o più anni che sono andate a teatro è dell'11,3%. Il dato italiano è 15,5%, ma ad abbassare la media è il Meridione (10,5%). Il dato positivo è che di quell' 11,3%, riferito alla Sicilia, quasi un terzo (28,5%) è andato spesso a teatro, dalle 4 volte in su: segno di un pubblico che dimostra la propria fedeltà con riferimento alla fruizione di questa particolare forma culturale. Rimane un 71,5% di spettatori saltuari, che vanno a teatro dall'una alle tre volte.
Nell'anno 2001 gli spettatori sono stati il 15,5%; ma non si può certo parlare di ripresa. Nonostante l'offerta di spettacoli sia in aumento, le manifestazioni teatrali subiscono una minore presenza di spettatori; i numeri di Palermo evidenziano un esempio significativo: nel 1999 si contano 1.829 rappresentazioni contro le 2.464 nel 2002; l'offerta, dunque, non è mancata, ma i biglietti venduti sono stati 396.945 nel 2002 a fronte dei 603.998 venduti nel 1999.

Il cinema, in Sicilia, sembra aver «trovato» il proprio pubblico: nel 1999 si contavano 6.596.666 spettatori; un calo del tutto trascurabile si registra nel 2000 con 503.831 "affezionati" in meno, ma i dati più recenti riferiti al 2002 mostrano una ripresa che arriva a contare 6.498.845 spettatori. La media dei biglietti per spettacolo scende da 159,74 del 1999 a 129,38 del 2002, ma l' incremento del numero degli spettacoli (più 8.934 in quattro anni) rappresenta il segnale importante dell' apertura di nuovi cinema.

Per quanto concerne la fruizione delle discoteche, poi, il gap rispetto alla media nazionale è particolarmente marcato: il 73,3% dei siciliani, nel 2000, non ha mai frequentato una pista da ballo, contro il 69,4% della media italiana. Ma le difficoltà del comparto musicale coinvolgono anche i consumi tecnologici. Radio, stereo, walkman risultano poco diffusi in Sicilia (ma anche nel resto del Paese): ben il 50,3% delle famiglie siciliane non possiede impianti stereo (contro una media nazionale del 45,2%), percentuale che sale al 67,2% in relazione ai walkman.
Anche per quanto concerne la diffusione di dischi, cd e musicassette i dati descrivono una situazione allarmante: le cassette musicali sono assenti nel 32,3% delle case siciliane e nel 27,6% di quelle italiane. I risultati peggiori riguardano gli altri supporti musicali: il 59,8% delle famiglie siciliane non possiede alcun disco (il dato nazionale è pari al 55,5%); il 57,5% non possiede cd, contro una media nazionale del 48,3%.
Va, d'altra parte, sottolineato che i dati non forniscono un quadro esaustivo del reale interesse nei confronti della musica della popolazione siciliana, poiché non rilevano il mercato nero, che occupa una quota consistente del mercato complessivo.

I dati sulla lettura di libri, per l'anno 200l, confermano il ritratto di una regione caratterizzata da uno scarso consumo culturale. Legge libri il 27,9% dei siciliani, contro il 40,9% degli italiani; nel 64,5% dei casi si tratta di lettori occasionali, che leggono da uno a tre libri l'anno (a livello nazionale, i lettori occasionali sono i1 48,1 %); solo il 5,8% ne legge più di dodici l'anno (meglio solo della Calabria, ultima a 3,8%, e della Puglia, a 5,2%), contro il 12,9% degli italiani. Per quanto concerne la lettura di quotidiani, i dati sono molto al di sotto della media dell' Italia insulare, innalzata dalla Sardegna, dove il pubblico dei lettori di quotidiani non è solo più ampio, ma anche molto più assiduo (il 50,4% dei sardi legge quotidiani per un minimo di 5 volte a settimana, contro il 38,6% dei siciliani). In Sicilia i quotidiani locali fanno registrare le percentuali più elevate di lettori (41,2% per il Giornale di Sicilia, 36,3% per La Sicilia), decisamente superiori anche rispetto a quelle dei quotidiani sportivi. La Gazzetta dello Sport, infatti, segue a grande distanza (22,2%), precedendo La Repubblica (18,1 %).

Fonte: La Sicilia

1 aprile 2004
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