Il bilancio di Manifesta 12: ''Abbiamo imparato tanto da Palermo''

Il bilancio di Manifesta 12: "Abbiamo imparato tanto da Palermo"

Chiude la biennale nomade d'arte che è riuscita a mettere radici in città

[Articolo di Paola Nicita - Repubblica/Palermo.it] - Manifesta chiude i battenti e conclude con una tavola rotonda al Teatro Garibaldi in cui si raccolgono idee e suggerimenti, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando, dell'assessore alla cultura Andrea Cusumano della direttrice di Manifesta Hedwig Fijen, del curatore Ippolito Pestellini del Project manager Roberto Albergoni.

La prima domanda posta è: in che modo Manifesta e Palermo hanno dialogato? La biennale è riuscita a mettere radici in città e ha fatto riscoprire luoghi e connesso spazi, attraverso un dinamismo reciproco.

MANIFESTA 12 PALERMO

L'architetto Maurizio Carta dice: "Ci piacerebbe avere una prosecuzione di Palermo Atlas e rimappare la città. È la grande occasione per il nuovo piano regolatore della città". Un altro architetto, Roberto Collovà sottolinea la riscoperta e riappropriazione di luoghi, "che ha raggiunto una quantità insolita di persone, molti cittadini e ha integrato  dentro il sistema delle mostre tre questioni: Zen, Pizzo Sella, costa Sud. Comprendo sui quali si può proseguire a lavorare. Noi, i palermitani, siamo l'investimento".

Ci si chiede anche perché alcune persone non hanno partecipato, e qui le ipotesi: non è stata percepita come biennale d'arte, ma ha sortito un effetto di rigenerazione urbana. Positiva la coincidenza con manifestazioni come Vie dei Tesori.

MANIFESTA 12 PALERMO

E i problemi? La lingua inglese, la cesura con la città, la mancanza di background culturale legato al contemporaneo, ma anche il costo del biglietto.

Le proposte per il dopo Manifesta emerse dall'incontro sono il mantenimento di una fondazione-piattaforma permanente e di un found raising, auspicando un investimento del Comune e dei privati. Eric Biagi direttore dell'Institut Français Palermo, propone: "Sarebbe bello immaginare una prosecuzione del lavoro di Gilles Clement e Coloco dallo Zen alla Zisa ad esempio".

MANIFESTA 12 PALERMO

L'assessore alla Cultura Andrea Cusumano dice: "Manifesta ci ha dato la visibilità, ci ha permesso di raccontarci. Il cambiamento di prospettiva giunge da fuori, è un input esterno, e non è un dettaglio: è necessario. Manifesta come mostra è finita, come dispositivo dovrà continuare. Ad esempio tramite i festival: queste realtà  devono essere incentivate. E poi resta l'idea di un polo culturale diffuso, mantenendo la capacità creativa della città. Dove sono cresciute le attività culturali, sono cresciute anche quelle economiche. Tante realtà singole che devono imparare a collaborare e conoscersi ".

MANIFESTA 12 PALERMO

Per il sindaco Leoluca Orlando "Manifesta a Palermo ha rafforzato cose che già c'erano, nascoste, coesistenza e autostima. L'armonia tra etica ed estetica. Il messaggio più forte da domani sono le attività che non sono nel programma di Manifesta. Il bus dell'Amat deve continuare a camminare. Post manifesta a novembre, mese dei diritti dei bambini. E poi un'altra biennale di arte contemporanea, Bam nel 2019. Chiedersi cosa avverrà dopo è la migliore conclusione. Gli investimenti sono fondamentali : sulle persone e sulle cose, ad esempio Danisinni. O il grande investimento di Valsecchi su palazzo Butera. Una visione di Palermo condivisa da Manifesta".

Infine la direttrice della biennale, Hedwig Fijen: "In questa edizione Manifesta ha imparato tanto da Palermo, è stata una edizione speciale".

5 novembre 2018
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