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Il cavaliere oscuro

Un film diventato subito leggenda sulla quale aleggiano meledizioni e inquietanti misteri

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Noi vi segnaliamo...
IL CAVALIERE OSCURO
di Christopher Nolan




Con l'aiuto del tenente Jim Gordon e del nuovo Procuratore Distrettuale, Harvey Dent, Batman vuole debellare per sempre il crimine organizzato di Gotham City. Il trio inizialmente sembra potercela fare, ma presto i tre diventano le vittime di un pericoloso malvivente, il Joker, che getta Gotham nell'anarchia e fa sì che il Cavaliere Oscuro si trovi molto vicino ad oltrepassare il confine tra l'essere un eroe e l'essere un semplice giustiziere della notte...
 
Anno 2008
Tit. Orig. The Dark Knight
Nazione USA
Produzione Warner Bros Pictures, Legendary Pictures, DC Comics, Syncopy 
Distribuzione Warner Bros
Durata 152'
Regia Christopher Nolan
Sceneggiatura Jonathan Nolan, Christopher Nolan
Tratto dai personaggi creati da Bob Kane e Bill Finger
Con Christian Bale, Heath Ledger, Morgan Freeman, Michael Caine, Gary Oldman, Maggie Gyllenhaal
Genere Avventura


La critica
"Le ragioni dell'enorme successo del nuovo film di Batman (maggiore incasso assoluto nel primo weekend con 158 milioni di dollari; i fan che, sui blog, lo decretano il capolavoro di tutti i tempi; persino in Italia un esordio da record: 700mila euro in un giorno) sono di due tipi. Il primo è la campagna di marketing, organizzata con sapienza e cinismo a partire dalla morte di Heath Ledger, proseguita con la depressione di Christian Bale e le presunte violenze alla madre; il tutto per creare intorno al film un alone dark. In sé, il soggetto del Cavaliere oscuro non è poi granché. C'è il supercriminale Joker che terrorizza la metropoli di Gotham City, usando la mafia per distruggere Batman; c'è l'ambizioso procuratore Harvey Dent; c'è Rachel, l'ex-amichetta di Bruce Wayne, il riccone alter ego dell'eroe mascherato, che ora sta col procuratore facendo soffrire il giustiziere. Il quale, in seguito a terribili ustioni, diventa Due Facce, altro avversario dell'Uomo Pipistrello importato dai fumetti di Bob Kane. Neppure la morale della storia può vantare un'originalità speciale: verso la fine, su due traghetti stipati di gente e in pericolo di esplosione, si scoprirà che l'umanità non è poi così amorale e corrotta.

Ma qui entra la seconda delle ragioni decisive per l'entusiastica accoglienza di pubblico che ha salutato il debutto del kolossal; ed è il modo in cui il film di Christopher Nolan è fatto. Per gran parte del tempo seguiamo due, tre e anche più azioni che si svolgono in contemporanea: nel momento di maggiore tensione, una s'interrompe e ne subentra un'altra, lasciando lo spettatore sulla graticola nell'attesa di sapere come si risolverà la prima. E così via. C'è un episodio per esempio, in cui Dent e Rachel sono in pericolo di vita in due punti diversi della città; Batman e l'ispettore Gordon si lanciano al salvataggio; Joker evade di prigione facendo una strage. E' il principio sempiterno del "cliffhanger", il film d'azione col cuore in gola; però integrato con la tecnica narrativa delle ultime serie televisive di grande successo, che proprio sulla moltiplicazione dei personaggi e le azioni in parallelo basano la propria efficacia. A fronte di tanta abbondanza di "caratteri" e situazioni, che il ballo in maschera di Nolan profonde senza risparmio, è inevitabile che Batman perda un po' la leadership lasciando spazio agli altri; incluse le godibili caratterizzazioni di Michael Caine, il maggiordomo Alfred, e di Morgan Freeman, il saggio Lucius Fox. Chi ruba la scena all'eroe, però, è lo sventurato Ledger, che rilancia potenziata la leggenda dell'altrettanto sfortunato Brandon Lee del "Corvo" ("il cinema si fa con i cadaveri - diceva Max Frisch - si prendono i cadaveri e li si fa camminare; e questo è il cinema"). Anche se la candidatura postuma all'Oscar di cui tanto si parla è di gusto discutibile, senza dubbio Ledger si è calato nel Joker, a suo tempo interpretato da Jack Nicholson, con una partecipazione al limite del transfert, tratteggiando un malvagio integrale che resta impresso nella memoria. Più che di Bale o di chiunque altro, il film è suo".
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

"Alla sua ennesima cineversione, il nuovo Batman è un flusso torbido di ambiguità e malvagità: era ora che almeno un supereroe mostrasse il suo lato buio. Batman è Christian Bale, Joker era Heath Ledger morto a 28 anni. Il film è lunghissimo (2 ore e 35) e bello".
Lietta Tornabuoni, 'L'espresso'

"Un grande film sull'America post 11 settembre (...) Il cavaliere oscuro è un film sulla tragedia del potere".
Alberto Crespi, 'l'Unità'

"Il film dura la bellezza di due ore e trentadue e mette molta carne al fuoco per tutti i gusti. Inseguimenti, sparatorie, violenza (...), un pizzico di plot amoroso, filosofia spicciola, accenni di tragedia greca, metafore post 11 settembre... Alla fine l'unica certezza è l'inquietudine che ti coglie nel lasciare la sala. E lo chiamano pure svago".
Pedro Armocida, 'il Giornale'

"The Dark Knight è probabilmente il più 'nero' dei Batman realizzati fino ad oggi. La sua non è la cupezza struggente e malinconica che rendeva bellissimi i due film di Tim Burton. Non gli interessa nemmeno la perversa indissolubilità del rapporto tra Batman e The Joker. Bensì l'idea di una cattiveria umana radicale, sadica, che il suo film restituisce anche fisicamente".
Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto'

"Mentre i tre eroi 'positivi' sono costretti a fare i conti con i limiti e il senso delle loro azioni, continuamente messe in discussione da una voglia di vendetta che finirà per travolgere tutto o quasi. In questo modo il film si colora di echi apertamente langhiani, che finiscono per concretizzarsi nell'esplicita citazione della Gloria Graham del Grande caldo, con il volto metaforicamente diviso in due metà, una affascinante e una orripilante. Come infatti succederà al viso del procuratore Dent dopo l'esplosione da cui Batman lo strappa mentre avrebbe voluto salvare Rachel (Maggie Gyllenhaal), la donna amata da entrambi: da un lato conserva il suo volto fiducioso e positivo, dall'altro il fuoco accentua la smorfia orrida e criminale di un essere crudele e vendicativo. E questa idea del volto come indice di moralità (specchio dell'anima?) finisce per diventare una delle chiavi di lettura del film, dall'ossessione di tanti per smascherare il vero volto di Batman al trucco sbavato e ferino di Joker. Che proprio in quella specie di maschera 'non finita', con il rossetto che non rispetta più i lineamenti della bocca e delle cicatrici e la biacca che non copre le rughe e le asperità del corpo, trova la perfetta messa in forma dell'ambiguità e dell'indeterminatezza morale che lo identificano. A cui Ledger aggiunge una recitazione sapientemente inquietante che ha giustamente lasciato il segno e che lo candida a ricevere il secondo Oscar postumo della storia, dopo quello a Peter Finch per 'Quinto potere'. E se alla fine il messaggio di un bambino e il comportamento delle persone stivate nei due traghetti sembrano lanciare un messaggio di speranza e di fiducia nei comportamenti del genere umano, la vera morale del film resta quella di una ambigua lezione sul 'lato oscuro' della vendetta e sui limiti che si possono raggiungere per piegare il Male ai fini del Bene. Anche a costo di tradire la verità."
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

7 agosto 2008
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