Il cielo sopra Termini Imerese

Alcuni operai della Emmegi hanno portato la propria protesta sopra un traliccio alto 40 metri

Alle volte non rimane altro da fare, allora si sale sul punto più alto e da la su si tenta di farsi vedere da tutti, di gridare a tutti per quale ragione si è saliti così in alto.
Facilmente viene da pensare che un tizio salito in un punto così alto voglia farla finita.
La ruota della vita gira male alle volte, e succede di perdere la testa e non voler sottostare più alle regole della realtà, quindi si sale in un posto alto e gridando alle persone la propria disperazione si avverte di essere arrivati al limite.
Succedono queste cose, molto più spesso di quanto si immagina.
Oppure può venire da pensare che siano ragioni veramente importanti che portano un uomo, una mattina, a salire in alto, sopra un pulpito che si staglia verso il cielo, mentre il vento soffia forte e da basso la vita fila liscia come l'olio.

''Sono disperato, non ce la faccio più, non si può vivere con 800 euro al mese, rimarrò qui fino a quando il governo della Regione non si deciderà a incontrarci''.
Questo ha urlato un operaio di 32 anni della Emmegi di Termini Imerese (PA), la fabbrica del gruppo Parmalat che da venerdì scorso è occupata dagli 84 dipendenti attualmente in cassa integrazione, insieme con un suo compagno, dopo essere salito sopra una torretta della fabbrica, alta 40 metri.

I due, sono saliti nel punto più alto della torretta, un vecchio concentratore, mentre dieci metri più sotto ci sono altri due operai, anche loro saliti sul traliccio per la disperazione.
''E' da mesi - dice l'operaio, addetto al reparto di manutenzione - che chiediamo al presidente della Regione di aprire un confronto con l'azienda e i produttori per trovare una soluzione alla crisi. Chiediamo solo una data, non vogliamo la luna, ma Cuffaro non ci ascolta. Chissà se adesso che stiamo mettendo a rischio la nostra vita qualcuno si accorgerà di noi''.

La fabbrica Emmegi produceva i succhi d'arancia che venivano poi commercializzati sotto il marchio della Santal. Dopo il crack Parmalat sopra questa azienda si è vista una nube scura infittirsi sempre più.
Le parole dette dall'operaio, che cadono dall'altezza di 40 metri, se non vengono contestualizzate sembrano appartenere allo sproloquio di un povero pazzo.
''Tutte le altre fabbriche lavorano - prosegue - Solo a noi non danno le arance. Vogliamo sapere perché. Forse qualcuno vuole fare chiudere la fabbrica, ma dovranno fare i conti con noi''.
E pazzo lo si diventa quando, come il nostro operaio, lavori in un posto da 10 anni, hai una moglie e due figli, di 1 e 5 anni, e il lavoro ti viene tolto senza alcuna possibilità di replica.
Guadagna 800 euro al mese e paga 300 euro d'affitto. La moglie non lavora e deve dare da mangiare ai suoi figli.
Come gli altri 83 lavoratori, da sette mesi è in cassa integrazione e ci rimarrà per altre tredici settimane, perché l'azienda non riesce a reperire la quantità necessaria di arance per avviare la campagna di trasformazione prevista per gennaio. 

''E' avvilente a 32 anni - dice l'operaio - chiedere ai genitori quelle 200 euro al mese che mi aiutano ad arrivare a fine mese senza fare debiti''. ''Qui sopra c'è freddo - continua -. Ma io da qui non scendo fino a quando Cuffaro non c'incontra''. Ha chiamato la moglie col telefonino per rassicurarla e racconta che da quando è salito sulla torretta ha ricevuto solo la telefonata di un compagno di lavoro.

Sotto il traliccio i vigili del fuoco hanno sistemato un materasso gonfiabile. ''Sono stanco di questa situazione - aggiunge - Fino a aprile guadagnavo uno stipendio dignitoso, portando a casa fino a 1.500 euro al mese facendo anche le notti, ma adesso non ho quasi più niente. Non posso più uscire di casa, i soldi mi servono per comprare il latte e i pannolini per il bimbo più piccolo e sono disperato''.

Facilmente viene da pensare che si può diventare matto in certe situazioni. Facilmente riesce a comprenderlo bene un operaio, certo non chi la crisi la legge sui giornali.
Ve lo assicuriamo, quell'uomo lì non sta esagerando. Si può diventare matti in certe circostanze.

7 dicembre 2004
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