Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'uso della cannabis nelle terapie contro il dolore

Leggendo la legge Fini-Giovanardi sulla droga (49/2006), si evince chiaramente che la cannabis è una sostanza priva di utilità terapeutica. Secondo il testo del ddl presentato dell'attuale ministro della salute, Livia Turco, al quale il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ieri (in via preliminare), il discorso si ribalta, e si apre la strada alla cosiddetta cannabis ad uso terapeutico e, nel prossimo futuro, contro il dolore cronico sarà possibile acquistare in farmacia medicinali derivati dalla marijuana.
Una novità per l'Italia, non certo  per molti Paesi nei quali è già possibile utilizzare questo tipo di farmaci dietro prescrizione medica, come Usa, Canada, Svizzera, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Germania.

Ma il decreto legge non ci si occupa soltanto della ''liberalizzazione'' dei cannabinoidi ad uso terapeutico, infatti sono anche altri i punti che potrebbero divenatre presto legge. Come, per esempio, il via libera all'utilizzo del normale ricettario del Servizio sanitario nazionale anche per la prescrizione, a carico del Ssn, dei farmaci oppioidi (questo dovrebbe sveltire la procedura evitando difficoltà ai medici nel reperimento dei ricettari), e la possibilità di prescrivere questi non solo per le patologie dolorose croniche, neoplastiche o degenerative, ma anche per le altre forme dolorose. Il criterio sarà quello della gravità/intensità del dolore.
Inoltre, il ministero della Salute potrà aggiornare l'elenco dei farmaci oppiacei prescrivibili in modo semplificato attraverso un decreto, sentito il Consiglio superiore di sanità. Non sarà quindi più necessaria una modifica o abrogazione con legge e un passaggio parlamentare. Attualmente, l'elenco contiene 10 principi attivi (buprenorfina, codeina, diidrocodeina, fentanil, idrocodone, idromorfone, metadone, morfina, ossicodone, ossimorfone). Saranno due i principi attivi di sintesi, derivanti appunto dalla cannabis e già utilizzati all'estero, che verranno inseriti nell'elenco: il Delta-8-tetraidrocannabinolo e il Delta-9-tetraidrocannabinolo, che sono tra i principi attivi delle sostanze stupefacenti. Per la commercializzazione, sarà successivamente necessario un ulteriore passaggio all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Tra le altre misure di semplificazione, il ddl introduce l'abolizione di una larga serie di certificazioni (di idoneità al lavoro, idoneità fisica alla pratica sportiva, vaccinali ecc.). Complessivamente, il ministero ha calcolato ''in tutto circa 5,5 milioni di certificati inutili che i cittadini non saranno più obbligati a richiedere, con un grande risparmio di tempo e denaro''.

Infine, con il disegno di legge messo a punto dal ministro Turco, hanno superato l'esame definitivo del Consiglio dei Ministri le norme per ''la promozione del parto naturale e dei diritti della partoriente e del concepito''. Tra le novità, la promozione del parto naturale, l'introduzione dell'epidurale nei livelli essenziali di assistenza, l'attivazione del 118 per il trasporto del neonato in emergenza, insieme a misure per il superamento delle disparità territoriali nei servizi offerti alle madri e ai bambini.

Soddisfatti dal sì del Consiglio dei ministri Marco Cappato e Rocco Berardo, rispettivamente segretario e vicesegretario dell'Associazione Luca Coscioni, che giudicano la il contenuto del ddl ''un criterio alternativo all'ideologia proibizionista su tutto, anche al buon senso terapeutico''.
Dura, invece, la reazione di Maurizio Gasparri di An che ha accusato la Turco di voler mettere ''ticket di ogni tipo per pronto soccorso e ricoveri e regalare la droga''.  Gasparri sostiene che le possibilità terapeutiche della cannabis sono in discussione da molti anni nel mondo scientifico, ma che i suoi presunti effetti antidolorifici sono conseguibili con moltissimi farmaci già in commercio. ''Non si capisce l'urgenza di questo provvedimento che probabilmente più che a effetti terapeutici guarda all'obiettivo di rendere accettabile l'uso della cannabis''.
Di tutt'altro parere, Ignazio Marino, scienziato e presidente della Commissione igiene e sanità del Senato: ''Sono assolutamente concorde con la linea del ministro nel voler introdurre l'uso terapeutico della cannabis''. Per Marino, alleviare il dolore di chi soffre non è solo un obbligo del medico, ma un diritto del paziente. ''Viviamo nel ventunesimo secolo - aggiunge - e credo che se abbiamo a disposizione mezzi in grado di ridurre le sofferenze, dobbiamo ricorrervi senza difficoltà''.
Del resto, i farmaci antidolore, anche quelli derivati dalla cannabis, non sono certo una novità per Marino. ''Io stesso - ammette - negli Stati Uniti utilizzavo regolarmente un farmaco derivato della cannabis per combattere l'inappetenza e la conseguente perdita di peso nei pazienti sottoposti a interventi complessi, come il trapianto di fegato, o debilitati dalla chemioterapia''.

20 ottobre 2006
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