Il convertito e il dissociato

Mentre il pentito Spatuzza cerca la salvezza nella fede, il boss Filippo Graviano prende le distanze dal suo passato

Gaspare Spatuzza e Filippo Graviano. Due ex mafiosi di primissimo livello, entrambi palermitani del quartiere Brancaccio, entrambi in carcere e al centro, negli ultimi tempi, di quelli che sono i fatti più inquietanti della cronaca italiana e della storia segrta della criminalità organizzata nazionale.
Dalle stragi mafiose dell'inizio degli anni '90 alla presunta trattativa tra Stato e mafia, i due hanno tirato in ballo, chi più chi meno nomi eccellenti della politica italiana, facenti parte della prima e della seconda Repubblica. Secondo i magistrati di Firenze, Palermo e Caltanissetta, due personaggi importantissimi per scoprire le molte verità insabbiate nei decenni trascorsi. Nelle loro parole, nelle loro azioni, nelle loro decisioni, con la giusta interpretazione il disvelamento di un intrigo così importante e grave da far venire voglia a qualsiasi onesto cittadino di scappare via dall'Italia per la vergogna e l'indignazione e tentare di dimenticare, per sempre, di esserlo stato italiano.

Spatuzza e Graviano continuano a riservare sorprese. Adesso si è scoperto che uno è diventato devoto e vuole riappacificarsi con la Santa Romana Chiesa, l'altro invece ha deciso di "dissociarsi" perché oggi è una persona diversa.
Qualunque possa essere la loro più intima verità, le loro parole, e le orecchie di chi quelle parole ascolta da diversi anni, continuano ad essere una minaccia per alcuni - un disegno sovversivo ordito solo per rovinare una parte politica attualmente al governo -, per altri il giusto viatico necessario per arrivare al perché i giudici Falcone e Borsellino sono saltati in aria insieme ai loro agenti di scorta, perché ancora oggi i parenti delle vittime di via dei Georgofili, a Firenze, non sanno chi sono stati gli assassini dei loro cari, perché per le vittime di via Palestro, a Milano, dopo 16 anni ancora non c'è stata giustizia.

La dissociazione di Filippo Graviano - "Da parte mia è una dissociazione verso le scelte del passato che non riguardano il processo svoltosi a Firenze. Oggi sono una persona diversa". Queste le parole che il boss mafioso Filippo Graviano ha detto ai pm fiorentini Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi in un interrogatorio del 28 luglio scorso.
Graviano è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di don Pino Puglisi e per le stragi del '93 oltre ad avere una lunga serie di condanne per mafia ed estorsioni. I verbali con le sue dichiarazioni sono ora agli atti del processo al senatore Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in primo grado a nove anni di carcere. I pm hanno sentito Graviano dopo le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che indica persone "estranee a Cosa nostra" come mandati delle stragi nel '92 in Sicilia e nel '93 nel Continente.
"Faccio un esempio - ha aggiunto Graviano - nel mio passato al primo posto c'era il denaro, oggi c'è la cultura. Sono ragioniere, ho sostenuto 13-14 esami di Economia, sono iscritto alla Sapienza a Roma. Sento l'esigenza di mettere una pietra sopra alle scelte del passato e di impostare un futuro di vita nella legalità".
"Quando crescerà sarà sempre il figlio di... Quando questo ragazzo sarà laureato quale impresa lo assumerebbe col cognome Graviano? Oppure se facesse un concorso statale o regionale lo assumerebbero? Io penso di no" si interroga il boss di Brancaccio durante l'interrogatorio ai pm fiorentini in cui spiega di avere una posizione diversa rispetto alla moglie sul futuro del loro figlio che lui vorrebbe far crescere fuori Palermo. Per un periodo il mafioso riuscì a convincere la moglie a trasferirsi a Roma ma poi la donna volle tornare a Palermo e andò a vivere con la propria famiglia. Per il dissidio sul figlio, spiega Graviano, i rapporti con la moglie si sono interrotti anche se "ci amiamo".
"Il discorso di queste persone, entità, che avrebbero dovuto mantenere l'impegno con noi o con me o con qualcun altro, a me non risultano. Io non ho avuto mai promesse da alcuno e non c'è stato mai nessuno che ha promesso a me qualcosa per alleviare queste sofferenze" ha detto ancora Graviano, ascoltato dai pm fiorentini il 3 settembre scorso dopo che si era già svolto il confronto col pentito Gaspare Spatuzza che parla di un coinvolgimento di personaggi estranei a Cosa nostra nella strategia stragista della mafia. Il riferimento è ad accordi che la mafia avrebbe preso con personaggi istituzionali che avrebbero promesso un alleggerimento del regime carcerario e una revisione dei provvedimenti giudiziari. Graviano, inoltre, si è rifiutato di rispondere ai pm su domande che riguardano le stragi e sull'organizzazione mafiosa Cosa nostra.
I magistrati di Firenze, lo scorso 28 luglio hanno ascoltato anche il fratello di Filippo Graviano, Giuseppe. Anche lui condannato a diversi ergastoli, ha risposto ai pm, riferendosi alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza nell'ambito delle nuove indagini sulle stragi mafiose del '93 e sulla presunta trattativa mafia-Stato. "Ho la luce accesa giorno e notte, la videocamera anche in bagno, altro che leggi razziali. Qui è peggio di Guantanamo. Aspetto una visita per un sospetto tumore da quattro mesi [...] Cosa volete che sappia Gaspare Spatuzza - ha aggiunto - faceva l'imbianchino sarà ricattato da qualcuno. E' facile per lui colorare faceva il pittore". (nella foto a sx Filippo Graviano, a dx il fratello Giuseppe)

Il pentito Spatuzza: "Desidero riappacificarmi con la Chiesa" - Dopo la decisione di collaborare con la giustizia, "una scelta maturata sul profilo religioso", il percorso di 'pentimento' del killer di Cosa Nostra Gaspare Spatuzza assume sempre più i contorni di una vera e propria conversione. Condannato a vari ergastoli tra cui quello per l'omicidio del parroco del quartiere palermitano di Brancaccio, padre Pino Puglisi, assassinato il 15 settembre 1993, Spatuzza nel 2007 ha sostenuto presso il carcere di Ascoli Piceno dove era rinchiuso sei esami, registrati presso l'Istituto superiore marchigiano di Scienze religiose, in materie come 'Introduzione alla Sacra scrittura' o Patrologia.
A riportare la notizia è stato il 'Corriere della Sera'. In una lettera inviata un anno fa al direttore del carcere dell'Aquila, Spatuzza spiegava così la decisione di collaborare: "Solo attraverso il professionale e rassicurante rapporto avuto con i vari organi dello Stato ho potuto compiere il passo della collaborazione. Ma tutto questo è legato sempre a quell'essere cristiano in cui mi riconosco oggi. Così desidero anche riappacificarmi con la mia Chiesa".
Gli investigatori, ha spiegato il quotidiano di via Solferino, sono andati a chiedere lumi della conversione del pentito ai cappellani delle prigioni, e quello di Ascoli ha raccontato di quando Spatuzza lesse sul foglietto della messa una frase di don Puglisi: "Notai che rimase colpito, tanto che lo fece notare alzando in aria il foglietto e facendomi capire che aveva rivissuto in quell'istante il dramma di quel delitto. In quel contesto mi fece presente che sentiva la necessità di liberarsi dai problemi che sentiva dentro". Il cappellano del carcere dell'Aquila, don Massimiliano De Simone, ricorda che "Spatuzza manifestava un'inesauribile necessita' di raccontare il male che aveva arrecato durante la sua carriera criminale; ho avuto modo di notare la profonda vergogna che provava per se stesso e per i gesti compiuti di cui mi raccontava i vari particolari, quasi sempre interrotto dal pianto".
Spatuzza, ha scritto ancora il Corriere, "che nel 2007 ha inviato gli auguri di compleanno a papa Ratzinger ricevendone ringraziamenti ufficiali e la benedizione apostolica", ha pure espresso al cappellano dell'Aquila "il desiderio di poter incontrare qualche parente di una delle vittime, per poter chiedere perdono". Quanto al su futuro, l'ex mafioso immagina "una vita permanente all'interno di un monastero dove poter pregare, lavorare e meditare sulla sua vita, senza tralasciare la possibilità di poter operare proprio nella terra natale, proseguendo l'operato di don Puglisi attraverso il contatto con i giovani".

"Spatuzza dice solo minchiate!" - Il pentito Gaspare Spatuzza "si inventa che io e il presidente Berlusconi nel ‘93 abbiamo fatto un patto con la mafia per prendere in mano il Paese attraverso le stragi, il terrorismo. Come si fa a smentirlo? è esattamente quello che è successo”.

Il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, giovedì scorso ad Ascoli Piceno per un incontro sulle regionali organizzato dal Circolo del Buongoverno, ha ironizzato sulle accuse dell’uomo che ha fatto nuove rivelazioni sulla cosiddetta trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato. E che venerdì 4 dicembre verrà ascoltato a Torino, nel processo d’appello per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dello stesso Dell’Utri (condannato a nove anni in primo grado).
Fuori dal Cinema Piceno, ad aspettare Dell'Utri c'erano una trentina di manifestanti ('grillini', Sinistra, Ecologia e Libertà, ma anche dissidenti del centrodestra) che hanno contestato il senatore gridandogli "mafioso", "ladro", "baciamo le mani", mentre qualcuno sventolava l’agenda rossa scomparsa del giudice Paolo Borsellino e un altro, rivolto all’establishment del Pdl locale, ha urlato "Borsellino era missino, vi dovete vergognare, vergognatevi!".
E' volato qualche spintone fra i supporter del Pdl e i contestatori, e alla fine Dell’Utri se ne è andato in auto, scortato, annunciando che resterà ad Ascoli perché, da appassionato bibliofilo, vuole visitare la Biblioteca comunale. Nel suo intervento pubblico, davanti a 300 persone Dell’Utri ha cominciato proprio dai libri. "Mi hanno accusato di tutte le stragi, anche delle bombe all’Accademia dei Georgofili a Firenze, proprietaria di un libro di agronomia di cui esistono due sole copie al mondo: una a Firenze e una nella mia biblioteca di Milano”. Uno spunto per i magistrati: "se i Georgofili bruciano, il mio libro varrà di più". Poi ha parlato di Spatuzza, le cui "minchiate vengono prese sul serio, e si spendono soldi per giudici e indagini". "Fra poco - ha aggiunto - ci accuseranno anche del crollo delle Torri gemelle", come hanno accusato "me e Berlusconi di voler conquistare il centro storico di Palermo, e di aver fatto un accordo con i capimandamento della mafia. Come se Berlusconi, uno che ha fatto Milano due, avesse bisogno di Palermo". Intanto, ha aggiunto, "il premier si dedica al Paese e viene dileggiato da una sua parte, legata ai poteri forti, che cercano di toglierlo con tutti i mezzi dalla scena". E qui, "senza voler fare paragoni", il senatore ha citato Benito Mussolini e uno scritto della vigilia di Natale del 1937: "perchà - scriveva il duce - spendere queste energie per gli italiani, che mi amano con la stessa facilità con cui odierebbero se la mia stella si offuscasse".

[Informazioni tratte da ANSA, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, LiveSicilia.it]

- Perché i pentiti accusano Berlusconi di Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo (Repubblica.it)

- I Graviano sbugiardano il killer che accusa il Cavaliere di Gian Marco Chiocci (il Giornale.it)

- Sono i soldi degli inizi del Cavaliere l'asso nella manica dei fratelli Graviano di Bolzoni e D'Avanzo (Repubblica.it)

 

 

28 novembre 2009
Condividi:
crio gel anticellulite collistar GEL

crio gel anticellulite collistar GEL

Massaggi e relax
36,40 € 52,00 €
Borsa a Spalla Uomo, 4.50x26x23 cm  GAUDI Linea Bside
Assistenza legale in sede
Preventivi Vetture
Ti potrebbe interessare anche
Vedi tutte le notizie

Offerte & Promozioni

CARGLASS LERCARA FRIDDI

CARGLASS LERCARA FRIDDI

Vetri e cristalli per veicoli - riparazione e sostituzione
CARGLASS CORLEONE

CARGLASS CORLEONE

Vetri e cristalli per veicoli - riparazione e sostituzione
CARGLASS CASTRONOVO DI SICILIA

CARGLASS CASTRONOVO DI SICILIA

Vetri e cristalli per veicoli - riparazione e sostituzione

Aziende consigliate