Il costo del Natale

Quanto costerà il pranzo di Natale? Quanto spenderanno gli italiani per i regali? Quanti rincari nelle Regioni d'Italia?

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Quanto spenderanno gli italiano in queste festività? O per meglio dire, quanto riusciranno a spendere per queste festività gli italiani?
Tra regali natalizi, pranzi e cenoni annualmente le tasche degli italiani si svuotano parecchio, ma il Natale viene una volta l'anno e se non si imbandisce sontuosamente la tavola almeno in questa occasione quando se no? In previsione del taglio delle tasse (come ironico dire) affrontare le spese natalizie in pieno carovita quest'anno non sarà sicuramente semplice, l'impoverimento sparso costringerà gli italiani a diventare mirabili economisti per avere sulla tavola di rosso vestita tutte le leccornie che, si sa, fanno atmosfera e fanno Natale.
Attraverso un indagine di Altroconsumo, vogliamo farci un'idea di quanto gli italiani, in preda alla febbre natalizia e con le tasche leggere, spenderanno per le buccoliche delle festività.
Andando al supermercato e mettendo nel carrello della spesa sedici prodotti - non uno di più non uno di meno - per il cenone di Natale (diciamo: dal cotechino al panettone, dal parmigiano reggiano allo spumante, dalla cioccolata al brandy), alla cassa ci presenteranno in media un conto di un euro e 95 centesimi in più rispetto a un anno fa.
Se al supermercato ci andiamo solo per comprare un panettone e un paio di bottiglie per un brindisi tra amici, mettiamoci in testa che per il panettone (sottocosto esclusi) spenderemo in media il 5,9 per cento in più rispetto a un anno fa (ma anche un più 8,9 se siamo entrati in un supermercato della capitale); per le bottiglie fino al 13,4 per cento in più (addirittura il 17,3 se facciamo l'acquisto, per esempio, a Torino).

Insomma, come afferma Paolo Martinello, presidente dell'associazione dei consumatori Altroconsumo: "I rincari di Natale non rovineranno il cenone delle famiglie italiane. Ma attenzione: il segno "più" accompagna la maggior parte dei prodotti in vendita sugli scaffali di iper e supermercati".
L'indagine sulla spesa di Natale è stata scattata da Altroconsumo tra sabato 4 e mercoledì 8 dicembre. Quattro le città messe a confronto: Roma, Milano, Torino e Palermo. Ventinove gli iper e supermercati visitati (rispettivamente 8 a Milano e Roma, 6 a Palermo e 7 a Torino); 16 i prodotti più significativi inseriti nel paniere; 445 i prezzi presi in considerazione e messi a confronto con quelli registrati esattamente un anno fa sempre dall'associazione dei consumatori.

Alla luce delle grandi differenze riscontrate da città in città, e di punto vendita in punto vendita, se Torino è il capoluogo con più aumenti (2,9), Palermo (ahi noi) resta in assoluto quello dove la spesa per il cenone costa di più.
Anche quest’anno, contro ogni previsione e ogni indicatore economico, è infatti Palermo la regina del caro-spesa di Natale. Spiega Michele Cavuoti, responsabile delle ricerche di mercato di Altroconsumo: ''127 euro e 28 centesimi il costo complessivo dei sedici prodotti nel paniere contro una media di 123,69''. La seguono a ruota Roma (124,27 euro) e Torino (123,93). Mentre a Milano va il primato della spesa-conveniente (120,44).
"Questione di concorrenza - dicono da Altroconsumo -, che (a differenza del capoluogo siciliano) nella grande distribuzione di Milano c’è. E premia i consumatori".
Ma Palermo è anche l'unica città dove non ci sono stati rincari. Anzi: l’unica che registra un segno meno (anche se minimo, -0,1%). Mentre Torino presenta il maggior balzo all’insù: "Complessivamente del 2,9 per cento, con punte del 13,6 e del 17,3 per spumanti e prosecchi", continua Cavuoti.

Non c’è però capoluogo che si salvi dal segno "più". Ci sono state sì diminuzioni interessanti, ma i prezzi della maggior parte dei prodotti nel paniere sono numericamente aumentati. Il segno "più" compare davanti al 42 per cento dei prodotti, quello «meno» solo davanti al 28 per cento di questi.
Il consiglio quindi ai consumatori? "Occhio ai cartellini e a non scegliere il negozio della spesa in base alle offerte sottocosto". Ma soprattutto: "Infilate nel carrello tutti i prodotti non natalizi che potete". Come dire, basta fare attenzione alle marche tipicamente natalizie e cercare una valida sostituta. Per esempio: Il tradizionale cotechino di Modena (Fini) costa il 6,6 per cento in più rispetto allo scorso anno (l'8,2 a Torino), mentre il prosciutto di Parma l'1,7 per cento (a Palermo il 6 %). Un raro segno meno invece per il parmigiano reggiano (-5,8%) e per l'orata (-1,1).
Per il dolce, meglio il pandoro al panettone: il primo (Bauli) è diminuito dell'1,1 per cento; il secondo (Motta) è aumentato del 5,9.
Per i brindisi tutto molto caro sia per gli amanti del prosecco che dello spumante (sempre se ci si dirige verso l'etichetta patinata): il Carpenè Malvolti prosecco di Conegliano ha subito in media un balzo all'insù del 13,4 per cento; una di Spumante d'Asti Docg Cinzano del 3,3. La consolazione arriva a fine cenone, durante la digestine magari davanti al caminetto con un bicchiere di brandy in mano: unico segno "meno" quello di una bottiglia di Vecchia romagna etichetta nera. Ma anche in questo caso non all'ombra della Mole Antonelliana, dove il rialzo è stato di oltre il quattro per cento.

E gli occhi vigili dei paladini dei consumatori, in virtù dell'aumento dei prezzi proprio durante le festività, si moltiplicano subito pronti ad avvertire il povero acquirente che cerca solo di abbuffarsi, almeno per le feste, in maniera innocua. infatti non c'è soltanto Altroconsumo a tenere d'occhio i prezzi dei prodotti.
Anche quest'anno Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha elaborato una indagine sui prezzi di alcuni prodotti che caratterizzano il Natale (alimentari, regali, addobbi per la casa, viaggi), confrontandoli con quelli del 2003.

Dal 2001 ad oggi le famiglie italiane hanno ridotto di circa il 60% le spese relative alle feste di Natale (-15/20% Natale 2004 rispetto Natale 2003) - afferma Intesaconsumatori - a causa del carovita e dell'indebitamento presso banche, finanziarie (credito al consumo) ecc. , che hanno caratterizzato questi 3 anni.
Le famiglie che decideranno di effettuare sotto le feste i medesimi acquisti fatti nel 2003 (regali, alimentari, addobbi per la casa, ecc.) spenderanno circa il 15% in più rispetto lo scorso anno, con un aggravio di spesa per famiglia stimabile tra gli 80 e i 100 euro.

Di seguito la tabella di Intesaconsumatori che mette a confronto i prezzi dell'anno scorso con quelli di quest'anno, di vari prodotti natalizi.
- Natale 2004: I prezzi delle Festività

14 dicembre 2004
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