Il digiuno di Cuffaro

Le forti critiche e le minacce del presidente della Regione siciliana contro la finanziaria del governo nazionale

Si dice pronto a impugnare le norme della finanziaria nazionale che danneggiano la Sicilia, e ad abbandonare la conferenza dei presidenti delle Regioni se non otterrà il sostegno degli altri governatori nella sua battaglia. Salvatore Cuffaro alza il livello dello scontro con il governo Prodi cui contesta la manovra approdata in Parlamento, e minaccia addirittura di fare lo sciopero della fame se passerà la finanziaria.
''Prodi riuscirà a farmi fare quello che Berlusconi non è stato capace: dimagrire. Farò lo sciopero della fame dentro Palazzo Chigi se la legge finanziaria che penalizza la Sicilia non sarà cambiata''.
Queste le esternazioni fatte dal presidente della Regione siciliana nel corso della seduta straordinaria dell'Assemblea siciliana di ieri mattina.

''La legge che i due rami del Parlamento si apprestano a esaminare vedrà la Sicilia visibilmente e concretamente penalizzata. Si tratta di scelte che attengono a vari settori della società e dell'economia e che rischiano di provocare un oggettivo danno alle nostre finanze regionali talvolta direttamente, altre volte indirettamente perché rivolte ad alcuni settori particolari colpiti da decisioni che ne possono rendere più complessa l'attività o lo sviluppo''.
Cuffaro ha contestato, in particolare, l'articolo 101 che aumenta l'attuale quota di compartecipazione della Sicilia alla spesa sanitaria (oggi al 42,5%) di 2,5 punti percentuali l'anno dal 2007, con un ulteriore aumento di circa 250 milioni di euro l'anno per la spesa sanitaria regionale per i prossimi 3 anni. ''Il dato più eclatante riguarda come tutti sanno la Sanità - ha osservato - la situazione in cui ci troviamo deriva dalle scelte operate da un altro Governo di centro-sinistra che con l'allora Ministro della Sanità Rosi Bindi elevò la nostra quota di compartecipazione oltre ogni altro limite regionale, portandolo a quel fatidico 42,5% che già in questi anni si è rivelato un vincolo difficile da rispettare, sulla base dell'ipotetica previsione di incremento del nostro Pil che era tutto da verificare''. Con l'ulteriore crescita della quota, quindi, ci sarà ''un aumento per complessivi 750 milioni di euro a regime nel 2009 - ha sottolineato Cuffaro - rendendo insostenibile l'intera situazione finanziaria. Ma come è possibile - ha detto provocatoriamente rivolgendosi ai Ds - voi dite che la Sicilia non è cresciuta e il governo nazionale ci riserva un trattamento degno delle regioni che hanno avuto un aumento considerevole del Prodotto interno lordo...''.

Cuffaro ha poi annunciato che giovedì prossimo avrà un incontro con il presidente del consiglio e con altri presidenti delle regioni: ''Chiederò alla Conferenza dei presidenti delle Regioni di votare no all'aumento della quota di compartecipazione della Sicilia alla spesa sanitaria. In caso contrario annuncerò l'uscita dalla stessa Conferenza. Poi impugnerò tutte le norme che danneggiano l'Isola e non farò applicare quelle che in forza del nostro Statuto hanno bisogno del nostro consenso''.
''Oggi - ha proseguito Cuffaro - ci si chiede un ulteriore aumento del 2,5% per i prossimi tre anni (così da giungere alla fatidica soglia del 50%) pari ad una somma in valore assoluto di 300 mila euro per il solo primo anno, che certamente non potrà che aggravare una già difficile situazione. Non possiamo consentire, in ogni caso, che lo Stato addossi per intero il peso della sanità alla Sicilia; esso dovrà, comunque, garantire i livelli minimi dell'assistenza che sono e rimangono a suo carico''.

Cuffaro è poi ritornato sul tanto sventagliato intento ''quasi persecutorio'' del governo Prodi nei confronti della Sicilia. ''Con una norma apposita si decide la soppressione per il 2007 del finanziamento al Centro di Ricerca biotech Rimed sul quale tante speranze abbiamo riposto, soprattutto per i nostri giovani laureati più preparati, senza proporre identico provvedimento per analoghi centri di ricerca posti in altre regioni''.
Poi è stata la volta del discorso sul Ponte sullo Stretto e della società ad esso connessa: ''Si decide in modo perentorio, - ha detto - che essa sia privata del finanziamento statale, prevedendo al contempo il suo allargamento ad altri soggetti e aumentandone a dismisura le finalità, che possono essere svolte anche all'estero. Il risultato finale è presto detto: consentendo in teoria alla società di far molto di più, nei fatti le sarà impedito di fare ciò per cui era stata creata''.

Cuffaro ha inoltre lamentato il previsto aumento fino al 10% della contribuzione delle aziende per gli apprendisti che, secondo lui ''provocherà un indubbio aumento dei costi per le nostre aziende che, essendo di piccole dimensioni, dovranno far fronte ad oneri contributivi maggiori''.
''Vi sono poi due articoli - ha proseguito - nella Finanziaria che prevedono la chiusura di due Istituti di significativa importanza per la formazione del personale della scuola e della pubblica amministrazione. Il primo è l'Irre (l'Istituto Regionale per la Ricerca Educativa), che svolge da anni in Sicilia un ruolo di assoluto rilievo nella formazione dei docenti delle scuole, le cui funzioni dovranno essere assunte da una Agenzia per la scuola, che farà capo alla Direzione regionale scolastica. L'altro è la Scuola superiore della pubblica amministrazione di Acireale di cui si prevede la chiusura, malgrado i costi siano irrisori per lo Stato e ben maggiori per la nostra Regione e la cui attività nel settore della formazione pubblica è ben nota e apprezzata in tutta la Regione''.
Il governatore, infine, ha  contestato anche ''l'imposta di ingresso per i visitatori che scelgono di giungere in Sicilia: un provvedimento certamente punitivo per la nostra regione, di cui è difficile scorgere i vantaggi immediati o indotti''.

Alle tante critiche avanzate da Cuffaro alla manovra economica del governo Prodi, è arrivata compatta la risposta dei capigruppo dell'Unione all'Ars: ''La finanziaria nazionale inverte una tendenza e punta allo sviluppo e all'infrastrutturazione, utilizzando i fondi del cuneo fiscale, rimodulando quelli previsti per il ponte e stanziandone di nuovi, ad esempio per il credito d'imposta e la fiscalità di vantaggio: e la Sicilia avrà più di quel che aveva''.
''Per il centrosinistra - ha detto il capogruppo dei Ds Antonello Cracolici - la relazione di Cuffaro è una dichiarazione di guerra che serve a nascondere il fallimento del suo governo, nei cinque anni passati, e nella manovra finanziaria appena approvata dalla giunta, che conterrebbe cifre false, e non basterebbe nemmeno alla copertura delle spese obbligatorie, a partire dalla Sanità. Il deficit sarebbe più grave di quello ammesso dal governo regionale e non vi è alcun segno d'inversione di rotta: si prosegue sulla strada degli sprechi, anziché su quella del rigore''.
Per Rita Borsellino, deputato regionale e leader dell'Unione siciliana, quello del governatore è stato ''un intervento inopportuno e propagandistico. Cuffaro - ha detto Borsellino - non è credibile. Come si fa a gridare allo scandalo per gli effetti della finanziaria nazionale sulla sanità quando in questi anni il governo Cuffaro, proprio nella sanità, ha prodotto il deficit più disastroso che l'Isola ricordi?''. ''Sugli interessi dei siciliani - ha continuato - non si tratta e non si bara. E' per questo che domani sarò a Roma per incontrare esponenti del governo e chiedere alcuni miglioramenti alla finanziaria. Ma è per lo stesso motivo che giudico inopportuno e dannoso l'atteggiamento propagandistico del presidente Cuffaro che costruisce uno scontro col governo nazionale per non affrontare le proprie responsabilità e non dar conto ai siciliani del proprio operato e delle scelte che ha fatto e continua a fare''.

Sul tanto travagliato discorso del Ponte, nuove affermazioni sono invece arrivate dal Governo nazionale. Il vice premier Francesco Rutelli, intervenendo al meeting dell'American chamber of commerce in Italia, ha infatti detto di essere favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto, ma che essa non è una priorità. ''Io - ha spiegato Rutelli - non sono contrario al ponte, ma quando si hanno risorse come quelle che abbiamo noi per le opere pubbliche bisogna prima completare i cantieri e le opere fondamentali, come la Salerno-Reggio Calabria, le ferrovie in Sicilia. Alla fine non ho nulla in contrario al ponte, ma se ne deve parlare al termine di tutte le priorità''.

11 ottobre 2006
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