Il fallimento della legge Bossi-Fini

Bocciata per incostituzionalità la legge sull'immigrazione. Una legge coercitiva, inadeguta e inefficace

La Consulta ha bocciato la legge "Bossi-Fini" sull'immigrazione dichiarandola "parzialmente incostituzionale". Sostanzialmente sono state rese note dalla Consulta le riserve nella parte in cui la legge prevede che l'immigrato possa essere espulso, dopo essere comparso davanti al giudice per la convalida del provvedimento, senza contraddittorio e garanzie di difesa.
In sostanza la tesi sostenuta dall Consulta è che la tutela della difesa non può venire meno per garantire il controllo dei flussi migratori.
E’ stata così bocciata anche la possibilità di eseguire l’accompagnamento alla frontiera da parte del questore prima che ci sia la convalida da parte dell’autorità giudiziaria. Con diversa sentenza la Consulta ha anche annullato la parte della norma che prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per lo lo straniero che abbia violato, senza giustificato motivo, l'ordine di allontanamento dall'Italia entro 5 giorni,  che va contro la  Carta fondamentale. Secondo la Consulta, questa norma "non trova nessuna copertura costituzionale", anzi contraddice due articoli della Carta: l'articolo 3 che sancisce l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l'articolo 13 che legittima l'adozione da parte dell'autorità amministrativa di provvedimenti che incidono sulla libertà personale solo in casi eccezionali di necessità e urgenza.

Secondo i giudici costituzionali il procedimento di convalida  ''non prevede alcuna contestazione o audizione dell'interessato, né qualsivoglia forma di contraddittorio o difesa, così da riservare al giudice un'controllo puramente formale sul decreto'''. ''Inoltre - prosegue la Consulta - il medesimo provvedimento del questore è immediatamente esecutivo e non è prevista alcuna forma di opposizione avverso lo stesso, nè alcuna possibilità di 'sospensione' da parte dell'autorità giudiziaria. E' poi escluso - aggiungono i giudici costituzionali - che l'eventuale provvedimento che nega la convalida (o la mancata convalida nelle 48 ore) 'abbia alcun effetto risolutorio (di inefficacia)', e che il provvedimento di convalida sia soggetto 'ad alcuna forma di reclamo o ricorso'''. Manca in definitiva, sempre secondo la Consulta, ''un definitivo controllo preventivo di legittimità e di merito da parte dell'autorità giudiziaria'' tanto che la convalida del provvedimento del questore può intervenire anche ''ad espulsione già avvenuta''.

A parte l'incostituzionalità riscontrata dalla Consulta, già da tempo comunque l'attuazione della Bossi-Fini si era rivelata non esattamente efficace e le contestazioni contro la legge, oltre alle denuncie di difficile applicabilità e sostanziale inefficacia da parte delle autorità operanti nelle zone più soggette agli sbarchi clandestini (leggi qua), hanno trovato un ulteriore conferma nella gestione della vicenda Cap Anamur, denunciata con un comunicato congiunto - che pubblichiamo di seguito -, dai missionari comboniani, da diversi gruppi politici, dalle associazioni e organizzazioni umanitarie di Agrigento, con le parole di padre Ernesto Calducci.

Migrazioni: politiche da rifare
Dopo tre settimane di assedio con attesa nelle acque internazionali e dopo l'azione di forza del comandante, dettata dallo stato di profonda prostrazione cui erano caduti i 37 naufraghi raccolti dalla Cap Anamur, sembrava che il governo italiano avesse finalmente scelto la strada dell’intervento umanitario, concedendo lo sbarco a Porto Empedocle e questo era stato accolto da tutti noi con speranza per il futuro di queste sventurate persone.

Poi i profughi sono stati portati al Centro di permanenza temporaneo (e trasferiti il 14 luglio nel centro di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta, per essere sentiti dalla Commissione centrale per l'asilo, ndr) e si è cominciato a mettere in dubbio la loro provenienza dal Sudan. Il comandante della Cap Anamur, il presidente dell'Associazione Cap Anamur ed un ufficiale della nave sono stati arrestati per favoreggiamento all'immigrazione clandestina.

Denunciamo fermamente quanto sta avvenendo.
Padre Cosimo Spadavecchia ha grande conoscenza di queste popolazioni per avere passato 18 anni in Sudan e altri 18 anni in Egitto con i profughi Sudanesi; ne conosce gli usi, i costumi, i nomi più diffusi. Padre Cosimo è rimasto gli ultimi tre giorni a bordo della Cap Anamur con i 37 profughi e la sua esperienza e la sua conoscenza non lasciano dubbi: la maggior parte di questi profughi proviene dal Sudan.
La Cap Anamur non ha mai nascosto le sue finalità umanitarie ed il suo impegno nei confronti dei profughi, principalmente quelli che si trovano a fuggire in mare. Da 25 anni vive questa missione umanitaria ed oggi è testimone che il Mediterraneo è diventato un immenso cimitero per buona parte di sventurati che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalle malattie.
La Cap Anamur ha raccolto questi 37 profughi e non poteva che accompagnarli nel porto che ha ritenuto più sicuro: Porto Empedocle. Quest'azione umanitaria è diventata reato, anzi il più abietto dei reati assimilato quasi alla tratta degli schiavi.

"La giustizia non salva – diceva don Primo Mazzolari – poiché il diritto alla vita, nel cuore di chi ama, sta prima del diritto alla giustizia". Sta in questa contraddizione tra sentimenti umanitari e comportamenti "istituzionali", il volto della politica sull’immigrazione del governo italiano.

L’azione della Cap Anamur ha fatto emergere ancora una volta l’inumanità della legge Bossi - Fini e l'inadeguatezza delle direttive europee sulle politiche dell'emigrazione. Quale fine ha l'aver messo in dubbio la provenienza di questi profughi: espellerli e riportarli velocemente in Africa, abbandonandoli in un cimitero di guerre e di fame, avendo avuto l'arroganza di essere sopravvissuti al cimitero d'acqua del Mediterraneo, con l'aiuto dei volontari della Cap Anamur?

Quale fine ha l'arresto del comandante e del presidente della Cap Anamur: mettere in discussione il più elementare ed il più antico dovere di ogni marinaio nel soccorrere quanti si trovano in pericolo? Un dovere internazionale che nemmeno in tempo di guerra era mai stato messo in discussione.
L'Europa ed ogni singola nazione "civile" devono interrogarsi sulla solidarietà internazionale.
Non basta qualche intervista che pone l’accento sull’approccio umanitario al problema; è necessario urgentemente ripensare a livello europeo le politiche sull’immigrazione e sulle grandi disparità sociali che ne sono causa.

Comunicato a firma di:
I missionari comboniani – Emergency - Osservatorio sociale cittadino di Licata e centro 3P (padre Pino Piglisi) - Osservatorio permanente sull’immigrazione di Agrigento - Forum sociale di Aragona - Agorà delle donne di Agrigento - Laici comboniani di Palermo - Cgil di Agrigento - Cisl di Agrigento - Ds provincia di Agrigento - Prc provincia di Agrigento - Pdci provincia di Agrigento - Margherita provincia di Agrigento - Italia dei Valori provincia di Agrigento - Rete Antirazzista Siciliana

Legge sull'immigrazione

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16 luglio 2004
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