Il fenomeno Mobbing nella provincia di Trapani. I risultati della Cisl dopo 4 anni di segnalazioni

La Cisl ha reso noto quanto il fenomeno mobbing è presente nel trapanese grazie agli sportelli anti mobbing

Abbiamo già affrontato il problema del Mobbing, e abbiamo purtroppo appurato che si tratta di un fenomeno che con il passare del tempo ha visto una sempre più crescente estensione (Rubrica di Guidasicilia del 13 ottobre 2003).
Un fenomeno che in Italia sta assumendo sempre più delle dimensioni preoccupanti, si parla infatti di oltre un mi­lione di lavoratori nel territorio nazionale, vessati da capi e da colleghi sui posti di lavoro, sia nel setto­re privato che nel settore pubblico, che si riducono in condizioni psico-fi­siche irreversibilmente debilitate.
Diversi sono i percorsi fattibili affin­ché il Sindacato possa tutelare, prima sul ver­sante della prevenzione poi su quello della soli­dale assistenza, ade­guatamente i lavoratori.
E ovvio che il Sindacato non deve soltanto potenziare la tutela collettiva dei lavoratori ma deve an­che convincere le persone a non subire angherie, soprusi o peggio.
Il lavoratore che si trovasse in tali si­tuazione deve potersi rivolgere con fiducia ai rappresentanti sindacali per avere una tutela individuale. La Cisl si è impegnata a cercare mezzi, metodologie ed operatori adeguati per contrastare duramente questa ignobile negazione di uno dei diritti più sacri per una persona, vale a dire mantenere il suo benessere psicofisico sul posto di lavoro.

Uno dei mezzi utilizzati dalla Cisl è quello di istituire in varie province degli sportelli che si occupano appunto di raccogliere le segnalazioni riguardante il Mobbing.
Dai risultati resi noti dalla ricerca svolta in base alle segnalazioni, si è appreso che il pubblico impiego del trapanese non è affetto da mobbing.
Provincia, Comuni e enti locali regionali ne sono esenti, a differenza di altri comparti. Questo si deduce stante i dati forniti dalla Cisl attraverso il suo sportello che si occupa di Mobbing nei territori compresi tra Castelvetrano, Trapani e Marsala.

I dati resi noti riguardano un periodo di rilevamento che va dal 2000 al 2004: in questo arco temporale sono state le donne più degli uomini a rivolgersi allo sportello, 66 per cento di donne contro il 34 per cento di uomini. Gli uffici dove sono stati riscontrati casi di mobbing appartengono al ministero della Difesa, alla sanità pubblica, alle banche, al trasporto e in particolare a quello ferroviario, alla scuola, al commercio e segnatamente la grande distribuzione, alle Poste, alla formazione professionale.

"Casi di mobbing - dicono dalla Cisl - sono stati riscontrati negli uffici dei settori difesa (7 per cento), sanità pubblica (10), banche (3), trasporto (28), scuola (14), commercio (14), poste (7), formazione professionale (17)".
La percentuale che più allarma riguarda il genere di mobbing che è stato praticato: è quello cosiddetto «strategico», ossia finalizzato ad ottenere le dimissioni del "perseguitato" o "perseguitata" o per creare casi di licenziamento. La rilevazione condotta dalla Cisl infatti ha permesso di scoprire che il 48 per cento di denunce di mobbing sono classificabili in questo modo, mentre per il 28 per cento si tratta di casi di mobbing esercitati da superiori, il 3 per cento da pari grado, 14 per cento sia da superiori che da pari grado contemporaneamente, per il 7 per cento si tratta di casi rientranti nello stesso momento sotto i profili "strategici" e da pari grado.

"Il mobbing strategico - prosegue la nota della Cisl - per il 21 per cento è stato riscontrato nel settore trasporti, 14 per cento nel commercio-grande distribuzione, 7 per cento poste e 3 per cento banche".
Colpiti da mobbing in maggioranza sono soggetti compresi tra i 45 ed i 50 anni, 27 per cento; nel complessivo i casi trattati all'86 per cento riguardano dipendenti di ruolo, il 14 per cento dipendenti di ruolo collocati a prestazione part time.
A denunciare mobbing sono stati in particolare dipendenti delle fasce medio-alte della scuola, formazione professionale e commercio (14 per cento), e dipendenti delle categorie "basse" dei trasporti (21 per cento).

22 giugno 2004
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