Il fu ''virile maschio italiano'' adesso si vergogna sempre più e va dall'andrologo con il centimetro

Ebbene, bisogna pure che in molti se ne facciano una ragione e che accettino la realtà dei fatti: il tempo del virile ''Maschio Italiano'' è finito!
Due italiani su tre, tra i 20 e i 40 anni, hanno problemi sessuali. La metà va dall'andrologo perché ha dubbi sulle dimensioni del pene; il resto fa i conti con eiaculazione precoce, deficit erettile, mancanza di libido e infertilità.
Quello che è emerso dal III congresso nazionale 'Progressi in Andrologia', che si è tenuto a metà settembre a Villa San Giovanni (Rc), fa cadere in picchiata il mito dell'italiano campione di sesso.

''Sono sempre più numerosi i pazienti che si rivolgono a noi perché ossessionati dalla dimensione del pene'', ha affermato il professor Andrea Ledda, andrologo e direttore scientifico del congresso. ''Sono giovani, tra i 20 e i 40 anni, di cultura media, molti studenti, con alle spalle una sfilza di storie finite con giovani donne - osserva -. Tutti alla ricerca della risoluzione del grande problema che li assilla: la lunghezza inadeguata, secondo loro, del proprio pene. Ma nell'80% dei casi le dimensioni rientrano nella norma''.
''Questi giovani uomini - ha spiegato il professore - arrivano con stampate in testa le misure accuratamente prese e spesso con esempi di altre lunghezze avute da qualche amico per un confronto. Numerosi soffrono di eiaculazione precoce, hanno problemi di erezione e erroneamente imputano questi disturbi proprio alla dimensione del loro organo sessuale e pensano di non saper fare sesso. E, la responsabilità è la pornografia sempre più diffusa. La visione di film hard e la frequentazione di siti porno, sviluppano nei giovani uomini la convinzione che il sesso sia solo penetrazione, e molto aggressiva, con prestazioni tali da parte del maschio che sono però possibili solo con attori dopati di testosterone e simili. Ma il sesso, in un normale rapporto di coppia, non è quello dei film e del web. E da qui comincia la depressione da insoddisfazione sessuale: il maschio si scopre diverso da certi modelli e si sente inadeguato''.

Ma siccome il buon senso e l'intelligenza difficilmente attecchiscono nelle menti bacate dai luoghi comuni e dalla deficienza mediatica, il numero delle vittime della ''Sindrome di Pollicino'' va aumentando e la soluzione la ricercano nella chirurgia plastica!
Sono infatti ''circa 20.000 all'anno i maschi italiani che richiedono un intervento chirurgico di allungamento all'organo genitale. E la percentuale di chi ne avrebbe davvero bisogno non supera il 3-4%''. In più del 95% dei casi, inoltre, le ragioni del ritocco sarebbero ''puramente estetiche''.
A denunciare questo fenomeno, una vera e propria malattia che dal 1891 i medici chiamano 'dismorfofobia' e che colpisce sempre più giovani e giovanissimi, sono stati gli esperti della Sia (Società italiana di andrologia), che alla fine di settembre si sono riuniti all'università degli Studi di Milano.

A bussare alla porta dell'andrologo, muniti di centimetro ''molte volte sono anche i ragazzini di 14-15 anni'', ha spiegato il consigliere Sia, Ciro Basile Fasolo.
E così, proprio come alcune coetanee chiedono a mamma e papà un seno nuovo per Natale o per la promozione a scuola, ''spesso anche i maschi giovanissimi avanzano la richiesta ai genitori. Ma all'origine di tutto questo c'è un gravissimo problema psicologico - ha sottolineato l'esperto - un dramma che la chirurgia non risolve, ma può solo peggiorare''.
Ma qual è l'identikit dell'uomo italiano ossessionato dalle misure 'intime'? ''Nella stragrande maggioranza dei casi l'età di chi chiede l'intervento va da 14-15 anni a 35-40 - ha spiegato il prof. Fasolo -. E alla base non c'è quasi mai un problema organico. Sono giovani con tratti psicologici ossessivi, affetti da una timidezza che diventa fobia sociale. Stanno male con se stessi e stanno male con gli altri. Quando iniziano a frequentare gli spogliatoi delle palestre o dei campi di calcio la loro insicurezza aumenta, trasformandoli in soggetti auto-osservatori: si fotografano, si guardano allo specchio, si misurano e alla fine arrivano dall'andrologo''. ''E se ne trovano qualcuno che accetta di accontentarli, alla fine non sono comunque contenti. Vogliono di più, perché il disagio vero rimane e cresce''. Da qui la necessità di ''un lavoro di squadra con psichiatri e bioeticisti, per aiutare questi pazienti ad accettarsi a fondo''.

E a confermare l'allarme sono i numeri: ''Nel 2002, nel corso della II Settimana di prevenzione andrologica - ha raccontato Edoardo S. Pescatori, direttore del 'Giornale italiano di medicina sessuale e riproduttiva' -, la Sia ha selezionato a caso un campione di 2.392 uomini che avevano aderito all'iniziativa. Ebbene, abbiamo verificato problemi di dismorfofobia in 414 dei maschi esaminati. Non solo. Abbiamo calcolato che la 'misura media' dell'uomo italiano è di 13,5 centimetri. E la maggior parte di chi chiede un allungamento raggiunge o supera i 14 centimetri''. Insomma, non avrebbe alcun motivo di arrossire davanti a partner o amici.

Infine, bisogna ricordare che tali immotivate frustrazione e depressioni portano spesso ad una conseguenza, che oseremmo dire inevitabile: il dificit erettile. Infatti sono sempre più in aumento gli uomini che accusano questo disturbo che, comunque, non è dovuto soltanto alla depressione. ''Questo fenomeno - ha spiegato il prof. Nicola Ilacqua - è collegato al diffondersi di errate abitudini di vita, alimentazione ipercalorica, sedentarietà, tabagismo, con una conseguente crescita epidemiologica dei casi di diabete, dislipidemia, ipertensione arteriosa, cardiopatie, che costituiscono il fattore predisponente ad ammalarsi di deficit erettile. E' importante constatare che sono sempre più i pazienti con deficit erettile che si rivolgono ai centri andrologi pubblici per farsi curare. Purtroppo questi centri sono ancora pochi e mal distribuiti sul territorio''.

Quindi, una vita sana aiuta sempre e comunque, per il resto sarebbe bene che ognuno si tenesse il proprio pene senza che questo diventi motivo di... pene.

6 ottobre 2006
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