Il ministro dei Beni Culturali, Urbani, fa dietro front sul ''decreto cinema'' appena approvato

Contraria pure la maggioranza, sulla legge che punisce il download di file ad uso domestico

Le Associazioni per i diritti civili e Internet provider sono rimaste sconcertate davanti al "decreto cinema" approvato in Consiglio dei Ministri. Secondo intervento in materia di copyright digitale varato dal governo in meno di un anno, il decreto prevedeva pene amministrative fino ad un massimo di 1.500 euro per chiunque scarichi illegalmente film da Internet ed assegna ai provider un inedito ruolo di guardiani della Rete.
Secondo l'Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica e Interattiva (Alcei) il decreto Urbani è stato "l'ennesima legge papocchio, inutile, inefficace e pericolosa", che "instaura qualcosa che somiglia molto a uno 'stato di polizia', con la persecuzione delle intenzioni, l'obbligo di delazione, la violazione della vita e della comunicazione".
Inevitabilmente sono scattate le proteste, e non solo dai diretti interessati, ma anche da una parete della maggioranza che al decreto proprio non ha creduto.

Di conseguenza al ministro Giuliano Urbani non è rimasto altro da fare che invitare i deputati che stanno esaminando il suo decreto alla Camera a cancellare dallo stesso le sanzioni previste a carico degli utenti o, più precisamente, a non sanzionare il download di file (la possibilità di scaricare file da Internet)  ad uso personale.
Il nuovo approccio presentato ai deputati della Commissione Cultura che stanno esaminando il provvedimento ha incontrato l'apprezzamento di maggioranza ed opposizione. Fin dal suo primo apparire il decreto aveva sollevato una enorme quantità di critiche facendo emergere un orientamento diffuso, anche nella maggioranza, per apporre modifiche sostanziali al testo messo a punto dal titolare del dicastero dei Beni culturali e approvato dal Consiglio dei Ministri. Oltre al ministro delle Comunicazioni Gasparri, rilievi e perplessità su alcuni aspetti del decreto erano stati espressi anche dalla relatrice del provvedimento in Commissione, Gabriella Carlucci (Forza Italia), e dal suo collega di partito Antonio Palmieri.

"La decisione del Governo - ha dichiarato Franca Chiaromonte, deputata diessina membro della Commissione - rappresenta un primo passo verso l'apertura di una discussione che dovrà, senza alcun dubbio, riguardare i molti altri lati deboli di questo provvedimento: l'attribuzione al dipartimento della pubblica sicurezza di poteri di indagine spettanti all'autorità giudiziaria; l'uso di terminologie incoerenti con le definizioni previste dalle normative europee; l'assegnazione implicita ai provider di funzioni a carattere ispettivo che non possono certo riguardare chi svolge un'attività imprenditoriale; il rischio della violazione della privacy degli utenti di Internet e, infine, la evidente disparità di trattamento e di tutela delle opere protette dal diritto d autore".

Alla dichiarazione dell'on. Chiaromonte, che ha ripreso in toto le tesi già sostenute nella questione pregiudiziale presentata dall'opposizione per impedire l'esame del decreto, e poi ritirata, ha fatto seguito anche una presa di posizione di altri esponenti dell'opposizione. Secondo il senatore Fiorello Cortiana, presidente dell'Intergruppo Bicamerale per l'Innovazione Tecnologica, "la disponibilità della maggioranza e del presidente della VII Commissione Adornato, in accordo con il Ministro Urbani, a eliminare le sanzioni contro chi scarica file per uso personale dal decreto è un passo importante per evitare una criminalizzazione di massa di milioni di cittadini. Ora aspettiamo di vedere il testo della proposta emendativa della maggioranza. Le decine di migliaia di firme contro quella scelta e la mobilitazione del popolo della rete hanno ottenuto un primo riscontro".

Nei prossimi giorni, dunque, la Commissione continuerà a lavorare sul decreto seguendo nuove direttrici. Da un lato si renderà omogeneo il trattamento per tutte le opere dell'ingegno e non solo per quanto riguarda i film, ma dall'altro si dovrebbe riuscire a superare il nodo che nel DL Urbani impegna i provider a svolgere un ruolo che non è quello del fornitore di servizi.

6 aprile 2004
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