Il nuovo grave disagio rurale in Italia. Su quel milione di poveri in agricoltura

Le famiglie che vivono dei frutti della terra e che si trovano al di sotto della soglia assoluta di povertà

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Sono quasi un milione i poveri in agricoltura: uomini, donne, bambini. In altri termini, il 10% circa delle famiglie che vivono dei frutti della terra in Italia si trovano al di sotto della soglia assoluta di povertà: 7.500 euro annui, pari a 20 euro al giorno, ossia 600 euro al mese, che rappresentano la soglia minima di sopravvivenza.

La stima è contenuta nel rapporto ''La povertà in agricoltura. Una mappa del rischio e del disagio rurale in Italia'', realizzato dall'Eurispes Servizi su incarico del ministero delle Politiche agricole e forestali. L'Eurispes ha inoltre condotto un'indagine attraverso un questionario distribuito ai sindaci di mille comuni rurali, in base alla quale, tra gli elementi di cui l'attività agricola soffre di più nel Paese, vi è anche la carenza di acqua. Confrontata con altri settori, fa notare il rapporto, la posizione delle famiglie agricole è la più debole: le famiglie povere sono infatti meno del 3% fra quelle il cui capofamiglia lavora nell'industria, meno del 2% nei servizi e meno del 5% negli altri settori, voce che comprende anche i pensionati.

Vi è inoltre, aggiunge l'indagine, una notevole percentuale di famiglie agricole che ricavano un reddito annuo compreso fra i 7.500 ed i 12.500 euro, che - evidenzia - non possono non essere considerate povere. Nel 2000 queste famiglie erano più del 26% fra le agricole, il 6% fra le industriali, il 5% fra quelle il cui capofamiglia è nei servizi e l'8% per gli altri. Tra le cause e le implicazioni della povertà rurale, la crescente disaffezione delle nuove generazioni nei confronti del lavoro agricolo, il calo demografico e lo spopolamento delle campagne, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno in cui, dice, il flusso migratorio verso il Centro-Nord e l'estero è ancora presente.

In particolare, spiega lo studio, il 60,3% dei comuni rurali ha subito un ''accentuato'' processo di spopolamento nel decennio 1991-2000; le aree più interessate si trovano in Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Al contrario, alcune aree in Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, Sicilia e Basilicata sono interessate da processi di incremento demografico.

Fonte: Ansa

6 agosto 2003
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