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Il Partito Democratico in Sicilia ha scelto di perdere

Ecco come hanno regalato la Sicilia al centrodestra, in cambio di...

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Vi sveliamo un segreto, il PD ha scelto di perdere in Sicilia...
di Salvatore Parlagreco (SiciliaInformazioni.com, 04 maggio 2008)

C'è un intenso dibattito nel PD, ma non solo in questo giovane partito, sulla necessità o meno di svolgere le primarie per scegliere i candidati alle prossime amministrative. E' giusto che il PD si interroghi sulle primarie, vanta una primogenitura e ha il dovere della coerenza. Il dibattito serve a ragionare sulle candidature, ad ascoltare la gente, i militanti, i quadri intermedi, e, ove si volesse arrivare fino in fondo, serve ad affrontare i veri motivi che hanno portato il PD ad una cocente sconfitta alle regionali ed alle politiche nell'Isola.
E' proprio sul terreno delle candidature - metodo e risorse umane - che il giovane PD è mancato clamorosamente. Dopo avere aperto le porte alla gente con le primarie - più celebrative che sostanziali invero - ha fatto una repentina marcia indietro e nella composizione delle liste bloccate delle politiche ha fatto ripiombare la sinistra (e non solo) al medio evo della politica riconsegnandosi alle vecchie pratiche degli establishment più bolsi.

Ma l'oscurantismo dispotico non è il male più grave, il peggio è arrivato con le scelte dei candidati: sono stati nominati alcuni deputati e senatori (ponendo i candidati nei posti sicuri) uomini e donne esterni al gruppo dirigente siciliano, lasciando addirittura province importanti come Siracusa e Ragusa, prive di candidati. Sono state decise e pubblicizzare regole ferree che non sono state rispettate, sono state fatte accolte anche in corso d'opera deroghe sulla base di motivazioni prive di razionalità.
Scelte insensate e dannosi contraccolpi. Ancor più insensate in una regione che affrontava accanto alle politiche le regionali. Invece che irrobustire le candidature siciliane, rafforzare l'impalcatura, motivare il gruppo dirigente, blindandolo, coinvolgendo tutti o quasi magari con consultazioni locali (se non le primarie). sono stati imposti dirigenti nazionali (in qualche caso nemmeno tali). Il punto, ovviamente, non è la qualità dei candidati mandati in Sicilia - rispettabili comunque, ma la minchioneria di una simile scelta che avrebbe provocato inevitabilmente scontento, delusione, frustrazione se non addirittura velenosi slealtà.

La questione non è, dunque, il blitz del loft romano sulle cose siciliane, costruito con l'acquiescenza della dirigenza regionale, quanto le scelte fatte. Candidare, per esempio, la figlia dell'ex ministro Cardinale non è stata una stupidaggine perché la candidata non aveva qualità o non meritasse la candidatura (non ne so niente dei suoi trascorsi), ma per il fatto che avrebbe costituito un messaggio inequivocabile di nepotismo, del quale anche il più sciocco avrebbe potuto prevedere le conseguenze.
Mentre Walter Veltroni illustrava il partito nuovo, le candidature dei lavoratori più deboli, come le giovani ragazze dei call center, avveniva esattamente il contrario, nominando deputato, la figlia del ras di provincia. Non è così? Andatelo a dire a quelli che non stanno dentro il giovane partito democratico che le cose stanno diversamente. E non è finita: clamorosa, altrettanto clamorose, le altre candidature. A parte la signora Serafini, sposata Fassino, gli altri non avevano un curriculum che giustificasse il sacrificio siciliano.
Il loft che cosa ha fatto? Ha creato un'attenzione negativa immeritata nei confronti di un parlamentare uscente, l'onorevole Serafini, sposata Fassino, confermando il messaggio di nepotismo.

Si tratta di una risorsa importante? Lo è, ma questo non cambia le cose, la realtà è che in Sicilia avete dimostrato che si può credere alle buone intenzioni del PD, perché quello che fate contraddice ciò che dite.
Il momento clou della minchioneria credo che sia stato raggiunto quando si è dato vita ad una polemica incredibile sull'esclusione di un candidato con più legislatura perché non candidarlo avrebbe significato fare un favore alla mafia. Decine di prese di posizione, tutte solidali, per fare tornare indietro il gruppo dirigente e chiedere una deroga, e finalmente il ritorno a vele spiegate del candidato.
Nei sequel delle solidarietà non ci batte nessuno in Sicilia, quando parte la prima, arrivano tutte le altre. Le solidarietà arrivano a prescindere dalle ragioni che li promuovono. Non si negano a nessuno. Nel caso presente, avrebbero dovuto osservare la virtù della prudenza, a cominciare dal candidato escluso e poi riaccolto. Ma quando ci si occupa di mafia, a quanto pare, si diventa intoccabili.
Lo scrivo senza timore che mi finisca come Leonardo Sciascia, perché non faccio nomi e non sono, purtroppo per me, Leonardo Sciascia e non faccio notizia. In quella occasione Sciascia scrisse cose giuste citando uomini sbagliati: resta, più valida che mai, la sua invocazione alla laicità di pensiero, che non riguarda soltanto la fede religioso ma il modo di stare al mondo.

Un capolavoro di saggezza la storia dell'ex deputato escluso ingiustamente: dalle Alpi alle Piramidi hanno così saputo che il loft aveva cercato di scaricare un personaggio che aveva dato fastidio alla mafia (la qualcosa è probabilmente vera) ma non c'è riuscito grazie alla pronta reazione della società civile (si chiama così, no?).
Altro che partito nuovo questo PD, bisogna tenerlo sotto controllo... Più maldestri che irresponsabili? Non lo so. Gli avversari del PD non hanno avuto nemmeno il bisogno di sfruttare questi argomenti, ne avevano altri, c'era l'imbarazzo della scelta.
Quelle scelte parlavano da sole. Proviamo a capire il gioco a massacro che il loft ha fatto, magari senza saperlo (il che indubbiamente è peggio), in Sicilia. Dopo avere pregato, come fosse una santa, Anna Finocchiaro a gettarsi nel mare siciliano senza salvagente, piegando la sua giudiziosa riluttanza, in pratica gli ha scavato la fossa. Beh, Anna avrebbe dovuto (e potuto) dire la sua sulle candidature delle politiche e pretendere che la gestione siciliana del partito fosse assegnata proprio a lei, ma non l'ha fatto.
Si deve addebitarglielo? La senatrice sa fare altre cose bene, la gestione del partito non fa parte delle sue attitudini. Quanto alla campagna elettorale, beh, lasciamo perdere. Era vissuta troppo fuori per entrare nel vivo delle questioni dall'oggi al domani.
La persona giusta nel momento sbagliato. Ha affrontato solo l'imbarazzante dualismo con Rita Borsellino e l'ha risolto in modo elegante. Poi ha suggerito agli elettori di dare un voto utile alle politiche, una défaillance clamorosa alla quale è seguita la storica mancanza di misura della sinistra, che ha sparato a zero contro la Finocchiaro e, di conseguenza, contro se stessa. In fatto di autolesionismo, il PD può consolarsi, viene battuto puntualmente dalla sinistra.

Ma torniamo al PD. La questione è troppo importante - intendo le scelte del loft - per liquidarla nel calderone degli sbagli elettorali e nella richiesta, nuda e cruda, di mandare a casa segretario e vice segretario. Anche questo è un modo per autoassolversi. Il PD ha scelto la cooptazione, sapendo che questo avrebbe potuto significare la sconfitta in Sicilia.
A meno che non ci vengano a dire, candidamente, che non si aspettavano contraccolpi. Ove ciò avvenisse, dovremmo provvedere all'internamento in un istituto di rieducazione (politica, politica...). In definitiva il loft e il suo rez-de-chaussee siciliano hanno scelto di perdere. Forse pensavano di non perdere male, questo sì, ma ciò non li scagiona dalla colpa di avere privilegiato di sopravvivere come gruppo dirigente, così com’era, piuttosto che tentare di vincere.
Tutto questo non c'entra niente con il dibattito sulle primarie che si svolge in Sicilia? C'entra e come. La qualità del dibattito, gli orientamenti prevalenti, le iniziative conseguenti costituiscono il primo impegno dopo la dèbacle. Per il buon motivo che le amministrative si svolgono a giugno, la Sicilia s’incaricherà di mostrare al popolo le capacità di ripartenza del giovane partito.
Saprà fare tesoro delle cattive prove fornite? In definitva la Sicilia ci dirà se c'è futuro per il PD.

5 maggio 2008
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