Il ponte aereo Lampedusa-Tripoli si è fermato, ma continuano le polemiche e gli sbarchi

Si svuota Lampedusa si riempie Tripoli. Fermi i trasferimenti coatti verso la Libia

Il ponte aereo con la Libia per il trasferimento dei clandestini da Lampedusa a Tripoli si è fermato, mentre proseguono le polemiche per la gestione dell'ultima ondata di arrivi dall'Africa e gli arrivi stessi. L'ultimo nella notte, un gommone alla deriva che imbarcava acqua, con 21 clandestini a bordo, tra cui quattro donne, che hanno dichiarato di essere palestinesi.

Il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, farà venerdì prossimo alla Camera una informativa urgente sul tema. Dell'argomento dovrebbero aver parlato ieri al telefono, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa libica Jana, il premier italiano, Silvio Berlusconi ed il colonnello Muhammar Gheddafi.
I trasferimenti aerei verso la Libia, a pieno regime nel fine settimana, hanno subito una battuta d'arresto ieri, quando due C-130 dell'Aeronautica militare che avrebbero dovuto atterrare a Tripoli, sono stati invece "dirottati" a Crotone.
Nel centro di permanenza temporanea in territorio calabrese sono stati portati gli immigrati che avevano fatto richiesta di asilo. 
Il centro di accoglienza di Lampedusa continua però a soffrire di sovraffollamento: per i 190 posti disponibili, 500 gli immigrati attualmente presenti.
C' è forse da superare una difficoltà da parte della Libia ad accogliere un numero tanto elevato di persone nel giro di pochi giorni.

L'UNHCR (Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu) è tornato a criticare il Governo italiano che non ha dato ancora risposta alle richieste dell'organismo di poter visitare gli immigrati arrivati a Lampedusa. Per l'Agenzia dell'Onu, ha spiegato la portavoce Laura Boldrini, la mancanza di accesso ai potenziali richiedenti di asilo è grave poiché "ci impedisce di esercitare il nostro mandato che si basa sul garantire che eventuali richiedenti di asilo abbiano accesso alla procedura e che i rifugiati ricevano una adeguata protezione. Non poter incontrare queste persone ci impedisce quindi di esplicare la nostra funzione internazionalmente riconosciuta".
L'Unhcr ha chiesto anche alla Libia di avere accesso alle persone rinviate nel Paese per poter determinare se tra di loro vi siano individui che necessitano di una protezione internazionale. Ma "per ora - ha detto la portavoce - i libici hanno respinto la nostra richiesta".


Nuovi Cpt in Sicilia
C'è anche Trapani tra le città individuate dal Governo per la realizzazione di quattro nuovi centri di permanenza temporanea. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che ha dato notizia, tra l'altro, di come si trova in fase avanzata la progettazione per costruire a Trapani una struttura che permetta di "ospitare" almeno 200 extracomunitari clandestini.
"I Cpt - ha detto il ministro Giovanardi, intervenendo il 15 settembre alla Camera durante un question time - sono 4 e ne sta per entrare in funzione un altro a Ragusa. Sono inoltre proseguiti i lavori per la realizzazione di nuove strutture e per l'ampliamento delle capacità ricettive di quelle esistenti, provvedendo anche ad interventi di ammodernamento".
Il rappresentante del Governo non ha specificato se la costruzione del nuovo centro determinerà o meno la chiusura di uno dei due al momento esistenti in città - quello del "Vulpitta" e quello di "Salinagrande" - anche se le sue parole, a proposito della carenza di posti a disposizione a fronte dei continui arrivi di clandestini, lascia propendere per la ipotesi che alla fine saranno tre i centri di trattenimento operanti a Trapani. "Vulpitta" compreso, sebbene le prese di posizione scaturite sono state tutte in direzione della chiusura della struttura. Per primi lo hanno chiesto i sindacati di polizia secondo i quali il centro è privo degli standard di sicurezza.
A favore della chiusura del Vulpitta anche le associazioni del "Coordinamento per la Pace", il collettivo "Alcamo solidale", la Rete Antirazzista Siciliana, l'Arci Agorà di Trapani, l'Arci Samarcanda di Canicattì, Attac di Catania, l'Associazione Ciss, la Ellai Illai, la Federazione Anarchica, la SinCobas, e la commissione immigrazione di Rifondazione Comunista.
"Il Vulpitta - dicono - nonostante la spesa di ulteriori 200 milioni di vecchie lire continua a restare invivibile. D'altra parte i lavori eseguiti riguardano la collocazione di nuove sbarre, cancelli, di apparecchiature di video sorveglianza". Le associazioni hanno contestato anche l'introduzione di nuove misure che hanno limitato l'ingresso di loro associati all'interno del centro.

Fonte: La Sicilia

6 ottobre 2004
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