Il Ponte non si fa! (per ora)

La Camera ha votato la mozione del centrosinistra che, intanto, mette la parola fine sulla costruzione del Ponte sullo Stretto

272 voti favorevoli e 234 contrari. Con questo risultato ieri la Camera ha approvato la mozione del centrosinistra che ''blocca'' la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Il governo, dunque, volta pagina (per ora) e con la mozione firmata dal capogruppo dell'Ulivo Dario Franceschini, bolla la costruzione del ponte come ''non prioritaria'', e impegna il governo a realizzare altri interventi per il miglioramento della viabilità nel mezzogiorno: in particolare il completamento della Salerno-Reggio Calabria e il miglioramento della rete autostradale siciliana, questi sì di ''assoluta priorità''.
Bocciate
, invece, le due risoluzioni presentate da Forza Italia e dall'Udc, che chiedevano la realizzazione del ponte. Nella votazione su queste mozioni, si sono astenuti i deputati della Lega Nord, contrari alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

''Ottuso centralismo del governo Prodi'', ha gridato Forza Italia, ''Grande vittoria dell'ambientalismo'', hanno esultato i Verdi. ''Scippo alla Sicilia e al Mezzogiorno'', si è indignato il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto, ''Trionfo della ragione'', gli ha ribattuto Legambiente. Insomma, passata la votazione gli animi politici hanno risposto come era possibile prevedere.
Sulla costruzione del Ponte sembra che, per la prima volta, sia arrivata una decisione comune, che per qualcuno è definitiva (vedi Rifondazione, la sinistra Ds, i Verdi), e per qualcun altro solo temporanea (Margherita, e tutta l'area moderata), ma che comunque chiude la partita per un bel pezzo. Quindi, basta parlare di questo benedetto/maledetto Ponte, e mettere mano (si spera al più presto) su strade, autostrade, ferrovie, Salerno-Reggio Calabria, rete viaria siciliana e risolvere il problema della carenza idrica nell'isola.

Dalla Sicilia arriva una valanga di proteste capitanate dal presidente della Regione Salvatore Cuffaro, amareggiato anche dai deputati siciliani che hanno votato a favore della mozione. ''Dispiace che il voto alla Camera dei Deputati contro la realizzazione del ponte sullo Stretto, sia stato determinato in gran parte dal voto dei deputati siciliani'', ha commentato Cuffaro. ''Appena 18 voti sono stati determinanti per approvare la mozione Franceschini e fra questi si registrano le firme e i voti dei deputati siciliani della maggioranza che hanno preferito agli interessi della Sicilia e dei siciliani quelli propri e dei partiti a cui sono iscritti''. ''Costoro - ha aggiunto il presidente della regione - si sono piegati a una logica di appartenenza meramente ideologica, di corte vedute e hanno assecondato la logica di chi ha posto la Sicilia davanti all'alternativa truffaldina: o il ponte o le strade e le ferrovie. Una logica che io continuo a rifiutare, perché penso che la Sicilia abbia diritto di ottenere sia il Ponte che le altre infrastrutture. Bisogna avere una visione ampia, di prospettiva: senza il Ponte, come si può sperare che l'alta velocità ferroviaria possa arrivare mai in Sicilia? E che senso ha parlare ancora di completamento del corridoio 1 Palermo-Berlino? Bisogna capire che Ponte e infrastrutture non sono alternativi ma complementari. Ma da questo voto, in ogni caso, prendiamo il buono che ne è scaturito - ha detto infine Cuffaro - rappresentato dalle dichiarazioni di voto favorevoli al Ponte di molti autorevoli parlamentari della maggioranza, compresi il ministro Di Pietro e il sottosegretario ai Trasporti Raffaele Gentile, che hanno saputo discernere la propria appartenenza politica dallo sviluppo della Sicilia e del Mezzogiorno''.

Per il leader del Movimento per l'Autonomia, nonché presidente della Provincia di Catania Raffaele Lombardo, da acceso sostenitore del Ponte qual'è, ha invece detto, molto più semplicemente, che l'Unione si è resa colpevole di un ''misfatto colonialista''.
Per la Casa delle Libertà, quella della maggioranza è stata una scelta ''miope'', incapace di vedere aldilà del proprio naso. ''La maggioranza di centrosinistra, fortemente condizionata dalla sua ala più radicale e retriva, ha confermato la sua colpevole disattenzione verso la Sicilia e il Sud, diminuendone in tal modo le prospettive di crescita e sviluppo'': così il vicepresidente dei deputati di Forza Italia, Enrico La Loggia, ha commentato la decisione della Camera. ''Ancora una volta - ha aggiunto La Loggia - la maggioranza si è dimostrata incapace di far fare un salto di qualità in particolare alla Sicilia e alla Calabria, rinviando 'sine die' la realizzazione di un'opera che contribuirebbe invece ad integrare sempre più l'economia del Sud a quella del resto del Paese. Questa scelta - ha concluso il vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio - rappresenta un ulteriore motivo che ci induce ad intensificare la nostra azione per mandare a casa questo governo al più presto, in maniera tale da riprendere le politiche riformatrici avviate dal centro-destra, basate su criteri di crescita e sviluppo''.
Ancora più esplicito Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani: ''Il governo Prodi è contro la Sicilia. Vuole colpire la nostra regione, dove la stragrande maggioranza dei cittadini ha scelto la Cdl''. Il governo, secondo Schifani, ''vuole bloccare la costruzione del ponte sullo Stretto, facendo tornare la nostra Isola indietro nel tempo''.

Dall'altra parte della barricata, superfluo dirlo, c'è invece stata grande soddisfazione: ''Il voto unitario del centrosinistra sullo stop al Ponte di Messina è una grande vittoria dei Verdi e degli ambientalisti'', hanno affermato il coordinatore dell'esecutivo nazionale e presidente regionale dei Verdi Massimo Fundarò e la rappresentante del Sole che Ride in commissione Ambiente Grazia Francescato. ''Anni fa i Verdi erano soli nella battaglia contro un'opera costosissima e dannosa, ora - hanno aggiunto - tutta l'Unione è concorde nel ritenere che il ponte sullo Stretto non è certamente prioritario per il Mezzogiorno. Non servono opere faraoniche devastanti per l'ambiente, ma è importante realizzare le vere infrastrutture utili per la Calabria e Sicilia e per tutto il Mezzogiorno''. ''Oltre al completamento della Salerno-Reggio Calabria, dovrà essere ammodernata la rete ferroviaria in Calabria e Sicilia e realizzata la linea Messina-Palermo. Occorre investire nelle autostrade del mare e nello opere per la difesa del suolo e - hanno concluso - contro il dissesto idrogeologico. Si deve, infine, valorizzare il grande patrimonio paesaggistico del Sud Italia''.
Certo, l'entusiasmo di chi mai ha voluto il ponte potrebbe essere facilmente guastato dalle posizioni che alcuni personaggi, di assoluto rilievo nella maggioranza di governo, hanno più volte esplicitato. Come la posizione, per esempio, del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro («Si farà, si farà (il ponte). Il progetto non è stato smontato, con quei soldi già stanziati si fanno prima le opere complementari, che servono comunque alla Sicilia e alla Calabria»), o quella del vicepremier Francesco Rutelli che il ponte lo vede con favore, anche se «ci sono altre priorità adesso».
Quindi, che riemerga l'infinito discorso sul Ponte è solo una questione di tempi? Sì e no. Perché nella maggioranza sul fatto che prima occorra fare altro sono d'accordo tutti. Ma sul ponte la pensano in modo diverso.

12 ottobre 2006
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