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Il rischio Ebola tra paura, falsi allarmi e rischi reali

Nella legge di stabilità 50 milioni di euro per l'emergenza Ebola che in Italia non è emergenza

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Nella legge di stabilità ci saranno 50milioni di euro per l'emergenza Ebola, destinati a rafforzare i controlli in porti e aeroporti e per le dotazioni dell'istituto Spallanzani di Roma. Lo ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante la trasmissione 'Mix24' su Radio24.
"Ho avuto 50 milioni di euro in più nella legge di stabilità - ha spiegato Lorenzin - sia per rafforzare i controlli degli uffici in porti e aeroporti che per le posizioni dello Spallanzani. L'Italia non è comunque a rischio contagio, possono essere dei casi sporadici, operatori che si ammalano e che riportiamo in Italia o che sviluppano la malattia qui da noi dopo essere tornati, un problema che tutti i paesi europei mettono in conto. Stiamo parlando - ha ricordato il ministro - di un virus che fa migliaia di vittime in una zona in cui prima c'erano poche centinaia di europei mentre ora ce ne sono migliaia, è possibile che ci sia un caso".

In Italia fino ad ora non ci sono stati casi di Ebola e tutte le persone messe in isolamento si sono rivelate poi dei falsi allarmi. "Non abbiamo avuto nessun caso di Ebola - ha sottolineato Lorenzin - ma negli anni ci sono state altre malattie infettive, e sappiamo come realizzare quarantene e rintracciato tutte le persone con cui i pazienti sono venuti in contatto. Per quanto riguarda l'emergenza attuale abbiamo chiesto ai pronto soccorso di rafforzare i questionari e le procedure di contatto per i possibili casi a rischio, che vengono sottoposti a un'intervista in cui l'operatore deve essere schermato. Dobbiamo poi ricordare che non tutti gli operatori devono trattare casi di Ebola, ma solo chi è specializzato nell'alto contenimento, una materia che abbiamo comunque incluso nei corsi per medici e infermiere".

Ultimo falso allarme all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dove si sono attivate le linee guida diramate dal Ministero della Salute all’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale di un ragazzino del Marocco con febbre alta e perdita di sangue dal naso. I dispositi di sicurezza previsti sono scattati immediatamente ma fortunatamente si trattava di una semplice tonsillite.
Il bimbo, dodicenne, era tornato da alcuni giorni da un viaggio in Marocco dove si era recato per andare a trovare i parenti. Tornato in aereo ha cominciato ad avere febbre altissima, dolori alla testa e alle ossa, finché la scorsa notte è cominciato anche ad uscire del sangue dal naso.
E’ bene dire che, comunque, in Marocco non si è mai verificato alcun caso di ebola, tanto che la nazione maghrebina non figura tra quelle a rischio, ma la precauzione in questi casi, si sa, non è mai troppa. E così il medico di guardia in pronto soccorso nisseno ha proceduto immediatamente ad isolare il bambino, così come avviene per altri casi di malattie virali in genere, nell’apposita stanza all’interno del reparto di emergenza.

Ma, se da una parte l’organico ospedaliero sembra pronto ad affrontare un possibile caso di Ebola - anche all’ospedale palermitano Buccheri La Ferla hanno dimostrato grande prontezza davanti ad un altro caso rivelatosi anch’esso un falso allarme -, chi sta per così dire in prima linea, ossia nelle aree portuali dove sbarcano periodicamente clandestini provenienti dai Paesi africani continua a lamentare l’inadeguatezza dei mezzi con i quali devono affrontare situazioni potenzialmente pericolose.
"Come sindacato - spiega Calogero Coniglio segretario regionale del sindacato CNI - FSI Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti e delegato regionale della F.S.I.-  abbiamo lanciato l'allarme già lo scorso agosto. La regione Sicilia non è pronta ad affrontare questa emergenza. E' necessario istituire una task force costituita da medici e infermieri pronti, volontariamente, all'emergenza fuori dall'orario di servizio. Il personale ospedaliero medico infermieristico non può lasciare certo gli ospedali. La reperibilità, infatti, tutela il dipendente solo dentro l'ospedale. La redazione di 'Quinta Colonna' ha accolto il nostro appello. Lo scorso giovedì, la troupe del noto talk show di Mediaset ha trascorso un’intera giornata con noi per documentare l'emergenza che riguarda la Sicilia".

La puntata, andata in onda ieri sera su Rete 4, è stata registrata durante gli sbarchi ad Augusta e Catania. Un viaggio tra porti, aeroporti e ospedali. 103 immigrati, adulti donne e bambini, al porto di Augusta, portati da un enorme mercantile coreano. Il racconto dei rischi del personale sanitario e delle forze dell’ordine.
Nel servizio la FSI-CNI denuncia la mancanza, in Sicilia - paradossalmente dove avvengono gli sbarchi di migliaia di immigrati al giorno provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente - di strutture idonee per un’eventuale epidemia. Una sola ambulanza della Croce Rossa al Porto, mancanza di maschere FFP3 (livello massimo contro i virus) e di tute di sicurezza classe 3, termometri funzionanti a distanza assenti negli ospedali. Mancano i centri di isolamento, le sale filtro, ambulanze ad alto bio contenimento, protocolli, linee guida. Non ci sono reparti di malattie infettive ad Augusta.

"Noi infermieri - spiega Coniglio insieme con il dirigente sindacale Fsi-Cni Asp Siracusa Giuseppe Spada - siamo veramente preoccupati. Abbiamo bisogno di informazioni, chiarimenti e soprattutto tanta formazione. Non conosciamo segni, sintomi e trattamenti del virus. E soprattutto, a 3 mesi del nostro "allerta ebola" la Regione siciliana non ha adottato nessun provvedimento preventivo negli ospedali a tutela di personale e paziente".

21 ottobre 2014
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