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Il risveglio dopo l'incubo

Tra la gente di Saponara resta alta la paura. Ieri sera ha piovuto per circa un ora, e guardando le nubi si temeva il peggio

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Se così ci si può permettere di dire, è tornata la tranquillità a Saponara, piccolo centro del messinese sconvolto due sere fa dalla frana che si è abbattuta su un edificio uccidendo tre persone, un bambino di dieci anni, Luca Vinci e un padre e figlio, Luigi e Giuseppe Valla di 55 e 28 anni.
I vigili del fuoco di Messina hanno comunicano che, ancora stamani, non è stato possibile recuperare il corpo di Luigi Valla, operaio di 55 anni, rimasto travolto dal fango insieme al figlio, nella casa di Saponara dove viveva. Il cadavere di Giuseppe, 28enne laureando in Medicina, è stato trovato ieri pomeriggio. Continuano dunque in mezzo a fango e detriti le ricerche di vigili del fuoco, carabinieri e uomini della protezione civile.
Anche se tra la gente c'è ancora tanta paura, la notte è trascorsa tranquilla nella frazione di Scarcelli, teatro della tragedia. Ieri sera ha piovuto per circa un'ora si è temuto il peggio, ma per fortuna non è accaduto nulla. Ma resta lo stato di allerta, anche se moderato.
La gente di Saponara ha continuato fino a tarda sera a scavare nel fango per ripulire le abitazioni invase dal fango. Dodici famiglie, una trentina di persone in tutto, sono da ieri senza casa perché il sindaco, Nicola Venuto ha firmato in serata l'ordinanza di evacuazione. Troppo pericoloso restare a vivere in quelle case sfiorate dalla frana. Potrebbe bastare uno smottamento per fare arrivare il fango nelle loro case. "In questo momento c'è il rischio di dover disporre con una ordinanza l'evacuazione di 420 persone: 220 nel centro del paese e 200 nella frazione di Scarcella. Ci sono una dozzina di famiglie senza casa, ma c'è un rischio residuo sui costoni che va analizzato da geologi della Regione, dopo decideremo", ha detto il sindaco.

Prosegue intanto il lavoro di monitoraggio svolto dall'unità di crisi istituita presso la Prefettura di Messina, dove ieri pomeriggio si è svolto un vertice con la partecipazione del Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, di quello dell'ambiente Corrado Clini e del capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli.
Intanto, la Procura di Messina ha aperto un fascicolo sulla frana. L'inchiesta è a carico di ignoti; i reati ipotizzati sono quelli di disastro colposo e omicidio colposo. Lo ha confermato il procuratore di Messina Guido Lo Forte, che ieri mattina ha compiuto un sopralluogo nelle zone colpite dal disastro. Dieci giorni fa la procura di Messina aveva notificato 18 gli avvisi di conclusione indagini ad amministratori, tecnici e dirigenti in merito all'inchiesta sull'alluvione di Messina del primo ottobre 2009 in cui morirono 37 persone.

Ieri sera, l'assessore regionale al Turismo della Sicilia, Daniele Tranchida ha chiesto "misure urgenti per la messa in sicurezza del territorio e l'avvio di una sinergia tra Stato e Regione per affrontare il grave problema di dissesto idrogeologico che interessa la provincia di Messina". "A partire dai grossi incendi che nel 2007 hanno causato ingenti danni al patrimonio boschivo e all'assetto dei suoli, l'intero territorio provinciale - ha detto l'assessore Tranchida - ha subito un progressivo degrado che si è manifestato più volte. Perciò abbiamo chiesto con forza al nuovo esecutivo di dare priorità assoluta alle misure per la messa in sicurezza dell'intera provincia di Messina considerato che il 65 per cento delle aree censite all'interno del Pai, il Piano sulle aree di dissesto, ricade proprio in questo territorio". Tranchida ha sottolineato come l'alluvione di queste ore abbia colpito anche l'economia della zona provocando "forti danni alle aree florovivaistiche della piana di Milazzo e Barcellona e all'area artigianale della zona del Mela fortemente danneggiate". "La Regione - ha detto l'esponente del governo regionale presente all'incontro insieme all'assessore all'ambiente e territorio Sebastiano Di Betta - farà la sua parte così come è stato nel passato. E' oggi ancora più necessaria però una sinergia tra Stato e Regione e lo sblocco immediato dei 162 milioni di euro promessi per Giampilieri e la zona di Nebrodi e mai arrivati".

Wwf: "Il problema era noto, in Sicilia 206 comuni a rischio idrogeologico" - "Una trentina di vittime in poche settimane, piani di prevenzione assenti o non applicati, case costruite su frane o nei fiumi senza che i proprietari siano consapevoli del pericolo. Eppure le amministrazioni comunali, le Province, le Regioni, lo Stato sanno perfettamente quale sia il livello di rischio nel proprio territorio". Lo afferma il Wwf, che chiede "applicazione delle regole, informazione e prevenzione".
"Fin dal 2003 si sa che in Sicilia almeno 206 comuni su 272 hanno aree a potenziale rischio idrogeologico, per cui il tempo per definire piani di emergenza e almeno per evitare o ridurre le vittime c'era" sottolinea il Wwf. L'associazione ambientalista chiede al nuovo governo "un intervento urgente e straordinario affinchè si applichino le direttive europee sulle acque e sul rischio alluvionale, un controllo della presenza di piani di protezione civile nei Comuni e il blocco di qualsiasi forma di condono per case ed edifici nelle aree con rischio idrogeologico anche basso". Il Wwf sostiene inoltre la necessità di avviare una campagna di informazione nei comuni e tra i cittadini "sui comportamenti necessari durante alluvioni, frane ed altri dissesti", e di intraprendere un piano di manutenzione del territorio.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Ansa, Lasiciliaweb.it, Corriere del Mezzogiorno]

- Quei 500 milioni mai spesi per la sicurezza del territorio di A. Fraschilla (Repubblica/Palermo)

 

 

24 novembre 2011
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