Il sindaco ''crociato'' di Chiusa Sclafani

Sulle sciocche ''guerre sante'' in difesa di un Cristo che non ha bisogno di apologie né di protezione...

In Sicilia proprio mancava un sindaco-crociato. Ora c'è ed è quello Pdl di Chiusa Sclafani, in provincia di Palermo, che ha appioppato una multa di 500 euro ad una preside che si era dimenticata d'appendere il crocifisso nel suo ufficio.
La scuola è a pezzi, come denuncia la preside inquisita, ma al sindaco poco interessa ed emette una sonora ordinanza impositiva che fa tremare perfino i bellissimi ciliegi di Chiusa e ammutolire un po' tutti: forze d'opposizione e confederazioni sindacali, intellettuali e politici, femministe e deputate in quote rosa, scrittori e giornalisti libertari.
Ignavo silenzio o disinteresse per un fatto accaduto in un piccolo comune rurale, a scarso riscontro mediatico? Eppure, ci potrebbe essere gloria per tutti visto che siamo nel regno della "seconda carica dello Stato" come qui, ampollosamente, sogliono appellare il senatore Schifani.

In ogni caso, l'esiguità del borgo non diminuisce l'enormità del fatto. Si vedrà - in sede di ricorso - quale legittimità abbiano l'ordinanza e relativa multa.
A me pare che cozzino non solo con la sentenza della corte europea, ma anche con altre della magistratura italiana che condannano tali atti impositivi perché contrastanti con lo spirito e la lettera della vigente Costituzione e perfino col regime pattizio esistente fra Stato e Chiesa cattolica. Senza dimenticare che la laicità dello Stato è un valore fondante della società che anche i più grandi statisti cattolici (veri) hanno difeso.
Perciò, il problema non è quello di promuovere - come propone l'Uil - una colletta per aiutare la preside a pagare, ma di riflettere e reagire, coralmente e con tutta la forza della ragione, sul vulnus che si viene a creare a danno del clima più generale di pace civile e religiosa.
Siamo di fronte un provvedimento grave da non enfatizzare, ma neanche da sottovalutare che, di fatto, attenta ai principi di tolleranza cui s'ispira, e si nutre, la nostra democrazia.

Sappiamo che taluni anonimi quanto zelanti amministratori per ottenere consenso e visibilità fanno leva, furbescamente, su una certa insofferenza verso la presenza di altre religioni nel territorio e segnatamente di quella islamica che, certo, non è, e non sarà, passeggera. Con questa come con altre presenze dobbiamo abituarci a convivere nella legalità, nella tolleranza e nel rispetto reciproco. Insomma, come facevano i siciliani dei primi secoli del trascorso millennio.
Meglio, perciò, mettere le cose in chiaro, fin da subito, per evitare domani scontri e guerre di religioni che la Sicilia e l'Europa hanno già subito, tragicamente.
Nessuno ce l'ha col crocefisso e difatti nessun responsabile politico o intellettuale, in oltre 60 anni, ha sollevato obiezioni. Per buon senso e per spirito di civile convivenza. Tuttavia, il principio inderogabile è che lo Stato italiano (comuni compresi) è laico e democratico e nessuno può sovvertirlo arrogandosi diritti non contemplati nella costituzione. Nemmeno sindaci e presidenti "eletti dal popolo".
Vi sono, inoltre, da considerare taluni aspetti inquietanti sul piano culturale e "fattuale" come direbbe Leonardo Sciascia del quale, nei giorni scorsi, abbiamo ricordato il ventennale della morte.

Provate a riportare nel ‘700 siciliano un episodio come quello accaduto a Chiusa Sclafani... L'incredula preside non se la sarebbe, certo, cavata con una severa ammenda, ma sarebbe stata denunciata al Santo Uffizio e condannata per oltraggio alla religione, perfino per eresia e quindi consegnata al "braccio secolare" che l'avrebbe condotta al rogo, a piazza Marina.
Per fortuna, tutto ciò è soltanto un ricordo lontano, anche se fino a un certo punto. Nell'Islam integralista queste inquisizioni vigono ancora. Non solo nell'Iran khomeinista o nell'Afghanistan dei taleban, ma anche nella tanto omaggiata Arabia Saudita dove un cittadino libanese, Alì Hussein Sbat, attende di essere decapitato dal regale boia perché colpevole di magia e di oltraggio all'Islam. Il peccato di quel povero padre di famiglia è consistito nel guadagnarsi da vivere facendo gli oroscopi in una televisione libanese. Col regno dei Saud non aveva avuto nulla a che fare, fino a quando, da buon musulmano, non si è recato in pellegrinaggio alla Mecca dove è stato riconosciuto e catturato.

Ma lasciamo la Mecca e il nostro sindaco che un po' gli fa da contrappunto e andiamo a questa Sicilia immemore e sbadata che sembra non indignarsi più per nulla. Davvero, ci manca Sciascia!
Anche se abbondano gli intrepidi sciasciani i quali in un recente convegno a Racalmuto hanno denunciato una sfilza di "nuove inquisizioni", ma non hanno detto una parola sul già noto caso di Chiusa.
Comunque sia, la questione è generale e richiama la responsabilità di tutti. Compresa quella del clero cattolico il quale, pur difendendo legittimamente i suoi simboli e valori, non può consentire ad alcuni amministratori di trascinare la Chiesa in quest'anacronistica diatriba. Per altro, sarebbe molto imbarazzante che il crocefisso fosse difeso da gente che, nei fatti, ogni giorno lo calpesta, trasgredendo gli insegnamenti del Cristo dei vangeli, soprattutto quelli dell'umiltà e dell'onestà.
La figura del Cristo è accettata da molti e universalmente rispettata anche da noi non credenti. Non c'è, davvero, bisogno d'imporla d'autorità, a colpi di multe. Specie in un Paese dove vige una Costituzione laica e tollerante.

Agostino Spataro

16 dicembre 2009
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