Il tempo è scaduto!

Che la lotta alle mafie diventi un'autentica priorità nazionale. Questo il messaggio finale di Contromafie









Gli Stati generali Antimafia ''CONTROMAFIE'', la tre giorni organizzata da Libera, si sono conclusi ieri.
Oltre 6 mila i partecipanti, 50 relatori in due sessioni plenarie, circa 500 contributi di magistrati, esponenti del sindacato, del terzo settore, dell'università, ma anche della politica e del governo; 200 testate accreditate e 40 giornalisti stranieri, oltre 2mila giovani per la notte bianca dell'Antimafia.
Una tre giorni di approfondimento sintetizzati, nel giorno di chiusura, in un Manifesto programmatico di 3 pagine con le linee guida per ''liberare l'Italia dalle mafie''. Tre giorni importanti, scanditi da momenti chiarificatori, e nei quali non si è abbonato niente a nessuno, fin dal primo giorno (venerdì 17 novembre), quando ad intervenire è stato il presidente del Consiglio Romano Prodi, contestato dai cittadini e dai rappresentanti delle associazioni e dei movimenti antimafia, che hanno chiesto ''che venga fatta pulizia in Parlamento'' e che si abbia il coraggio e la dignità di cacciare fuori dalle Camere tutti quei politici che hanno per certo commesso reati e che sono rimaste impunite. ''In Parlamento ci sono 25 persone con sentenze passate in giudizio!'', hanno gridato a Prodi dalla platea, e ''Cacciate i deputati condannati in via definitiva dalla commissione Antimafia!''. ''Capisco il senso della vostra protesta e le ragioni del vostro risentimento - ha risposto imbarazzato il premier -, ma io sono stato invitato qui per dire cosa può fare il governo contro la mafia e quindi posso solo rispondere alle domande che riguardano gli impegni del governo...''.

Ieri è stato don Luigi Ciotti, a chiudere i lavori di questi primi Stati generali Antimafia, lanciando un monito deciso alle istituzioni e al governo: ''Il tempo è ormai scaduto non ci saranno più sconti per nessuno. E' ormai necessario portare avanti azioni concrete da realizzare insieme. Occorre dare risposte al popolo dell'antimafia: lo Stato dimostri la concretezza del suo impegno a partire dall'istituzione di una agenzia per la gestione dei beni confiscati alla mafia, dal testo unico sulla legislazione antimafia, l'istituzione di una giornata nazionale dedicata alla lotta alle mafie il 21 marzo''. Queste ed altre le proposte discusse e formalizzate nel documento finale che sarà consegnato oggi alla Camera dei deputati al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. ''Le energie presenti nella società, anche nelle terre più duramente colpite dalle mafie, sono una risorsa - ha sottolineato Bertinotti in un messaggio inviato a don Ciotti dopo essersi scusato per la sua assenza dovuta ad impegni istituzionali - tocca alla politica non disperderle e non scoraggiarle, ma al contrario offrire loro una interlocuzione e un sostegno attraverso la messa in campo di un disegno e una pratica di riforma della società''.

Quello lanciato da don Ciotti è stata anche una esortazione ad ''andare avanti'' nella ''passione per la verità''. Una scossa alla politica, insomma, dopo la 'frustata' del governatore della Puglia, Nichi Vendola. ''Abbiamo vinto o abbiamo perso in questi anni?'', ha chiesto retoricamente Vendola agli Stati generali, in un momento di autocoscienza collettiva dell'antimafia. ''Penso che, senza mortificare le cose belle che noi abbiamo fatto, abbiamo perso - ha aggiunto Vendola - perché in questi anni ha vinto un'idea della mafia che è 'di banda armata', di 'setta di demoni'. Un'idea fumettistica della mafia che conveniva al centrodestra ma è un'idea su cui si registra la subalternità attuale del centrosinistra''. Il governatore della Puglia, puntando l'indice sulla caduta di attenzione di questi anni, ha poi aggiunto che è indicativa anche l'assenza di polemiche sul trasformismo.
Vendola ha poi rincarato la dose: ''In Campania tra tutte quelle amministrazioni locali sciolte è così difficile capire quali sono quelle di centrosinistra e quali quelle di centrodestra. E quella è una tragedia''. E sulle istituzioni, ha ripetuto quello che in moltissimi sanno: ''C'è un pezzo di sistema giudiziario che è inquinato almeno quanto è inquinata la politica''.

Il documento finale - L'assise si è conclusa con un documento dal titolo ''Per un'Italia liberata dalla Mafie'', frutto delle riunioni tematiche che si sono tenuti nei tre giorni. Tre pagine dove è stato vergato l'impegno a ''promuovere e partecipare a tutte le iniziative, i progetti, necessarie per liberare l'Italia dalle Mafie''. Ci sono le richieste al Parlamento e al governo di ''assumere concretamente la lotta alle mafie come un'autentica priorità nazionale'' avviando una ''stagione di forte discontinuità per superare i ritardi del passato'' e ''disegnare un futuro di speranza''.
Nel documento sono state poi indicate proposte concrete, tra cui:
- garantire il sostegno dei testimoni di giustizia;
- definire e approvare un testo unico della legislazione antimafia;
- istituire un'agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie;
- colpire i legami tra mafia e politica attraverso la revisione del reato di voto di scambio e della normativa sui comuni sciolti per mafia;
- riforma della normativa in materia di appalti, subappalti e opere pubbliche;
- la lotta al lavoro nero e al caporalato;
- creare un osservatorio nazionale sull'informazione in tema di mafie.
Un piano programmatico di azione politica che per Rita Borsellino, leader dell'Unione in Sicilia, ''possa scacciare quel puzzo maleodorante dell'indifferenza che lascia soli i protagonisti della 'resistenza civile' contro la dittatura mafiosa''.
A far proprie le proposte di Contromafie, il nuovo presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione, che ha rilanciato l'idea di completare il testo unico della legislazione antimafia ''entro il prossimo 30 aprile, anniversario dell'uccisione di Pio La Torre, giorno in cui potremo tutti insieme festeggiare la nuova legge a Portella della Ginestra, in Sicilia''.

L'ultima parola don Ciotti l'ha rivolta ai rappresentanti delle istituzioni, facendo loro un appello, quello di ''non scendere a compromessi, e se costretti, piuttosto dimettersi: il vostro impegno, insieme al nostro, è fondamentale affinché il nostro Paese diventi sempre meno 'cosa loro' e diventi finalmente 'cosa nostra'...''.

20 novembre 2006
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