Il Vertice FAO di Roma

Niente fondi aggiuntivi per contrastare la fame nel mondo, solo impegni politici

Il Vertice FAO si è aperto ufficilamente oggi a Roma, ma i lavori, che si concluderanno mercoledì, si può dire siano iniziati già venerdì scorso, giorno in cui il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per "sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dell'insicurezza alimentare". "Nel mondo ci sono ormai un miliardo di persone che vivono in condizioni di sottoalimentazione e ogni sei secondi muore un bambino - ha detto Diouf al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell'altra economia - noi siamo a Roma perché vogliamo creare le opportunità per aggredire il più fondamentale dei problemi per il genere umano: la fame".
Diouf, che la scorsa notte ha dormito all'ingresso del palazzo della Fao a Roma su un materasso di gommapiuma come atto dimostrativo "per spronare i governi a fare di più per contrastare la fame nel mondo" ha poi lanciato un appello "a tutti gli uomini di buona volontà ad aderire allo sciopero della fame".
A raccogliere l'appello di Diouf è stato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. "Aderisco all'appello del direttore generale della Fao Diouf e da domani (domenica, ndr) alle 12 comincerò lo sciopero della fame e lo terminerò lunedì alle 12 così che quando porterò il mio saluto all'apertura del summit sarò ancora in sciopero della fame". "Con questo gesto - ha aggiunto Alemanno - chiederemo ai Governi di dare un risultato concreto al Summit che si aprirà lunedì a Roma. Sono molto preoccupato perché nel documento non sono indicati i soldi necessari e i programmi per diminuire la fame nel mondo".

Al di la delle "azioni dimostrative", il vertice Fao che si apre oggi ha già un risultato finale: non ci saranno nuovi soldi per combattere la fame nel mondo, ci sarà un impegno politico, frutto di una nuova consapevolezza delle nazioni super sviluppate (quelle del G8), ma anche delle preoccupazioni dei paesi emergenti. "I governi confermeranno l'impegno di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015", ma per il momento non sono stati promessi nuovi impegni finanziari. Non ci saranno, insomma, quei 44 miliardi di dollari all'anno che il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha chiesto nei giorni scorsi.
Negoziata fino all'ultimo dagli ambasciatori dell'organizzazione Onu, la "Dichiarazione finale di Roma" è un testo di 41 paragrafi che si compone di un preambolo, di una definizione degli obiettivi, tra cui in primis viene ribadito il primo obiettivo dei Millennium Goals del dimezzamento della povertà entro il 2015.
Nella terza parte, quella principale (Commitments and actions), vengono ripresi cinque principi sulla food security dell'Aquila, che diventano i Five Rome principles for sustainable food security:
1) Sostenere la responsabilità dei governi nazionali e la necessità di investire in piani di sviluppo country-owned.
2) Maggiore coordinamento tra strategie nazionali, regionali e globali.
3) Approccio two-track, e cioè rispondere all'emergenza alimentare immedita, ma preparare anche misure di sviluppo di medio-lungo termine per affrontare le cause di fondo di povertà e malnutrizione.
4) Vigilare affinché il sistema multilaterale giochi un ruolo centrale grazie a miglioramenti continui dell'efficienza, della reattività, del coordinamento e dell'efficacia delle istituzioni multilaterali. In questo punto viene affrontata anche la questione della riforma della Fao, un organismo che molti paesi vorrebbero meno elefantiaco e burocratico, più orientato verso il raggiungimento dello scopo finale di aiutare le popolazioni dei paesi in via di sviluppo.
5) Garantire un impegno sostenuto e sostenibile da parte di tutti i partners ad investire nell'agricoltura e nella "food security" in maniera tempestiva e affidabile, con la messa a disposizione delle risorse necessarie nel quadro di piani e programmi biennali.

Subito dopo il vertice ci sarà la ratifica della riforma del Comitato Sicurezza Alimentare: dall'essere una semplice cellula "early warning" di economisti/accademici diventerà un "cervello operativo" per il partenariato globale sulla food security, includendo il settore privato, le ong.


Suzanne Sabet Mubarak

Ieri invece, alla vigilia dell'inizio ufficiale del Vertice della Fao, è stato il giorno delle 'first ladies' dei Paesi non allineati per discutere di come migliorare l'accesso delle donne alle risorse produttive allo scopo di ridurre la fame.
L'incontro è stato presieduto dalla signora Suzanne Mubarak, moglie del presidente egiziano Honsi Mubarak. Il pre-summit, che si è tenuto ieri pomeriggio, segna l'esordio internazionale di Azam al Sadat Farahi, moglie del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.
Alla conferenza dal titolo 'Food Secuirity and Women's Access to Resources' hanno preso parte anche Kanayo F. Nwanze (presidente Ifad) e Hafez Ghanem (assistente del direttore generale Fao). Coordinatore del panel Mankombu Sambasivan Swaminathan, presidente del Pugwash Conference, gruppo internazionale di scienziati impegnati nella lotta alla proliferazione delle armi nucleari e vincitori nel 1995 del Premio Nobel per la Pace.
Al Summit sono intervenute inoltre Nompumelelo Zuma (Sud Africa), Viviane Wade (Senegal), Asha Tassin Hassan (Somalia), Mariamma Mane Sanha (Guinea Bissau), Liesbeth Vaneburg (Suriname), Begun Raza Gilani (Pakistan) e Maria Esther Reus Gonzalez (ministro della Giustizia di Cuba).
All'incontro ha preso parte anche Isabella Rauti, moglie del sindaco Alemanno, e capo del Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio.
L'obiettivo dell'incontro è stato quello di mettere a confronto le varie esperienze volte ad assicurare l'accesso delle donne alla terra e al credito, per ridurre la fame nel mondo. Progetti come quello per la diversificazione e sviluppo di impresa in Honduras, creato per aumentare l'accesso alle tecnologie per la piccola pesca (con la fornitura di celle frigorifere per le barche dei pescatori), e progetti per l'accesso al credito e al micro-finanziamento, che ha permesso alle donne di Dunumala Village in Sri Lanka di creare una cooperativa di allevamento polli, alcune delle esperienze prese in esame.
Il dato di partenza, si è sottolineato dalla Fao, è la consapevolezza che oggi le donne beneficiano solo del 10% dei crediti erogabili e possiedono il 2% del terreno coltivabile, nonostante siano responsabili della metà della produzione mondiale di cibo e nonostante le aspettative di vita di un bambino, allevato in una famiglia dove sia una donna a controllare e pianificare il budget familiare, aumentino del 20%.


Azam al-Sadat Farahi, moglie del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

Il primo discorso della moglie di Ahmadinejad - Ha scelto Roma, il vertice delle 'first ladies' dei Paesi non allineati che precede di un giorno quello della sicurezza alimentare della Fao la moglie di Mahmoud Ahmadinejad, Azam al Sadat Farahi per pronunciare il suo primo discorso pubblico da quando il marito è comparso sulla scena politica del suo Paese, prima come sindaco di Teheran, poi come presidente.
La signora è rimasta al suo posto, parlando di fronte alle altre 12 mogli di presidenti o capi di governo presenti in sala, inclusa la signora Suzanne Mubarak, che presiede i lavori, e al direttore generale della Fao Jacques Diouf. La signora Farahi ha ringraziato prima di tutto la moglie del presidente dell'Egitto, un Paese con cui Teheran non ha rapporti, per avere organizzato l'incontro che si propone "come fine quello di coinvolgere in modo efficace le first ladies dei Paesi non allineati nella lotta contro la povertà alimentare".
"Oggi abbiamo bisogno di un nuovo modello di consumo. Dobbiamo promuovere il modello di consumo basato sui bisogni così come lo spirito di collaborazione, beneficienza e generosità" ha dichiarato la signora Farahi, portando l'esperienza iraniana dove, ha aggiunto "l'ispirazione religiosa ha effettivamente aumentato la sicurezza alimentare della famiglia".
La signora Ahmadinejad ha concluso il suo discorso deplorando quello che ha definito "un chiaro esempio di insicurezza alimentare e medica" che è quello degli abitanti della Striscia di Gaza, "gente innocente costretta a subire le conseguenze del blocco che va contro tutte le regole e le leggi internazionali". "Ci aspettiamo di vedere una fine immediata di questa enorme oppressione. Chiedo alla signora Mubarak di seguire questa questione e dare voce del nostro incontro e delle donne e dei bambini oppressi di Gaza in tutto il mondo".
Finora la signora Farahi, una laurea in ingegneria, tre figli e posizioni molto conservatrici, si era limitata, di rado, ad accompagnare il marito senza mai intervenire.

[Informazioni tratte da Corriere.it, Repubblica.it, Adnkronos/Ing]

16 novembre 2009
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