In carcere il giovane e il vecchio boss

Per Gianni Nicchi prima notte di carcere. Per Gaetano Fidanzati prima notte in isolamento

Quella di ieri è stata la prima notte in carcere per il boss mafioso Giovanni Nicchi, 28 anni, catturato sabato pomeriggio in un appartamento nei pressi del Tribunale di Palermo dagli uomini della Squadra mobile. Il giovane, astro nascente di Cosa nostra è stato trasferito, la sera stessa della cattura, dalla Questura di Palermo al carcere Pagliarelli, dove ha passato la sua prima notte da detenuto, dopo tre anni e mezzo di latitanza. All'uscita dalla Questura, un gruppo di parenti di Nicchi e degli altri due favoreggiatori, Alessandro Presti 19 anni e Giusi Amato di 27 anni, hanno gridato e inveito contro i poliziotti.
Oggi, dopo una riunione in Procura a Palermo, si deciderà sull'interrogatorio di garanzia di Nicchi. Per una questione tecnico-giuridica, non si sa ancora se ad interrogarlo sarà il gip, come è prassi, oppure un altro magistrato, dal momento in cui Nicchi è attualmente imputato in due processi, che sono in appello. Nei due processi di primo grado, Nicchi era stato condannato a quindici e a sei anni di carcere. Proprio per questo motivo, oggi si riuniranno i pm della Dda Roberta Buzzolani e Ambrogio Cartosio e il pg di riferimento. Sempre oggi la Procura di Palermo proporrà al ministero della Giustizia, Angelino Alfano, l'applicazione del carcere duro per il boss. Lo ha riferito il procuratore di Palermo Francesco Messineo. "Attraverso la Direzione nazionale antimafia, faremo giungere al ministero della Giustizia tutti i dati necessari per l'applicazione del 41 bis al boss Nicchi che ha già, comunque, due condanne per associazione mafiosa".

Ieri pomeriggio la polizia ha fatto un nuovo sopralluogo nella palazzina di via Juvara 25, vicino al Tribunale, dov'è stato arrestato il latitante. Nel covo non sono state trovate armi, ma alcuni telefoni cellulari, un pc e altro materiale definito dal questore Alessandro Marangoni "di notevole interesse". Il covo del boss, un'abitazione modesta, è stato passato al setaccio per due volte dalla polizia che ha archiviato ogni reperto utile alle indagini. L'appartamento, di proprietà di una anziana morta nei mesi scorsi, era utilizzato da Giusi Amato, 27 anni, arrestata assieme ad Alessandro Presti, 19 anni, con l'accusa di favoreggiamento. All'interno dell'appartamento c'era un albero di Natale che doveva essere ancora completato (sul pavimento gli agenti hanno infatti trovato delle scatole con le decorazioni), una cena mai consumata, qualche pupazzo di peluche, uno stereo, foto di donne, nessuna valigia pronta o altri segnali che possano far pensare alla necessità di dover fuggire in poco tempo. Dalle indagini sarebbe emerso che quello di via Juvara non era il covo principale di Nicchi ma una base d'appoggio in cui il latitante si sarebbe rifugiato soltanto qualche sera fa. Dalla ricostruzione offerta dagli inquirenti, sembra che Nicchi ha trascorso l'ultima serata da uomo libero in un pub nel centro di Palermo. Segno, secondo gli investigatori, che il boss non nutriva il sospetto che gli agenti fossero sulle sue tracce. "Nicchi - ha spiegato Maurizio De Lucia, pm della Dna che, per anni, da sostituto procuratore a Palermo, ha svolto le indagini sul capomafia - era sicuro di potere contare sulla fedeltà dei suoi favoreggiatori e che nessuno nella zona l'avrebbe tradito".

I pacchetti di sigaretta e lo spirito imprenditoriale di Nicchi - A Gianni 'u picciutteddu', pupillo del boss in carcere Nino Rotolo, non piacevano molto i 'pizzini', all'astro nascente di Cosa nostra, ai foglietti utilizzati dal capomafia Bernardo Provenzano, scritti rigorosamente a macchina, o da Matteo Messina Denaro, ancora latitante, preferiva i pacchetti delle sigarette, dentro i quali poi nascondere i foglietti con gli ordini.
Le sigarette, con la posta del giovane boss, erano state sequestrate dagli investigatori a Filippo Burgio, 37 anni, commerciante di motociclette, ma considerato dalle forze dell'ordine 'picciotto' dello Zen di Palermo. Burgio sarebbe stato per molti mesi uno dei principali referenti di Giovanni Nicchi, almeno fino al suo arresto, avvenuto nell'aprile scorso. I Carabinieri gli trovarono tre pacchetti di sigarette, due di marca 'Benson&Hedges' e un pacchetto di 'Diana'. Su ogni pacchetto di sigarette c'era una parola e all'interno di ogni pacchetto, c'erano cinque 'pizzini', alcuni dei quali scritti dallo stesso Nicchi. Dai documenti rinvenuti dagli investigatori emergeva chiaramente che Nicchi era a capo del racket del pizzo nella zona di sua pertinenza.

Nicchi, nonostante la sua giovane età, era "un affarista" che lavorava per un altro boss, il suo capo, Antonino Rotolo, in carcere da tre anni, "muovendosi in un reticolo di affari e di relazioni che sfuggono pure alle logiche della gestione territoriale di natura piramidale e verticistica della associazione", come ha scritto il gup del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini (nella foto), nella sentenza di primo grado del processo 'Gotha' (LEGGI), nel quale Nicchi è stato condannato a quindici anni di reclusione. E' pendente, al momento, il processo d'appello.
Secondo il magistrato, Nicchi e Nicola Mandalà, anche lui in carcere perche' accusato di essere tra i fiancheggiatori di Bernardo Provenzano, avrebbero trattato "grossi quantitativi di cocaina sulla rotta Palermo-New York". "In una conversazione con la fidanzata Tiziana Messina, Mandalà - si legge nella sentenza - parla di cinquecento chili da ricevere in un breve lasso di tempo. E' un affare da milioni di euro. Nicchi coordina le operazioni in nome e per conto di Nino Rotolo, come riferiscono Francesco Campanella e Mario Cusimano". Secondo il gup, "lo spirito imprenditoriale di Nicchi e il suo dinamismo tipicamente mafiosi emergono dalle conversazioni con il suo ''padrino'' Nino Rotolo". "I due pianificano le attività da compiere - si legge ancora nella sentenza - E' Nicchi a sollecitare il capo di Pagliarelli ad una maggiore intraprendenza nel mercato della droga. E' lui ad insistere per riattivare quei canali di cooperazione un tempo utilizzati per il contrabbando di sigarette, con esponenti della camorra e della 'ndrangheta. Vuole trasformare quella rete di conoscenze in un sistema di smercio della droga, controllato da Rotolo e da lui". "Gianni Nicchi è informato sulle persone e sui nuovi meccanismi di funzionamento di un mercato così complesso e competitivo. Comunica tutto a Nino Rotolo - si legge nella sentenza di primo grado - Gli parla dell'imminente operazione di acquisto di cocaina in Uruguay da parte di un certo Giulio Bonanno che, per cominciare, doveva rifornirli di 'cinque, dieci chili al mese'".
E' ancora il giudice per le udienze preliminari Morosini, che ha anche scritto un libro sulla sentenza 'Gotha', considerata una sorta di maxiprocesso moderno, a scrivere che "Gianni Nicchi ha contatti a Milano dove acquista chili di cocaina con Mandalà, coordinando 'quattro picciotti' per lo spaccio a cui paga le spese. Ha contatti anche su Napoli sempre per l'approvvigionamento. Nello stesso tempo, tiene rapporti stretti pure con quelli che 'lavorano' su Palermo: alla Guadagna, a Falsomiele, nei palazzi di Dallas a Bonagia, alla Vucciria, allo Zen , dimostrando che certi affari sono trasversali alle cosche locali e vanno seguiti di persona capillarmente". E ancora: "Come Nicola Mandalà anche Gianni Nicchi incarna lo spirito del giovane imprenditore mafioso. Esprime con le sue azioni la religione dell'accumulazione, fatta di azioni violente e interazioni con uomini di ogni tipo. Profitto e potere sono gli scopi che persegue quotidianamente". Avrebbe anche seguito "in prima persona", come ha scritto il gup Morosini nella sentenza di primo grado, "operazioni che fruttano migliaia di euro ogni giorno, in cui si rischia e si guadagna denaro in quanto singoli".

Ma Giovanni Nicchi, dall'altro ieri dietro le sbarre, non si sarebbe occupato solo di droga. Viene definito dal giudice "eclettico. Comprende rapidamente come si atteggiano i contesti dove maturano gli affari lucrosi". Così, "nell'interesse del capo di Pagliarelli si informa continuamente della gestione delle sue proprietà immobiliari, degli investimenti, delle operazioni di vendita da parte delle società controllate da Rotolo".
E sarebbe stata di Nicchi "l'intuizione di 'mettere le mani' sull'affare degli sbarchi nei porti italiani dei containers con prodotti made in Cina" scrive ancora Morosini. "Containers in cui vi è merce di ogni tipo: scarpe, bulloni, prodotti hi tech, motori di macchine, magliette, specchi, generi alimentari sottovuoto. Il giovane 'uomo d'onore' vuole togliere il monopolio dell'affare ai gruppi criminali che insistono sul porto di Napoli, ai padroni della camorra. Il suo ragionamento non fa una grinza". "Se i prodotti sono destinati anche ai commercianti cinesi che lavorano a Palermo, allora Cosa Nostra deve avere la sua 'fetta di torta' - spiega ancora il giudice - Naturalmente l'associazione deve essere pronta a mettere a disposizione i suoi contatti sul porto del capoluogo siciliano per garantire la 'buona riuscita' delle operazioni. Nicchi ha capito che il porto dove avvengono gli sbarchi viene deciso a Roma. E riferisce al suo ''padrino'' di avere i contatti giusti a Napoli per entrare anche in quel business: ''… li a Napoli, perché gli ho detto: ora ho intenzione di fare una cosa, che minchia si guadagna se ci mettiamo con loro… perché la cosa di questi è Roma, che già me lo ha detto questo picciotto". Per Morosini "Gianni Nicchi è l'"uomo nuovo" di Cosa Nostra. E' al centro di ogni strategia corleonese, dalla droga alle estorsioni, dai nuovi affari transnazionali agli appalti. Ha contatti con il crimine organizzato a Milano e con i gruppi camorristici a Napoli. E' astuto, aggressivo, prende decisioni in tempi rapidi. E' freddo e senza scrupoli". E adesso è in carcere.

Prima notte in isolamento per Gaetano Fidanzati - Ed è bene non dimenticarsi che sabato scorso è stata veramente una grande giornata per la Giustizia e la Legalità, perché sono stati due i mafiosi di primissimo livello ad essere stati arrestati, oltre a Gianni Nicchi, infatti, nel centro di Milano la polizia ha arrestato il latitante Gaetano Fidanzati, capo mafia storico di Cosa nostra ed elemento di spicco del narcotraffico internazionale. Ebbene, se la scorsa notte per il boss 74enne non è stata sicuramente la prima notte di carcere, così come lo è stata per Nicchi, è stata però la sua prima notte in isolamento, nel carcere milanese di San Vittore.
Gli investigatori milanesi stanno cercando il luogo in cui Fidanzati si è nascosto a Milano dove non si sa peraltro per quanto tempo si sia fermato a partire dal 2008, quando nei suoi confronti il gip di Palermo emise due ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere e omicidio. Il boss è in attesa di essere ascoltato nell' interrogatorio di garanzia, per il quale il gip ha tempo cinque giorni dall'esecuzione della misura. Ancora non si sa se sarà interrogato per rogatoria da un giudice milanese o sarà lo stesso gip di Palermo che ha emesso le ordinanze a farlo.
Fidanzati è stato sorpreso sabato pomeriggio in via Marghera a Milano in compagnia del cognato e di un'altra persona. Non risulta che nei confronti di questi ultimi due siano stati emessi provvedimenti. Il cognato, tra l'altro, visto lo stretto rapporto familiare, non è punibile per favoreggiamento. E' stato un ispettore di polizia a porre fine alla latitanza di Tanino Fidanzati. Il poliziotto ha riconosciuto il vecchio boss mafioso e ha avvertito la squadra Mobile del capoluogo lombardo, sulle tracce di Fidanzati da alcuni mesi. In pochi minuti gli agenti della catturandi hanno raggiunto via Marghera e hanno bloccato l'anziano boss. Fidanzati, che era senza documenti, ha fornito delle false generalità ai poliziotti che lo hanno condotto in Questura. Nell'abitazione del boss la polizia ha trovato il documento di identità con la foto di Fidanzati e le false generalità fornite al momento dell'arresto; gli investigatori stanno indagando per accertare se il documento sia stato rubato e contraffatto o sia stato concesso da un favoreggiatore. Prima di essere trasferito in carcere, Fidanzati ha chiesto delle sigarette e ha detto ai poliziotti di essere malato e di dovere assumere delle medicine.
A guidare da qualche mese la Squadra Mobile di Milano è Alessandro Giuliano, figlio del vicequestore Boris, il "segugio" che scoprì la "pizza connection" e che fu ucciso dalla mafia nel 1979.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

- Doppio colpo a Cosa nostra (Guidasicilia.it, 05/12/09)

 

 

7 dicembre 2009
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