In Italia è disoccupazione record

Le persone che cercano impiego nel nostro Paese sono oltre 2 mln. In Sicilia, in tre anni, si sono persi 54mila posti di lavoro

Secondo l'Istat, ad ottobre il tasso di disoccupazione in Italia ha raggiunto l'8%, ai livelli massimi dal 2004. A settembre si era fermato al 7,8%. Sempre secondo l'Istituto nazionale di statistica, i senza lavoro sono aumentati del 2% su base mensile del 13,4% su base annuale. In pratica, in Italia quelli che cercano un impiego sono oltre 2 milioni.
In calo l'occupazione: l'Istat ha rilevato che il tasso è diminuito ad ottobre dell'1,2% rispetto ad ottobre 2008 mentre è rimasto stabile rispetto a settembre. In termini assoluti, invece, le persone in cerca di un'occupazione sono salite del 2% rispetto a settembre e del 13,4% rispetto a ottobre 2008. Il numero di inattivi, cioè di coloro che non risultano né occupati né in cerca di occupazione, di età compresa tra 15 e 64 anni, è pari a 14.741 mila unità, con una variazione del +0,1 per cento (+14 mila unità) rispetto a settembre 2009 e del +1,4 per cento (+210 mila unità) rispetto a ottobre 2008. Il tasso di inattività è pari al 37,4 per cento (invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al mese di ottobre 2008).

IN SICILIA, IN TRE ANNI, SI SONO PERSI 54mila POSTI DI LAVORO - Tra il 2006 e il 2009 nei settori produttivi in Sicilia sono andati perduti 54 mila posti di lavoro. L'industria è calata di 16 mila occupati, l'agricoltura di 21 mila, il commercio di 17 mila unità. Un incremento si è avuto solo nei servizi per la regolarizzazione di badanti. Nello stesso periodo il paese ha registrato un lievissimo incremento degli occupati (+0,06 contro -2% della Sicilia).
E' quanto rivelato da un dossier della Cgil regionale sull'andamento dell'economia e dell'occupazione in Sicilia, curato dal centro studi Cerdfos e presentato nei giorni scorsi.
"La situazione si aggrava sempre più - ha detto la segretaria generale della Cgil Sicilia Mariella Maggio - e se si manterranno le previsioni sul Pil che parlano di 6 punti in meno tra 2008 e 2009 la nostra regione farà un balzo indietro di 10 anni". Nell'analisi della Cgil c'è lo spaccato di "una situazione sociale prossima al collasso", ha rilevato Maggio, con il 50% delle famiglie nella fascia della povertà relativa (reddito di 1.600 euro mensili per un nucleo di 4 componenti). Ne risentono i consumi, per i quali le famiglie siciliane spendono in media 1.764 euro contro il Veneto che ha il primato nazionale con 3.047 euro. Le stesse famiglie, dice ancora l'analisi del sindacato, vivono in uno stato di potenziale insolvenza per quanto riguarda utenze domestiche, mutui e rimborsi dei prestiti al consumo, "come conferma l'Adiconsum – ha osservato Maggio- che pone la Sicilia al primo posto tra le regioni italiane per il rischio di bancarotta familiare".

"La nostra - ha proseguito la segretaria della Cgil - è una regione ferma che ha grandi ritardi nell'attivazione della risorse comunitarie, è una regione che continua a indebitarsi con l'esterno e non per finanziare investimenti ma per sostenere consumi che pure sono in caduta". Nell'ultimo bilancio della regione, ricorda la Cgil, la spesa corrente impegnata è aumentata dell'8,4% mentre quella in conto capitale è diminuita del 31%. "Si va configurando insomma sempre più - ha sostenuto Maggio - una situazione che vede la Sicilia produrre sempre meno beni". Se questa tendenza sarà confermata, rileva la Cgil, "nel 2013 alla fine del periodo di convergenza, il terziario avrà un peso di circa l'85% del totale della ricchezza prodotta". Un sistema economico, insomma, "sempre più bloccato", ha sottolineato Maggio. E questo accade in una regione, dice ancora il sindacato, che "sulla carta gestisce un bilancio di oltre 25 miliardi, contro i 24 miliardi del bilancio della Lombardia che però ha il doppio degli abitanti e un'economia che rappresenta oltre il 25% del Pil nazionale contro il 5,6% della Sicilia". "In realtà - ha osservato Maggio - gli investimenti erogati in Sicilia, vista la precaria struttura produttiva, hanno una ricaduta reale nelle regioni più sviluppate del paese e in particolare in Lombardia che ha con la Sicilia un interscambio di merci di oltre un milione di tonnellate su strada". "Tutto ciò - ha specificato la segretaria della Cgil - si traduce nella crescita del disagio sociale: più disoccupati e meno opportunità di lavoro nella fasce tra 25 e 44 anni, flussi migratori temporanei che coinvolgono almeno 500 mila persone l'anno, difficoltà dei segmenti più deboli della popolazione".

Ma cosa propone la Cgil per invertire questa rotta? "La regione - ha detto Maggio - deve intanto essere governata cosa che non accade da tempo per i problemi interni alla maggioranza". Poi, ha aggiunto "ci sono alcuni banchi di prova importanti e sono la vertenza Fiat, il problema dei rifiuti e la sanità. Per la Fiat la regione deve fare pesare la sua voce per ottenere garanzie per lo stabilimento e per l'occupazione di Termini Imerese. Deve inoltre varare il piano dei rifiuti e dare risposta alle attese tradite sulla sanità a seguito di un piano di tagli a cui non ha corrisposto nessun miglioramento e vantaggio per i cittadini". La Cgil propone inoltre un'unità di crisi, con la partecipazione di tutte le parti sociali, "per avviare da un lato interventi che diano risposte immediate in termini di lavoro e dall'altro agiscano sulla programmazione per rimettere sotto controllo la spesa pubblica , cambiare dinamiche che non hanno portato a nulla, rivisitare gli indirizzi della spesa dei fondi comunitari". Il sindacato chiede anche "un piano di investimenti nazionali per adeguare le infrastrutture e mettere in sicurezza il territorio, cominciando col mettere a disposizione su opere più utili e credibili - ha sottolineato Maggio - le risorse del Ponte sullo Stretto". Per il sindacato è anche necessaria "una riforma del sistema creditizio: non creando nuove banche, bensì individuando strumenti utili alla crescita del sistema produttivo dell'isola e scegliendo di volta in volta la banca che offre maggiori garanzie".

[Informazioni tratte da AGI, CGIL SICILIA]

 

 

2 dicembre 2009
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