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In Sicilia, la provincia di Ragusa, diventa il nuovo Eldorado del vino nazionale

I toscani del vino sbarcano in Sicilia, e fanno di Noto la Montalcino dell’isola

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Il nuovo Eldorado del vino in Sicilia si trova a Noto. C'è infatti un altro nome blasonato che sta per scommettere sulla nostra regione, quello di Filippo Mazzei, patron del Castello di Fonterutoli, a Castellina in Chianti, nel Senese, una delle cantine più rinomate d'Italia.
Mazzei, spinto dal suo enologo Carlo Ferrini (che è anche un consulente tecnico di Tasca d'Almerita e Donnafugata), ha acquistato trenta ettari di terreno a Noto (RG), a pochissima distanza dalla città barocca. Trenta ettari ancora non vitati su cui sarà impiantato soprattutto Nero d'Avola, ritenuto oggi il vitigno più importante della Sicilia, quello che ha le potenzialità, ancora non del tutto espresse, per rivaleggiare coni grandi rossi italiani.
Quello di Mazzei è solo l'ultimo nome di un lungo elenco di importanti produttori italiani (e siciliani) che stanno investendo nella striscia di terra che da Noto porta giù giù fino a Pachino.
Un altro toscano è Antonio Moretti, titolare della Tenuta Sette Ponti a Terranuova Bracciolini in provincia di Arezzo. Moretti ha acquistato 120 ettari in contrada Maccari, a Noto, ed è pronto ad andare in produzione col suo primo rosso, annata 2002, un Nero d'Avola in purezza dal nome Saia.

Uno dei primi a sbarcare a Noto, un paio di anni fa, fu il conte Paolo Marzotto, patron di Santa Margherita, altro nome importante dell'enologia italiana che ha rilevato oltre cento ettari. Poi è arrivato anche un siciliano come Pianeta. L'azienda di Sambuca e di Menfi oggi può contare su una proprietà di 60 ettari, di cui 30 già vitati, in contrada Buoni vini, e la produzione di vini Doc, tra cui il Moscato di Noto, le cui prime bottiglie saranno pronte per il prossimo Vinitaly di aprile.
L'effetto di tanto interesse naturalmente ricade sui prezzi dei terreni. Secondo una stima oggi acquistare un ettaro di terreno vitato tra Noto e Pachino costa attorno ai 25 mila euro. Appena tre anni fa costava la metà. E adesso anche trovare un'azienda agricola in vendita è diventato difficile. "Perché non rendere più comunicativo il nome della Doc Eloro, quella che da il nome ai rossi prodotti in questa zona? Già oggi il nome Pachino è più famoso", ammette Salvo Foti, enologo sia dell'azienda di Giuseppe Benanti (cantina e vigneti sull'Etna) che di Vito Catania (titolare dell'azienda Gulfi a Chiaramonte Gulfi nel Ragusano). Sia Benanti che Catania, naturalmente, hanno comprato terreni tra Noto e Pachino. Il primo, settanta ettari in contrada Morsentini; il secondo cinque terreni in cinque zone diverse da cui produce già quattro varietà di Nero d'Avola in purezza.

Ma nemmeno i siciliani stanno a guardare: la Duca di Salaparuta (oggi di proprietà della Illva di Saronno) ha acquistato per la prima volta dei vigneti: oltre 100 ettari nella zona di Riesi e una dozzina sull'Etna a Castiglione di Sicilia.

27 febbraio 2004
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