Italiani sequestrati in Mauritania: Al Qaeda si rifiuta di trattare

Secondo la stampa algerina, Al Qaida avrebbe rifiutato di negoziare per il rilascio dei due italiani rapiti al confine con il Mali

Due giorni fa l'agenzia di stampa Xinhua ha riferito che, secondo non meglio precisate fonti della sicurezza locali, le autorità della Mauritania avrebbero arrestato il capo dei sequestratori della coppia di italiani, Sergio Cicala e la moglie Philomene Kabouree, residenti a Carini (PA) e sequestrati venerdì scorso in una zona vicino al confine meridionale tra Mauritania e Mali (LEGGI). L'uomo arrestato sarebbe un cittadino del Mali.
Secondo quanto riferisce una fonte della sicurezza all'agenzia di stampa di Nouakchott 'Ani', l'arrestato - il cui nome sarebbe Abdel Rahman Walid Amdu - è accusato di essere la mente del sequestro. Walid Amdu, di cittadinanza maliana, avrebbe ammesso di aver coordinato l'operazione che ha portato al sequestro e che avrebbe dovuto ottenere una grossa somma di danaro alla fine dell'operazione. Sempre secondo le fonti della Xinhua, l'uomo avrebbe confessato di aver operato per conto dell'organizzazione al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), con l'incarico di "svolgere un ruolo di ricognizione e localizzazione di vittime (da sequestrare, ndr), con un compenso equivalente di 22mila dollari da consegnarsi a operazione conclusa". L'uomo sarebbe stato arrestato a bordo di un 4X4 mentre stava per lasciare la zona di Kobonni per fare ritorno nel Mali.

E dopo l'arresto del capo dei sequestratori, sembrava che si fosse aperto uno spiraglio nella vicenda della coppia italiana. Ma poche ore dopo è arrivata una doccia fredda. Ieri, infatti,  il giornale algerino El Khabar ha scritto che i referenti dell'organizzazione di al-Qaeda nel maghreb islamico, attivi nelle regioni del Sahara, si rifiutano di trattare la liberazione degli ostaggi europei finiti nelle loro mani. El Khabar non ha però fatto nessun riferimento specifico a Sergio Cicale e alla moglie. Secondo quanto riferito una fonte locale al giornale algerino, l'emiro Abdel Hamid Abu Zayd al-Sufi, che comanda la cellula di al-Qaeda responsabile dei sequestri, si sarebbe rifiutato di avviare una trattativa con i mediatori tribali che in passato, delegati dai governi europei, erano riusciti ad aprire un canale per giungere alla liberazione degli ostaggi sequestrati in Africa dai terroristi islamici.
Il giornale algerino parla di tentativi di aprire una mediazione con i terroristi avviati dai governi di Spagna e Francia. In questo momento, oltre ai due italiani rapiti la scorsa settimana in Mauritania, gli uomini di al-Qaeda hanno nelle loro mani tre cooperanti spagnoli, presi in ostaggio in Mauritania a fine novembre ed ora detenuti in Mali, e un francese che era stato sequestrato sempre a fine novembre nella citta' di Menaka, nel nord del Mali.
In particolare, in relazione a questi due sequestri, sembra che i mediatori si trovino già lungo il confine tra Mali e Nigeria. Eppure non hanno ricevuto alcuna risposta da parte dei loro referenti di al-Qaeda come Muhammad al-Tazwuiri o dal terrorista tunisino Ibn al-Sharqi Muhammad o dal portavoce del gruppo in questione, Yahya Jawadi, e nemmeno da Hamid al-Sufi. Questi esponenti di al-Qaeda erano stati i referenti usati dai mediatori in particolare per ottenere il rilascio di tutti gli occidentali sequestrati tra il 2008 e il 2009. Ruolo fondamentale in quelle circostanze lo avevano giocato Hamid al-Sufi e il terrorista algerino di origini mauritane, Adaha Nahi Abdullah.

Gli esponenti di al-Qaeda hanno fatto sapere che, fino a quando non avranno nuovi ordini, non intendono entrare in contatto con nessun mediatore. Questo perché sembra vogliano prima trovare un posto più sicuro dove portare gli ostaggi europei e temono che, durante le trattative, le comunicazioni con i mediatori possano essere intercettare e i loro covi divenire obiettivo di un blitz da parte delle forze di sicurezza dei paesi africani per liberare con la forza gli ostaggi. In passato i mediatori contattavano i parenti di alcuni terroristi ricercati dalla polizia provenienti dal nord del Mali e dalla Nigeria i quali poi li ricontattavano ponendo le condizioni e fornendo le informazioni richieste. I terroristi si fidano solo dei membri delle loro tribù i qual non darebbero mai le coordinate dei loro covi alla polizia. Circa un anno fa i terroristi hanno ucciso due mediatori di una tribù locale che erano impegnati nelle trattative per il rilascio di due ostaggi austriaci rapiti nel 2008 in Tunisia e rilasciati dopo diversi mesi in Mali. I due mediatori avevano infatti fornito le coordinate del luogo nel quale erano detenuti gli ostaggi di al-Qaeda. Per evitare nuove soffiate, i terroristi hanno escogitato un meccanismo molto complesso che rallenta la macchina della trattativa. Viene dato a un mediatore un primo appuntamento in un luogo nel deserto in modo da controllare se si muove da solo o se invece è seguito dalla sicurezza locale. In quel luogo il mediatore trova una scatola con i dati per un secondo appuntamento nel quale viene a sapere che i terroristi lo contatteranno di li a pochi giorni e solo allora ci sarà il primo incontro che i terroristi fissano solo in cambio di derrate alimentari e medicine.

Secondo il giornale El Khabar, la cellula del Sahara di al-Qaeda nel maghreb islamico conta circa 300 terroristi, in maggioranza maliani anche se tra loro ci sono molti mauritani e nigeriani. Sono solo una quarantina invece i miliziani nord africani. La cellula del Sahara di al-Qaeda si divide in due gruppi: il primo si chiama "brigata Tareq Bin Azyad" e si muove nel triangolo formato dai confini di Mali, Niger e Algeria. Il secondo gruppo invece è guidato da Abdel Rahman al-Tandaghi, detto Abu Anas il mauritano, e da Yahya Jawad e opera sul confine tra Mali e Mauritania. Il gruppo più importante però è il primo, quello della 'brigata Tareq Bin Azyad', guidato da Abdel hamid Abu Zayd e Hamid al-Sufi. Quest'ultimo è considerato il vero capo di tutti i terroristi del Sahara sin dal 2001 ed è più volte entrato in conflitto con il vecchio capo di al-Qaeda nella regione, l'algerino Mokhtar Belmokhtar, che secondo la stampa locale si sarebbe ritirato dalla lotta armata.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Corriere.it, Adnkronos/Aki]

24 dicembre 2009
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