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L'aeroporto ''Quaquaraquà''

Sconfessato il pericolo di avere in Sicilia il primo aeroporto in collina. Lo scalo a Racalmuto (AG) non si farà

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La Sicilia, forse sulla scia della filosofia "Grandi Opere Prioritarie", a leggere i programmi, gli studi, le analisi, i grafici che traboccano dagli uffici regionali, provinciali, comunali, sembra avere un solo obiettivo: dimenticare la delusione per tutte le occasioni mancate di decollo economico decollando loro stessi.
Tutte le provincie vorrebbero il loro aeroporto, con la convinzione che l’aerostazione porti sviluppo, sviluppo, e ancora sviluppo. E siccome poi, costruito l’aeroporto, sanno benissimo che non avrebbero manco i passeggeri necessari, alcuni già prefigurano la possibilità di invogliare la gente offrendo biglietti gratuiti.
E tutto questo con una situazione economica certo non  invidiabile.

Il mega aeroporto siciliano è solo un' ipotesi
«Se si dovesse arrivare alla conclusione di fare un unico aeroporto internazionale nella Sicilia centro-orientale bisognerebbe chiudere almeno lo scalo di Fontanarossa, se non anche quello di Palermo, perché quando parliamo di aeroporti di quel tipo parliamo di almeno 30 milioni di passeggeri all' anno». Così il presidente dell' Enac (Ente nazionale per l'Aviazione Civile), Vito Riggio, ha commentato l'ipotesi, allo studio, di costruire una nuova aerostazione in Sicilia.
Sulla necessità di avviare uno studio di fattibilità, nei mesi scorsi era stato siglato un accordo nella sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Riggio ha spiegato che «non c' è ancora uno studio di fattibilità, c'è solo l'ipotesi di uno studio che non appena sarà fatto dovrà essere approvato». Per quanto riguarda l'aeroporto di Comiso (Ragusa), Riggio ha sottolineato che «è già in Gazzetta ufficiale» e che la procedura «è stata fermata per 30 giorni per adeguare il progetto a una nuova normativa in materia antisismica».
«Mi dicono però che lo stop - ha concluso - non dovrebbe influire sul cronoprogramma, per cui la prevista consegna rimane quella del 2006». E il nuovo scalo a Racalmuto (Agrigento)? «Non è in progetto».
(Fonte: La Sicilia, 16 gennaio 2004)

Quindi l'aeroporto di Racalmuto, ridente paese collinare in provincia di Agrigento, in Sicilia, non si farà.
Comunque il progetto, particolarmente "bizzarro" (usando un eufemismo) è senza dubbio degno di nota.
Secondo un articolo scritto da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 12 dicembre 2003 i siti in lista per costruire il nuovo scalo siciliano internazionale erano sette.
Scartati tutti per un motivo o per l'altro, ne erano rimasti due in provincia di Agrigento, la piana di Licata e le colline di Racalmuto.
Hanno scelto "ovviamente" le colline. (????)

Geniale, nello studio di prefattibilità ambientale, la spiegazione del rifiuto di Piano Romano di Licata:
"Il sito di Licata si trova in una delle rare pianure della cosa siciliana mentre il sito di Racalmuto si trova in una zona di colline interne, classiche della Sicilia, molto ondulata, a volte dolcemente, a volte con dirupi dovuti all’affioramento della roccia".
E' o no l’ideale, per metterci un aeroporto?
Il sindaco del paese, l’ulivista Gigi Restivo, la vedova di Sciascia, gli amici dello scrittore, Legambiente e l’intera comunità salvo eccezioni sono saltati su: ma come? Un aeroporto in collina?
Proprio sotto la casa in contrada Noce dove l’autore del "Giorno della civetta" ha scritto tutti i suoi libri? Buttando giù 106 case, le vigne, i frutteti? Senza avere compiuto il minimo studio sui venti che ci sono in zona? Una rivolta. Alla quale il presidente della società "Aeroporto Agrigento Valle dei Templi" Marcello Massinelli, in una serie di interviste ai giornali locali, ha risposto con una pacatezza da far rabbrividire. E dicendo che "la zona sotto l’aspetto isofonico, cioè dei rumori, è la migliore a livello italiano", che i padroni delle case abbattute potranno indicare un familiare da assumere e infine che "non si può minimamente pensare di fermare il progresso in nome di Sciascia".
Già che c’era, dopo aver fatto trapelare l’ipotesi che lo scalo dia lavoro a 350 persone (il triplo di quante lavorano all’aeroporto di Trieste), ha buttato lì: "Invece di criticare soltanto qualcuno potrebbe anche suggerire qualcosa di importante a cominciare dal nome che verrà dato all’aeroporto. Perché non chiamarlo aeroporto Leonardo Sciascia?".
Un poeta.

E, per farla ancor più facile, l'idea non era di far atterrare e decollare gli aerei in pendenza, ma di spianare i promontori (!). Per costruire una pista di 2.100 metri, hangar, torre di controllo e spazi per i passeggeri, sarebbe necessario portare via qualcosa come un milione e 400 mila metri cubi di terra. Una stima che secondo il comune è falsa e smentita dagli stessi progetti ufficiali, che ad opere finite parlano del doppio: 2 milioni e 800 mila metri cubi di terra.
Per capire la quantità di cui parliamo facciamo un esempio: mediamente un camion per il movimento terra trasporta circa 14 metri cubi. Per sbancare la zona ne servirebbero circa 200mila, di camion. Se ne fossero operativi trenta alla volta (una enormità, su stradine di campagna larghe tre metri) per dieci ore al giorno a un quarto d'ora a carico ci metterebbero quasi un anno.
E probabilmente finirebbero i 40 miliardi di lire preventivati per il progetto.
Un affarone per le cosche mafiose che, stando ai finanziamenti chiesti in banca, stavano già rastrellando caterpillar e ragni ed escavatori.
 
Il giornalista Gian Antonio Stella, raccogliendo l’invito della società "Aeroporto Agrigento Valle dei Templi", lo aveva suggerito un nome adatto, un nome sciasciano: "Aeroporto quaquaraquà"!

20 gennaio 2004
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