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L'angelo sterminatore sul mercantile ''Flash''

L'odissea di quindici innocenti marinai, abbandonati a loro stessi su di una nave né in terra né in mare

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Una nave mercantile, battente bandiera cambogiana, trasporta per conto di uno shipper turco 3.200 tonnellate di grano che dalla Siria dovevano giungere in Algeria.
A bordo della nave, 15 marittimi, tre greci, due siriani e dieci pachistani, hanno preso ordini da un armatore greco.

Per le condizioni atmosferiche e per problemi tecnici a bordo, il "Flash", questo il nome del mercantile, giunto nel porto di Augusta (SR) il 31 dicembre scorso, viene subito fermato dalle autorità marittime per ''carenze strutturali e igienico-sanitarie''.

Da allora, ossia da cinquanta giorni, questi 15 uomini sono stati abbandonati al proprio destino, senza viveri, senz'acqua, senza la possibilità di lasciare legalmente l’imbarcazione. Fermi in terra straniera.
Dell’armatore greco non si ha alcuna notizia. Sembra essere scomparso nel nulla, non ha mai pagato gli stipendi, non si occupa di quello che può accadere al mercantile.

Quanto finora raccontato non è la sinossi di un film, o la trama di un racconto di Joseph Conrad, ma è quanto realmente accaduto, e che attualmente sta accadendo a quindici marittimi bloccati su una nave ancorata nella rada del porto di Augusta dalla fine del 2003.
Lontani dalle proprie famiglie da mesi, i marittimi - dicono dalla capitaneria di porto di Augusta - con l'appoggio dell'Itf, il sindacato internazionale dei marinai - , hanno dichiarato sciopero, chiedendo anche il sequestro cautelativo della nave, accordato dal giudice di Siracusa, fino a quando non riceveranno i soldi che spettano loro.
Il "Flash" (quando nei nomi si nasconde un destino crudele e beffardo),  mercantile costruito nel 1967 e che avrebbe dovuto già essere demolito da qualche anno, trasporta, come già detto, svariate tonnellate di grano siriano, che con quest’imbarcazione, che risulta di proprietà di una società di trasporto dell’Honduras, sarebbe dovuto essere scaricato in Algeria.
Poi l’attracco forzato nel porto di Augusta, poi l’oblio, l’abbandono, il travalico della linea d’ombra.

I marittimi sono stati aiutati in questi mesi dalla Stella Maris, l'associazione cattolica che si occupa di assistenza ai marinai e ai navigatori del mare, e la loro disavventura è seguita dalla fondazione della Conferenza episcopale italiana 'Migrantes', e dal sacerdote Giuseppe Mazzotta, cappellano del porto di Augusta e della Stella Maris.
Ieri il prete ha lanciato un accorato appello al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, affinchè "il calvario di questi 15 uomini lontani da mesi dalle famiglie senza apparenti vie d'uscita possa terminare".

Quella degli uomini sulla Flash, è una vera e propria assurda prigionia, infatti, se i marinai decidessero di lasciare il mercantile sarebbero denunciati per "abbandono di nave", perderebbero quindi lo status di marittimi per diventare a tutti gli effetti dei "clandestini" sul territorio italiano, e soprattutto non avrebbero più diritto alla retribuzione che spetta loro.

Lo shipper turco che ha imbarcato il grano sul 'Flash' si è fatto vivo qualche giorno fa per offrire 40 mila dollari ai marinai per portare a termine il loro incarico. "Poi - ha informato il sacerdote Mazzotta - ha fatto marcia indietro rivolgendosi al giudice e chiedendogli di autorizzare il trasbordo del carico su un'altra nave o in alternativa di poterlo scaricare e vendere ad Augusta".

I marinai stanno così vivendo un profondo stato di frustrazione, non potendo assumere alcuna decisione da cui verrebbero in ogni caso danneggiati.
Uno dei marinai pachistani ha detto: "Non siamo mendicanti, ma lavoratori. Abbiamo lasciato il nostro Paese e siamo andati per mare per dare da vivere alle nostre famiglie non per andare a morire. Com' è possibile che esistano armatori senza scrupoli che giocano così con la vita umana?".
Ma le maglie della crudele trappola non finiscono qui. Infatti, qualora  i marittimi fossero pagati e decidessero di riprendere il mare dovrebbero ottemperare alla messa in sicurezza della nave. Il mercantile, se ciò non avvenisse, non potrebbe lasciare il porto.

19 febbraio 2004
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