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L'apartheid ''dolce'' della Lega

Adesso arrivano le ''classi ponte, con corsi di italiano, per i piccoli immigrati che non superano i test''

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Il messaggio lanciato in questi giorni dal presidente della Camera Gianfranco Fini, sull'importanza dell'integrazione e la ''tolleranza zero'' nei confronti di qualsiasi atto e/o sentimento xenofobo, ha avuto l'effetto di una bella boccata d'aria fresca per tutti quegli italiani che negli ultimi tempi hanno avuto più occasioni per preoccuparsi di quella che è sembrata una brutta ondata di razzismo sparso. Il presidente Fini, addirittura, ha dichiarato che la scommessa da vincere è quella di realizzare un'Italia futura che abbia un'identità nazionale nuova, evolutiva e aperta, che nella storia del Mediterraneo può ritrovare un'importante "universalità di valori" (LEGGI). Insomma, un'Italia che per essere più forte, più giusta, in una sola parola "migliore", ha bisogno della migliore integrazione razziale e impedire il prodursi di fenomeni di razzismo e xenofobia, "che nel nostro paese - ha sottolineato Fini - tendono purtroppo ad aumentare per effetto di paura, ignoranza, degrado".

Paura, ignoranza e degrado: ecco i tre "mostri" da sconfiggere, in una lotta sicuramente difficile, ma che diventa ancora più difficoltosa se, in buona o in cattiva fede, qualcuno continua ad istillillare il sentimento dell'insicurezza.
Ad esempio, la Lega Nord, dopo l'idea del permesso di soggiorno a punti (LEGGI), ha presentato alla Camera una mozione che forse avrebbe avuto bisogno di una discussione un po' più articolata prima di essere approvata: stiamo parlando dell'istituzioni delle "classi ponte con corsi di italiano per i piccoli immigrati che non superino prove e test di valutazione".
Come detto la mozione alla Camera, dopo un acceso dibattito, è passata, grazie anche ad un escamotage terminologico: infatti le "classi ponte" sono diventate "classi di inserimento". Una variazione terminologica, in pieno stile "politicamente corretto", che ha fatto sì che la maggiornaza non si spaccasse sonoramente e spiegata così dal vice capogruppo vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino: "con questo nome si rende più evidente l'obiettivo della proposta, ossia l'integrazione degli studenti". Comunque, secondo noi, il dibattito sarebbe dovuto durare più a lungo.
Dal Pd, Piero Fassino ha replicato duramente: "E' questa una regressione culturale prima ancora che politica", "e non solo produce un principio di discriminazione ma, e questa è la cosa più grave, discrimina tra i bambini e i più piccoli, che è la cosa più abbietta".

Certo, il testo è passato con una maggioranza di venti voti: 265 sì e 246 no e un astenuto, ma è passato e tutte  le mozioni dell'opposizione sono state bocciate.
Il testo approvato a Montecitorio impegna il governo a "rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso, previo superamento di test e specifiche prove di valutazione". "Favorendo", dunque, e non più "autorizzando" come si leggeva nel testo originario: altra modifca sostanziale che ha voluto sottolineare il valore non selettivo della norma. A chi non supera i suddetti test vengono messe a disposizione le "classi ponte che consentano agli studenti stranieri di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti".
La mozione impegna inoltre il governo "a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole". Infine, si prevede "una distribuzione degli studenti stranieri proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri", oltre che "nelle classi ponte, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curriculum formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, oltre che dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza".

"La mia proposta serve a prevenire il razzismo e punta a realizzare una vera integrazione", ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota, primo firmatario della mozione.
Per Cota e per quanti hanno firmato il provvedimento, queste sono cose "che avvengono nella maggior parte dei paesi europei, i quali hanno costituito luoghi di apprendimento separati per i bambini immigrati". La convinzione su cui si fonda la novità - dai tempi dell'abolizione delle differenziali non esistono più classi di serie b - è che in classi comuni i piccoli immigrati non apprendono e impediscono agli altri bambini, quelli italiani, di apprendere al meglio.
Comunque, per essere precisi, la mozione leghista ha rischiato di determinare una frattura nella stessa maggioranza. Alcuni esponenti si sono dissociati in modo netto come i deputati del Pdl Nicolò Cristaldi e Mario Pepe.

15 ottobre 2008
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