L'attesa infinita

Le nuove condizioni delle Brigate verdi di Maometto all'Italia: intervenire per la liberazione degli iracheni detenuti in Kurdistan

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L'Italia, quella vera, fatta dai cittadini italiani ha dimostrato tutta la vicinanza possibile a quelle tre famiglie stanche d'aspettare la liberazione dei propri cari che si rimanda di giorno in giorno, senza possibilità di risoluzioni.
L'Italia gli è stata affianco, e ha chiaramente dimostrato d'essere stanca della guerra e di non volere essere così attaccata a quella America, a cui si è grati indubitabilmente per i fatti storici da tutti conosciuti, ma che non si vuole più affiancare senza se né ma.
I carcerieri hanno saputo della grande manifestazione che a Roma ha parlato solo di pace e di liberazione, senza ricorrere a nessun appoggio politico, e l'hanno "valutata positivamente", ma è stato troppo poco per liberare i tre ostaggi italiani, bisogna che si liberino i prigionieri iracheni in Kurdistan.
Quindi è passato il giorno dell'ultimatum, e  Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, hanno ancora salva la vita ma fino a quando i guerriglieri iracheni detenuti in Kurdistan non verranno liberati, la "fondamentalista spada di Damocle" non finirà di pendere sulla loro testa. 

L'Unione patriottica del Kurdistan (Puk), esclude uno scambio fra i tre ostaggi italiani nelle mani della guerriglia irachena e prigionieri detenuti nel Kurdistan.
"Non ci piegheremo a nessuno per rilasciare fondamentalisti", ha spiegato Mamosta Seiffedin, portavoce del Puk, in un messaggio fatto arrivare venerdì alla televisione Al Jazira.
"Questi estremisti ci hanno provocato così tanti problemi che non vogliamo riaprire da soli le nostre ferite", ha spiegato Seifeddin da Sulaimaniya, dove il Puk ha il suo quartier generale. I guerriglieri "peshmerga" del Puk hanno combattuto al fianco delle forze americane nella guerra per rovesciare Saddam Hussein.  

E per le famiglie, rinfrancate dalla partecipazione numerosa degli italiani alla manifestazione della scorsa settimana, è arrivata l'ennesima doccia gelata.
Notizie che congelano l'anima ancora di più dopo che all'indomani della manifestazione, era stata ventilata la possibilità di un rilascio imminente attraverso l'intercessione della Croce Rossa.
Una delusione da spezzare il cuore ed ogni tipo di speranza, che sembra comunque non essere passata al padre di Salvatore Stefio, che dopo un giorno lontano dalle telecamere, a Cesenatico è ritornato in strada accanto allo sventolante tricolore.
Una speranza che questo padre siciliano non può permettersi di lasciare andare e di sustituire con la delusione o la rassegnazione.

Da Sammichele di Bari invece, il fratello e la cognata di Umberto Cupertino non negano la rabbia che le parole di Silvio Berlusconi hanno loro suscitato.
La frase pronunciata dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi quando sembrava che le trattative per la liberazione fossero ormai concluse - "Ora siamo i migliori amici degli americani" - ha provocato irritazione in chi, come loro, da giorni è angosciato per la sorte dei rapiti. Non è una polemica: i Cupertino in questi giorni non fanno altro che sottolineare la loro "fiducia totale" nel governo e nella Farnesina, nelle cui mani è la salvezza di Umberto. Anche a loro, però, è difficile nascondere l'amarezza per questa liberazione che non arriva mai, che proprio quando sembra a portata di mano svanisce come un miraggio.

Un po' di disillusione si legge pure nelle parole di Antonella Agliana, la sorella di Maurizio: "Siamo in fiduciosa attesa, speriamo che serva". Agliana è provata, stanca: "Non ci resta altro che aspettare". E' una dichiarazione d'impotenza da parte di chi sa di averle tentate tutte, manifestando anche a Roma con i Disobbedienti. E se non si può far nulla, meglio aspettare. "A volte il silenzio può essere d'oro" - dice da Prato Antonella Agliana - "io non faccio più caso alle notizie che non mi arrivano direttamente dalla Farnesina".

(Intervista ad Abdul Salam al Kubaissi, mediatore del Consiglio degli ulema sunniti)

3 maggio 2004
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