L'esodo dei popoli

Mentre la politica sente forte la pressione dell'immigrazione clandestina, questa non si ferma e scava nuove rotte

L'immigrazione clandestina non può e non deve rimanere un problema dei singoli territori maggiormente interessati da un fenomeno che va crescendo in maniera esponenziale. Gli interessi comunitari fra le nazioni non devono e non possono rimanere solo quelli che rientrano nella logica del profitto, ma estendersi ai panorami della solidarietà e della risoluzione concreta di questi forti disagi, che sono il segno delle problematiche mondiali contemporanee. E' per questo che contro l'immigrazione clandestina paesi quali l'Italia, la Spagna, la Francia, la Grecia e il Marocco, la Tunisia, la Libia, l'Egitto hanno bisogno di un saggio interscambio, di una proficua collaborazione.
Per lo stesso motivo questi paesi hanno bisogno di confrontare le proprie politiche e le proprie azioni, individuando quali sono state quelle che nella realtà hanno portato una vera risoluzione, e quali invece sono state deleterie.
''Le politiche repressive o di semplice contenimento dell'immigrazione clandestina, portate avanti da singoli Stati europei, si sono rivelate inadeguate e contraddittorie. Per affrontare in positivo il fenomeno, occorre invece andare alle sue radici, che affondano nei Paesi d'origine degli immigrati, favorendo lo sviluppo di queste nazioni ma salvaguardando e valorizzando il patrimonio di valori dei popoli del Mediterraneo''.

Sono state queste le parole del presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, che nei giorni scorsi a Madrid, ha partecipato al meeting sul tema dell'immigrazione del gruppo del Partito popolare europeo al Comitato delle Regioni (la seconda Camera del Parlamento europeo), presentando le linee guida di un programma comunitario dedicato al contrasto dell'immigrazione clandestina.
Cuffaro ha rilanciato il tema del ''Piano Marshall per le regioni del sud del Mediterraneo''. Dietro questo nome, che evoca il programma di ricostruzione dell'Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale, varato dagli Stati Uniti e che portò al rafforzamento del processo di democratizzazione, in alcuni Paesi come l'Italia e la Germania allora appena avviato, c'è, secondo Cuffaro, una strategia che ha per obiettivo il rafforzamento politico, economico e sociale del Paesi d'origine o di transito dei flussi migratori.

Secondo il governatore siciliano ''le Regioni e gli enti locali grazie alla loro prossimità con il territorio e con i cittadini, possono avere un ruolo chiave nella ricerca di una soluzione al problema dell'immigrazione illegale, incrementando l'efficacia degli interventi avviati dalla Commissione europea, ma anche orientando i nuovi interventi 2007-2013 della politica di coesione e di vicinato, anche ricorrendo a programmi e interventi di carattere straordinario''. ''In questo contesto - ha aggiunto Cuffaro - la Regione Siciliana ha assunto un ruolo guida, con il 'Piano multilaterale di solidarietà per lo sviluppo del Mediterraneo', che abbiamo lanciato dal 2003''. Un'idea che è diventata realtà, infatti l'Unione europea ha dato una prima risposta economica per fare diventare operativa quella proposta: 28,2 milioni di euro, nell'ambito del 'Progetto Meda'. Lo stato italiano ha contribuito con 23 milioni.
La Regione Siciliana ha già destinato 10 milioni, e altre regioni sono disponibili a contribuire a un fondo che promuova uno sviluppo reale nei Paesi di origine degli immigrati, e anche la Commissione europea ha deciso di destinare alla questione migratoria somme significative.

Cuffaro ha proposto al Ppe di promuovere il Piano - coinvolgendo anche gli altri gruppo politici, il Parlamento europeo, gli Stati membri dell'Unione e quelli non aderenti che si affacciano sul Mediterraneo - di costruire un partenariato progettuale permanente tra Ue e Africa in tema di migrazione e sviluppo e di costituire, inoltre, una regia interistituzionale tecnica permanente per le questioni migratorie. ''La sede di un prossimo incontro - ha proposto - per discutere queste proposte potrebbe essere Lampedusa, isola simbolo del fenomeno dell'immigrazione illegale verso l'Europa''.

Già, Lampedusa isola simbolo del fenomeno dell'immigrazione clandestina, Lampedusa come porta d'accesso verso l'Europa. Ed infatti, è proprio Lampedusa, quindi la Sicilia, il territorio italiano più segnato dal fenomeno immigratorio. Ma non è questo l'unico varco, non è l'unico ingresso.
Negli ultimi periodi una seconda Lampedusa sembra essere nata, ma questa non si affaccia sul mare.
E' la Stazione Centrale di Milano, dove, sempre con maggiore frequenza, arrivano un numero non indifferente di clandestini. E' una nuova rotta dell'immigrazione, più anonima, meno insidiosa e letale di quella marittima. Un percorso che ha - ancora - un minore, se non nullo, impatto mediatico. Tre volte a settimana, di notte, un treno collega Barcellona a Milano, ed è questo convoglio che viene sempre più spesso usato da alcune organizzazioni di ''trafficanti di uomini'' che con le loro ramificazioni in tutta Europa introducono, ovviamente a pagamento, immigrati clandestini in Italia.

Nelle scorse settimane oltre un migliaio di africani subsahariani, arrivati alle Canarie su barche di fortuna e trasferiti dal ministero dell'Interno in varie città spagnole della penisola, hanno preso il treno a Barcellona e sono arrivati a Milano. Alla Stazione Centrale c'erano ad attenderli altri membri di organizzazioni criminali che li ha distribuiti fra Italia, Germania e Austria.
Ecco, la povera ''merce umana'' in fuga dai propri paesi, adesso verrà anche smerciata tramite il trasporto su rotaie. Adesso, i disperati verranno attesi dalle forze dell'ordine, pronti ad aiutarli e a rispedirli da dove sono venuti, non soltanto nei porti, ma anche nelle stazioni. Appena il treno si fermerà, tutta la speranza che hanno portato con loro dall'Africa, svanirà all'improvviso in mezzo alle rotaie di un lungo viaggio finito a vuoto.

4 novembre 2006
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