L'imputato Silvio Berlusconi

Il pm Ilda Boccassini ha chiesto 8 anni di reclusione per il presidente del Consiglio

La si ricorderà come il pubblico ministero che voleva in carcere Berlusconi, come quella che ha dedicato la sua vita per fare arrestare il presidente del Consiglio.
Questo è diventata Ilda Boccassini nei discorsi da bar, o a tavola mentre si guarda distrattamente il tg all'ora di cena. La signora coi capelli rossi - sempre nelle aule di tribunale -, che fa capolino dalla tv, tra un piatto di pollo con le patate e un'insalata, è quella che già da diversi anni dice che il Cavaliere deve andare in carcere perché con il suo potere si è comprato pure alcuni giudici, che gli hanno permesso di fare quello che voleva senza andare in galera. E vederla battagliera, mentre con un fascicolo in mano spiega che se la Legge è Uguale per Tutti, anche il presidente del Consiglio, se ha sbagliato, deve andare in gattabuia, fa guardare quella scritta che troneggia nei tribunali con occhi differenti, pieni di rinnovata fiducia.

Ilda Boccassini, nella sua ultima requisitoria nel processo stralcio per il caso della compravendita della Sme, ha chiesto ai giudici che Silvio Berlusconi sia condannato a 8 anni di reclusione.
"Silvio Berlusconi pagava il giudice Renato Squillante, va perciò condannato a 8 anni di reclusione e all'interdizone perpetua dai pubblici uffici".
Questo processo viene chiamato erroneamente "processo Sme". E' una deformazione di cui i media hanno abusato e che Berlusconi ha sfruttato con abilità parlando quasi esclusivamente dell'affare Sme. Questa manipolazione (avvenuta in buona e in cattiva fede) ha permesso, negli anni, al patron della Fininvest di coinvolgere nella mischia polemica il suo antagonista politico Romano Prodi, l'azionista di riferimento del Gruppo Espresso Carlo De Benedetti e "la sinistra" e "la magistratura rossa", insomma tutto l'armamentario con cui Berlusconi si autorappresenta agli italiani come vittima. E visto che il ruolo della vittima è quello che Berlusconi riesce meglio a recitare, la "cosmesi esorcistica" dei fatti ha lasciato in ombra, se non addirittura gettato nell'oblio, che in questo processo i capi di imputazione, per il Cavaliere, sono due, e che l'affare Sme è soltanto il secondo capo, meno rilevante del primo capo d'imputazione ben più importante: Ilda Boccassini
"Silvio Berlusconi ha agito affinché il consigliere istruttore di Roma, Renato Squillante, compisse una serie di atti contrari ai doveri d'ufficio e in particolare: ponesse le sue pubbliche funzioni al servizio della Fininvest; violasse il segreto d'ufficio fornendo informazioni a lui richieste; intervenisse su altri uffici giudiziari al fine di indurli a compiere atti contrari ai doveri d'ufficio in modo da favorire quella società".
Detto in altre parole: "Silvio Berlusconi, con Cesare Previti e Attilio Pacifico, prometteva e versava ingenti somme di denaro, retribuendo stabilmente, Renato Squillante".

Ilda Boccassini vuole che Berlusconi, che in una deposizione spontanea si era definito "un cittadino più uguale degli altri perché ha ricevuto il consenso di una parte degli italiani", paghi i propri sbagli in maniera uguale a come pagano pure quella parte dei cittadini che gli hanno dato il consenso.
"Noi non riteniamo - ha detto la Boccassini in conclusione - che l'imputato Berlusconi meriti le attenuanti generiche proprio per l'inaudita gravità del reato''. ''Berlusconi - ha proseguito la Boccassini - si è presentato come il garante di tutti i cittadini. Ma è una persona che mente al popolo italiano. Tutte le dichiarazioni rese non sono rispondenti al vero. Tutti i comportamenti non meritano le attenuanti generiche".

Niccolò Ghedini, uno dei due difensori di Silvio Berlusconi, ha definito la requisitoria del pm Boccassini "basata sulla politica", e anche per il suo collega Gaetano Pecorella nella condanna agli otto anni chiesti dal Pm ''influisce la sua posizione politica''.
"Non mi è mai capitato - ha osservato - di vedere chiedere il massimo della pena per una persona accusata di corruzione semplice''. Pecorella non esclude che il reato possa essere dichiarato prescritto ''perché - ha spiegato - i fatti risalgono al '91 e ora siamo nel 2004". E sull'episodio su cui il Pm ha più insistito, ossia il passaggio di 434 mila dollari su un conto a Cesare Previti, per Pecorella si tratta ''di un passaggio di denaro che fa parte di un insieme di pagamenti professionali". Non solo. Per il legale ''in quei conti della Fininvest non è stato provato un diretto coinvolgimento di Silvio Berlusconi''.

Ma la Boccassini ha sostenuto che il dibattimento "ha dimostrato la responsabilità di Berlusconi. Non sono invenzioni, ma tonnellate di documenti, non di fango, che costituiscono questo processo che non è uno spot pubblicitario ma che è un percorso lungo e faticoso". Ilda Boccassini è certa della colpevolezza di Berlusconi "quell'imprenditore - ha detto il procuratore - che per conto di Fininvest spa aveva a libro paga il giudice Renato Squillante e remunerava un altro giudice, Filippo Verde, perché ponesse la sua attenzione al servizio di interessi diversi". A sostegno della sua tesi ha anche affermato: "Nell'altro processo i coimputati sono stati già condannati".

15 novembre 2004
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