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L'influenza dei polli fa sempre più paura

L'Organizzazione mondiale della Sanità avverte: ''Se il virus muta, potrebbe uccidere milioni di persone nel mondo''

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Sono stati periodi inquietanti quelli segnati, l’anno scorso, dalla mucca pazza. L’impossibilità di cibarsi con uno degli alimenti più consumati, più "consueti",  aveva insinuato nella popolazione uno dei timori più disarmanti che poteva accadere. Insomma, che potesse accadere l’eventualità di mangiarsi una bistecca e dopo due anni morirne aveva scoperto i nervi ad una paura incontrollabile, perché un conto è sapere di non poter mangiare verdura per via dell’inquinamento provocato da quella o quell’altra industria, un conto è ritrovarsi di fronte ad un fatto compiuto e avere come unico elemento da colpevolizzare un’animale.
Il capitolo mucca pazza, comunque, sembra essersi chiuso. Le colpevolezze sono state attribuite a chi di dovere, i controlli e l’attenzione, sia sanitaria che giudiziaria, hanno allentato il patogeno fenomeno e la popolazione dei vegetariani sembra essere aumentata.
Nei piatti, ritornano succulenti, filetti e fiorentine, ma neanche il tempo di addentarli con soddisfazione, che appena dietro l’angolo un'altra minaccia legata ad un popolare alimento fa la sua comparsa. E’ la volta dei polli.

L 'Organizzazione mondiale della Sanità  fa sapere che l’influenza aviaria (la cosidetta "influenza dei polli" che in questi giorni ha colpito particolarmente il Vietnam),  ha il potenziale di uccidere milioni di persone se la forma più pericolosa che sta estendendosi in Asia si combinerà con una forma di influenza umana che attualmente si sta spostando nel continente. Il direttore dell'Ufficio Pacifico-Ovest dell'Oms, Shigeru Omi, ha spiegato che vi è una possibilità che i due virus - quello umano e quello che colpisce i polli - si incontrino, che mutino e che scatenino una epidemia mondiale. ''Secondo me - ha aggiunto Omi - è possibile ed è per questo che noi dobbiamo lavorare da subito, per impedire il prodursi di questa mutazione a livello molecolare''. ''C'è sempre un potenziale'' di rischio che tali virus, ha detto ancora Omi, possano uccidere ''milioni di persone nel mondo se si dovesse produrre questa mutazione''.

Il virus, chiamato H5N1 (che potrebbe essere più pericoloso di quello della Sars, la mortale polmonite atipica che ha imperversato nella prima metà del 2003) intanto si estende.
Anche il Laos, infatti, è tra i paesi colpiti dall’epidemia. Diversi i focolai di influenza aviaria in Corea del sud, paese dove l'epidemia, scoppiata attorno al 15 dicembre scorso, aveva già toccato allevamenti in 16 province portando all'abbattimento di circa due milioni di polli e altri volatili. ''Influenza dei polli'' anche nella Cina meridionale. Inoltre, segnalazioni di casi sospetti sono al vaglio in Cambogia. Infine l'Australia ha chiesto trasparenza sulla questione ai vicini paesi asiatici, raccomandando di non dissimulare la presenza dell'influenza aviaria sul loro territorio.
Il Giappone, allarmato per la rapida diffusione dell'epidemia in Asia, ha deciso di vietare dai paesi colpiti anche le importazioni di uccelli per gli zoo o usati come animali domestici.

Oltre a ciò, milioni di giapponesi hanno appreso oggi che secondo tv e giornali l'Italia è tra i paesi sottoposti a blocco delle importazioni a causa dell'allarmante epidemia.
L'Italia è stata infatti inserita oggi, a fianco di Vietnam, Thailandia, Cina, Taiwan, Corea del sud, Pakistan, Cambogia, Indonesia, e altri, nella lista aggiornata di 12 paesi, diffusa da giornali e notiziari tv, sottoposti a bando temporaneo delle esportazioni di pollame e altri volatili per la presenza accertata del virus dell'influenza aviaria.
''Le importazioni dall'Italia di carne di pollo, anatra, quaglia, oca e tacchino furono bloccate temporaneamente il 23 ottobre 2002 - ha cercato di spiegare un portavoce del ministero dell'agricoltura richiesto di confermare la notizia - dopo casi di influenza aviaria verificatisi in alcuni paesi europei, tra cui l'Italia. Il blocco è ancora in vigore''. Alla domanda per quale motivo il blocco non sia stato revocato, visto che da allora non si è verificato alcun caso di influenza aviaria in Italia, il portavoce ha pazientemente spiegato che ''il Giappone ha più volte sollecitato l'Italia a spiegare come sia possibile scientificamente distinguere il pollame con anticorpi tipici del virus perché sottoposto a vaccinazione preventiva da quello con anticorpi indotti dalla malattia. A tutt'oggi non abbiamo ancora avuto risposta''. E così in Giappone, a causa delle lentezze e dei cavilli burocratici, il blocco delle importazioni di pollame dall'Italia rimane in vigore. Ma è facile immaginare che milioni di giapponesi siano convinti da oggi che l'attuale ondata di influenza aviaria abbia colpito anche l'Italia.

Per oggi è stato convocato dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, il Comitato emergenze sanitarie per le malattie diffusive attivo presso il Centro nazionale di controllo della malattie, istituito recentemente dal Governo presso il ministero. In ''collegamento costante'' con l'Oms, riferisce il ministero in una nota, il ministro Sirchia ''assicura che la situazione attuale, sia delle importazioni di pollame che della salute dei viaggiatori, è sotto controllo grazie ai presidi sanitari aeroportuali intensificati recentemente per far fronte all'emergenza Sars''.
La convocazione del Comitato, prosegue la nota, è stata decisa in seguito all'allarme lanciato dall’Oms, dalla Fao e dall’Ufficio internazionale per le epizoozie (Oie), sulla diffusione e la possibile mutazione del virus.
 
Nel Giappone, in crisi la McDonald. L'epidemia dell'influenza aviaria in Asia mette in crisi in Giappone il colosso del fast food americano, McDonald. Secondo fonti giapponesi McDonald rischia di finire presto il suo stock di carne di pollo usata per le sue vendutissime crocchette di pollo fritte fatte con la carne importata essenzialmente dalla Thailandia (35%) e dalla Cina (23%), dal Brasile, dalla Malesia e dagli Stati Uniti. Oltre il 50% della carne di pollo usata nei menu fast food di McDonald in Giappone proviene infatti dalle regioni maggiormente colpite dall'influenza aviaria, tra cui la Thailandia.

28 gennaio 2004
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