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L'Italia meta troppo cara per le vacanze? il 25% degli italiani vola all'estero

L'italico popolo, non potendosi permettere vacanze nell'italica terra, se ne vola ai Caraibi

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300 mila partenze da Fiumicino e almeno 240 mila da Malpensa, ma molte anche dal nuovo scalo intercontinentale di Bologna e dagli internazionali di Torino, Venezia e Napoli.
Mete in testa, i tropici.
Questo il bilancio, superiore alle previsioni, delle partenze verso l’estero degli italiani nello scorso week-end comunicato da Telefono Blu.

Confermate dunque le previsioni dell’organismo di tutela dei turisti consumatori che dava il 25% degli italiani diretto all'estero e che di questi, almeno la metà avrebbe puntato su mete lontane, contrariamente all’opinione secondo cui l'80 se addirittura non l'85% dei turisti italiani avrebbe scelto solo il Bel Paese.
"Questi dati - sostiene ancora Telefono Blu - confermano un'altra tendenza: ovvero i prezzi delle località turistiche italiane sono meno convenienti di un viaggio ai tropici".

L'italico popolo delle vacanze torna quindi negli Stati Uniti, vola ai Caraibi, riscopre - finita la paura della Sars - l'Estremo Oriente.
In Italia i vacanzieri italiani trovano prezzi sempre più esosi e sistemazioni sempre meno competitive. Ed è proprio questo a preoccupare i tour operator, che nei giorni scorsi hanno presentato uno studio sulle destinazioni e le tendenze dell'estate 2004.

"È vero che il 41 per cento dei vacanzieri italiani ha prenotato una vacanza in Italia, che resta la meta più ambita. Ma questo è ovvio. Se guardiamo il trend ci accorgiamo invece che il nostro paese sta perdendo colpi nei confronti dell'estero", spiega Giuseppe Boscoduro, presidente dell'Astoi, l'associazione dei tour operator.
Che poi aggiunge: "Il dato è confermato dai nostri associati che gestiscono le vacanze italiane degli stranieri. La verità è che i prezzi sono troppo alti. Gli standard delle nostre strutture ricettive sono spesso scadenti, se paragonati con la concorrenza, e quando sono elevati hanno costi proibitivi. E poi non c'è una politica del turismo. Le Regioni si promuovono ciascuna per conto proprio e dal centro non viene la spinta a lavorare in squadra, ad attirare i turisti. Albergatori e ristoratori puntano a fare il pieno a luglio e agosto ma si disinteressano del resto dell'anno. Così non si fanno passi avanti".

I numeri parlano chiaro tanto quanto il sole d'estate: un pacchetto solo soggiorno in Italia costa in media 737 euro, contro gli 886 dell'Europa continentale, i 977 dell'Europa mediterranea e i 1.047 dell'Africa del Nord (dove però è incluso il viaggio in aereo). Se si sfoglia il catalogo di un importante tour operator si scopre poi che due settimane a cavallo fra luglio e agosto in una struttura a quattro stelle costa 1.240 euro a Rimini (pensione completa), 1.600 euro in Costa Smeralda (mezza pensione) e 1.330 euro a Sharm el Sheikh (volo più pensione completa all inclusive, quindi bevande comprese).

Tra le mete fuori Italia, la crescita più imponente riguarda gli Stati Uniti. Le prenotazioni sono aumentate del 30 %: il terrorismo spaventa di meno e l'euro forte aiuta a sorvolare l'oceano. Molto bene anche i Caraibi che crescono del 15 per cento e il Messico che guadagna il 12 %.
Si conferma destinazione di successo anche Cuba, con il 7 per cento di pacchetti acquistati in più. In ripresa anche l'Estremo Oriente e la Thailandia in particolare. L'effetto Sars è evidentemente diminuito. Ma la situazione si è sbloccata anche grazie alla compagnia aerea di bandiera di Bangkok, che ha attivato un collegamento diretto con Milano. 

In Italia nel momento in cui gli scali intercontinentali (per ora solo 3) cresceranno o comunque saranno in grado di garantire più voli e quindi anche più low cost a lungo raggio, gli italiani sceglieranno ancora sempre meno l'Italia. Dunque, - avverte Telefono Blu - occorre sviluppare politiche che consentano un maggiore flusso di stranieri in Italia, sicuramente in ripresa in questa stagione ma non ancora sufficiente per pareggiare il saldo.

10 luglio 2004
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