L'ombra cupa dell'Iraq

Mentre le truppe spagnole si ritirano, l'Italia continua l'intensa attività diplomatica per salvare i tre ostaggi

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Quello di ritirare ''immediatamente'' le truppe spagnole dall'Iraq è stata senz’altro il mantenimento di una promessa elettorale che, l’adesso primo ministro Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha dovuto per forza perpetrare. L’11 Marzo e la poca chiarezza di Aznar, hanno insomma deciso per tutti.
L’annuncio del ''ritiro nel più breve tempo e nella maggiore sicurezza possibili'' delle truppe spagnole che si trovano in Iraq è, infatti, arrivato al suo secondo giorno d’insediamento effettivo come capo del governo.
Zapatero parlando davanti alla televisione, dal palazzo della Moncloa, sede dell'esecutivo, ha affermato che ''non è prevedibile che una nuova risoluzione dell'Onu soddisfi il contenuto'' delle esigenze spagnole per una permanenza delle truppe di Madrid in Iraq.
Zapatero ha inoltre aggiunto che la Spagna, comunque, ''adempirà ai suoi impegni internazionali'', e ''contribuirà alla lotta della comunità internazionale contro il terrorismo, continuando ad essere un'alleata fedele'' dei suoi partner,
I militari spagnoli in Iraq sono 1.300, e fanno parte, assieme a contingenti sudamericani, della brigata 'Plus Ultra'. Sono dispiegati a Najaf e a Diwaniya, nel sud del paese.
 
Diversi i discorsi sull’Iraq, che riguardano attualmente l’Italia, che si trova nel bel mezzo di un’intensa attività dipolmatica, coperta dal massimo riserbo, per tentare di sbloccare positivamente la vicenda dei tre italiani ostaggi in Iraq. Le ultime notizie trapelate fanno sapere che si sta lavorando per l'apertura di un corridoio umanitario che possa consentire il passaggio di aiuti della Croce Rossa Italiana verso Falluja, uno spiraglio di speranza, questo, per il rilascio dei tre sequestrati.
Smentita, intanto, da fonti autorevoli di Palazzo Chigi, la notizia che ci sia alcuna possibilità di procedere ad uno scambio tra loro ed alcuni iracheni detenuti in Italia.
La missione dell'ambasciatore Gianni Castellaneta Castellaneta, che si è conclusa a Damasco, a colloquio con il presidente siriano Bachir al Assad, al quale il consigliere diplomatico del premier italiano ha consegnato un messaggio di Berlusconi sulla "situazione attuale in Iraq", viene vista da diverse fonti diplomatiche come la chiusura di "una prima fase". Se ne potrebbe infatti aprire un'altra se sarà necessario con "colloqui più mirati" che l'ambasciatore potrebbe avere.

Muthana Harith al Dhari, portavoce del Consiglio degli Ulema sunniti iracheni, che nei giorni scorsi ha contribuito al rilascio di 13 ostaggi occidentali, ha affermato che il suo gruppo sta avendo "problemi" per ottenere la liberazione dei tre italiani. Al Dhari ha spiegato che "è più difficile negoziare il loro rilascio perchè essi erano armati e lavoravano per un'agenzia di sicurezza mentre tutti gli altri che sono stati liberati, come giornalisti e operatori di gruppi umanitari, sono visti come non combattenti". Ieri sera, però, Abdel Salam Kubaisi, autorevole membro dello stesso Consiglio degli ulema, ha smentito il fatto che gli italiani siano stati trovati armati renda il negoziato "più complesso". "Ciò non corrisponde a verità» ha detto, aggiungendo che «finalmente il governo italiano ha imboccato la strada giusta" nella complessa ricerca di un canale per arrivare al rilascio dei tre ostaggi. L'esponente religioso sunnita ha spiegato che al momento "nessuno può prevedere il risultato", ma si può dire che oggi si può essere "forse più ottimisti dei giorni scorsi".

Nel frattempo i parenti degli ostaggi, continuano a cercare per la loro strada, una possibile soluzione per il rilascio. Dopo la manifestazione e l’accorata lettera al presidente dell Repubblica Ciampi, del padre di Salvatore Stefio, e l’appello della sorella di Maurizio Agliana trasmesso dall’emittente Al Jazeere, sembra si siano attivati dei contatti con un importante capo religioso dei Sunniti che cercherà di sapere chi ha rapito gli italiani e dove questi siano prigionieri.
La notizia ai giornalisti è stata data proprio da Antonella Agliana, raccontando dell'ennesima telefonata ricevuta oggi dall'unità di crisi della Farnesina.
Questo capo religioso dei Sunniti, "di notevole rilevanza" - ha riferito Antonella Agliana - "ha assolutamente condannato questo modo di agire" e si è impegnato a muoversi "per arrivare a capire più che altro dove sono i prigionieri e chi li tiene".
Questi contatti - ha detto ancora la sorella dell'ostaggio riferendo della telefonata ricevuta - continuano e questo le dà più speranza su una positiva conclusione della vicenda.

19 aprile 2004
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